mercoledì 14 marzo 2012

La Siria… ancora

Ad agosto avevo scritto questo post – in cui ricordavo della mia visita ad Hama – spinta dagli eventi tragici di quel periodo, in quel paese.

È marzo, eppure nulla si è calmato. Tutt’altro, direi.

L’ONU non condanna completamente, perché alle sue risoluzioni pongono il loro veto quelli che possono: Cina, Russia e Cuba, sebbene non mi spieghi le “ragioni” (ammesso che gli altri due ne abbiano e ne dubito) quest’ultima…
Ma cosa deve succedere ancora? No, dico, cosa ancora oltre a tutti questi mortammazzati?

Sì l’ho amata assai la Siria e non mi stanco di ribadirlo. Ma non c’entra questo.
E, forse, non c’entra nemmeno la religione, ma solo il potere. La religione è sempre, o quasi, una scusa.
Oggi ho trovato questo passo, nel libro che sto leggendo Leggere Lolita a Teheran (di Azar Nafisi), che è ambientato negli anni della rivoluzione e subito dopo:
Il proprietario era un armeno (…) c’era un cartello a caratteri cubitali che non riesco a dimenticare: MINORANZA RELIGIOSA. Tutti i ristoranti gestiti da non musulmani erano obbligati a esporre quel cartello bene in vista, così i buoni credenti, che consideravano impuri i fedeli delle altre religioni e non avrebbero mai mangiato dagli stessi piatti, erano avvisati.

Spesso, dunque, è un fatto di cecità.

Detto questo come si fa a non notare che siamo immobili, ancora, un’altra volta, davanti a un massacro filmato, fotografato, di cui abbiamo prove e testimonianze?
Possibile, davvero è possibile che si abbia il coraggio di buttare fango sulla storia e ammettere candidamente che non ci abbia insegnato nulla, dalla Bosnia al Ruanda, per nominare i crimini più recenti, ai quali abbiamo lasciato spazio perché i massacri avvenissero senza che nessuno dicesse basta, puntando il dito?
Niente, nessuno impara ed io non so i perché. Ma parlo di un perché che abbia senso, non di petrolio, religione, potere etc…
Assad è tornato da Londra per fare questo? Ma chi comanda davvero? C’è qualcuno dietro di lui?

Giorni fa, su twitter, scopro – tramite radio24 – che padre Paolo Dall’Oglio (nella foto quissù) sta provando ad avvisare che, in Siria, si sta rischiando di ripetere il Ruanda.
Padre Paolo l’ho incontrato. Correva giu dalle scale del “suo” monastero Deir Mar Musa, fuori Damasco. È lui, un francescano, che si occupa della “gestione” del monastero, tentando di facilitare l’incontro tra religioni così apparentemente diverse, ma molto simili, per certi versi. Basta volerli vedere.

All’epoca, nel 2007, sono rimasta molto colpita spiritualmente da questa persona e da questo luogo. Una specie di eremo in mezzo al deserto. Solo che non era esattamente un eremo solitario, tutt’altro. A Mar Musa ci può andare chiunque a pregare, a dare una mano, a portare cibo, a visitare anche semplicemente la piccola chiesetta che padre Paolo si è impegnato a fare riconsacrare, sebbene nella raffigurazione di inferno e paradiso, nel primo fossero presenti i vescovi!

Un panorama incredibile, tante scale, un gatto e i sorrisi dei monaci. Quando ti affacci dalla terrazza dove in genere si mangia, la sensazione è di levità assoluta, giuro.
Al mio ritorno, ho trovato le foto di Ivo Saglietti al museo di Roma in Trastevere. Le immagini raccontavano la vita quotidiana al monastero di Mar Musa e dell’incontro con le altre religioni. Ero emozionata. Nel bookshop del museo ho comprato il libro Sotto la tenda di Abramo che contiene tutte le foto, più la premessa di padre Paolo dall’Oglio, che se fate i bravi ve la mostro.
Ha 57 anni ed è uno di quelli che si fanno in 4 per contribuire al dialogo laddove sembra che non ci sia pace. È stato minacciato di espulsione. Adesso leggo che qualche giorno fa, soldati armati hanno fatto irruzione nel monastero, mentre padre Paolo non c’era, per cercare armi e soldi. Senza successo. Se vedeste, capireste che lì i soldi sono il riso e le patate e di armi… nemmeno l’ombra.

Io spero di non sentirvi piangere, prima o poi, per questi massacri siriani.
Sarebbero litri di lacrime inutili, se poi a queste non dovessero seguire interventi per fermare questa violenza.
Siamo tutti bravi a commuoverci. È facile. Ma almeno singhiozzate e urlate il vostro sdegno.
Spero di non sentirvi piangere, dicevo, tanto per fare sentire che siete commossi. Non basta.

r

domenica 26 febbraio 2012

Oscar 2012 - calma piatta. Tranne...

Sono qui a decidere se seguire la cerimonia degli Oscar in streaming sul web, in diretta, o no.
Questa è una cosa che facevo, più o meno, normalmente, negli anni del liceo, quando la diretta andava in onda su Tele più uno. Non c'era ancora Sky.
A casa mia - in verità - non ce l'avevamo, così ogni volta, ogni anno, andavo dritta da zia Giovanna, al terzo piano, in vestaglia, per dormire da lei. Cioè, dormire...
E così iniziavo guardando un po' il red carpet e poi via. Una volta l'audio non è partito, mentre c'era il red carpet: non si sentiva niente. Io ero disperata! Disperata! Avrei voluto svegliare tutti. Poi parte la cerimonia e l'audio va. Ma infatti... che ci sarebbe stato da sentire durante il red carpet?!?!
Alcune volte piangevo anche! Sì, mi compenetravo totalmente, ma - come oggi - non mi trovavo d'accordo quasi mai con l'Academy. Poi se succedeva, invece, via, partivano le lacrime.


Quest'anno. Beh, col passare degli anni, gli Oscar hanno perso l'appeal, hanno perso credibilità, hanno perso tutto, o quasi. Ma mi sento comunque "legata" - in qualche modo - alla cerimonia. E' per questo che mi chiedo cosa farò fra un'ora.

Billy Crystal... che dire? Beh, c'hanno provato in tanti, ma per me lui è l'unico capace di tenere in piedi questo carrozzone, da solo. E' una roba pop, la cerimonia, ma non hanno mai avuto bisogno di vallette... (stile Sanremo!!!) solo tanto humour, più o meno riuscito e/o efficace, ma comunque professionisti.
Poi direte/diremo finti, patinati, cià cià cià, ma una cerimonia così lunga non si potrebbe reggere altrimenti, perché al contrario finirebbero tutti, pubblico in sala e non, sepolti dai discorsi di ringraziamento dei premiati - molto spesso retorici - dai filmati in ricordo dei morti del 2011, dalle canzoni in nomination e dalle coreografie, una volta - ricordo - affidate a Debby Allen, la professoressa Lydia Grant di Saranno Famosi, per capirci.

Ma veniamo a noi, ché la cerimonia sta per cominciare.

MIGLIOR FILM: i 9 candidati non sono dei capolavori, secondo me. Affatto. Perciò - a mio parere - non c'è storia. The Artist dovrebbe vincere indiscutibilmente. Mi ha stupito per l'idea rivoluzionaria, per quanto strano sia parlare di rivoluzione a proposito di un film muto nel 2012. Ma sorprende e riempie.

Woody Allen in questa cerimonia è inutile!

MIGLIOR ATTORE PROTAG: ho visto 4 interpretazioni su 5. Penso basti. Io incoronerei Gary Oldman, perché Jean Dujardin (The Artist) ha già avuto, per quanto meriti, ma Oldman ne La Talpa è perfetto, è spaziale ed io tifo per lui. Da morire!

MIGLIOR ATTRICE PROTAG: qui no comment. Non ho visto nemmeno uno dei film per cui le attrici sono candidate. Solo The help, ma a metà. Potrei dire Meryl Streep a scatola chiusa, ma no. Potrei dire Viola Davis, se proprio dovessi...

Woody Allen in questa cerimonia è inutile!

MIGLIOR REGISTA: non saprei. Ne ho visti 4 su 5. Forse ribadirei il concetto: Michael Hazanavicius (The Artist).

MIGLIOR ATTORE NON PROT: mah, qui zoppico. Però Jonah Hill di Moneyball, non è affatto male.

MIGLIOR ATTRICE NON PROT: qui The help ha due candidature ed io le darei a entrambe ex aequo, senza dubbio. Jessica Chastain e Octavia Spencer, l'una il contrario dell'altra. Le altre no. Vi prego liberateci da Albert Nobbs e dal trailer che infesta le sale!!!!

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: Rango, senza dubbio alcuno. E' stupendo!

Woody Allen in questa cerimonia è inutile!

MIGLIORE SCENOGRAFIA: mi ripeto ancora The Artist.

MIGLIOR FOTOGRAFIA: se la battono The Artist e The Tree of life.

MIGLIOR FILM STRANIERO: lo ammetto. Non ho nemmeno guardato gli altri candidati. Per me c'è solo Una separazione. Premiatissimo a Berlino 2011 io l'ho amato subito, appena uscita ho riflettuto sulla normalità raccontata in questo film, sulla quotidianità, sui problemi pratici di una qualsiasi famiglia normale, erudita, benestante, iraniana, inserita comunque in una società burocraticamente viziata dal passato, dalla religione e da una società maschilista.

Woody Allen in questa cerimonia è inutile!

MIGLIOR SCENEGGIATURA, ORIGINALE: e due Una separazione. Perché se gli hanno dato un'altra chance, allora bisogna che la premino, questa chance, perché si vede che se la merita!  

MIGLIOR SCENEGGIATURA, NON ORIGINALE: qui ex aequo a La Talpa e Moneyball.

Ecco qui, ho concluso. Quelli tecnici, troppo tecnici no. Non mi esprimo.

L'ho già detto? Woody Allen in questa cerimonia è inutile!

Tanti auguri a tutti,
Rob (cavolo! ho sonno già ora e sono solo le 23.29................zzzz................ ronf)

venerdì 17 febbraio 2012

Classifiche cinema 2011... et alia

Capisco che per essere un’appassionata di cinema, possa risultare piuttosto stranuccio che non dedichi un post intero alla 7ma arte, ma così mi è capitato di trovare altre cosucce in giro e allora le ho volute racchiudere. Tutte qui.

- Il link ad una classifica della radio svizzera, già citata prima;
- La classifica dei migliori film fatta da Ondacinema (con cui, peraltro, mi trovo moooolto d’accordo).

Ed io? Al solito, che ne penso? Diciamo che sul primo posto mi trovo molto d’accordo con Ondacinema, sugli altri vediamo… quelli visti e non: ci sta pure che qualcuno non l’abbia visto e, quindi, non rientri – per questo – nella mia personale.
Oddio devo scendere a 10. Ma voi ve li ricordate tutti? Non fate confusione con gli anni di uscita? Vabbè mi aiuto con la classifica di Ondarock, per ricordare.

Sono più di 10, ma – si sa – io vado poco d’accordo con posizionamenti, podio e marchette. Dunque i soliti film sparsi, tra generi, uscite, vecchi e nuovi. E una delusione. Siamo qua:

1. Una separazione di Asghar Farhadi
2. La donna che canta di Denis Villeneuve
3. Biutiful di di Alejandro González Iñárritu
4. Carnage di Roman Polanski
5. Super 8 di J.J. Abrams
6. Pina di Wim Wenders
7. The artist di Michel Hazanavicius
8. Rango di Gore Verbinski
9. L'amore che resta di Gus Van Sant
10. Un gelido inverno di Debra Granik
11. Source Code di Duncan Jones
12. This is England di Shane Meadows
13. Drive di Nicolas Winding Refn
14. Tomboy di Céline Sciamma


Dunque, ho cercato di mettere un po’ d’ordine, in verità. Soprattutto nella prima parte. Insomma fino al numero 8 ci sono proprio QUELLI, senza podio, va. Dopo film che mi sono molto piaciuti, comunque. La perfezione? Nooo. C’è un appunto per ognuno, ma non vorrei fare la cavillosa. E poi devo dire, anche, che ci sono dei motivi “di cuore” per cui ho amato alcuni di questi, anche se potreste giudicarli non “tecnicamente” o, in generale, perfetti. È il caso di Super 8. Ah. Io l’ho amato come se avessi avuto 13 anni, come quando guardavo I Goonies. Carnage, poi, è uno di quei film che vorrei sempre vedere, perché racchiude quello che amo: il dialogo, la scrittura, la bravura degli attori su cui tutto è costruito, perché il resto non c’è. Il difetto è che ci dimentichiamo la chiusura del film. Perché non c’è. Pina è un documentario, in verità. Un tributo magnifico. Ero stregata, forse anche perché poco prima mi ero commossa alla vista di Wenders.

La delusione:
Melancholia di Lars Von Trier. Se non altro perché le aspettative su chi mi ha fatto innamorare con Le onde del destino tanti anni fa, sono sempre alte (cioè che torni a girare un bel film). Il pubblico è spaccato, ma io – in sala – ero visibilmente annoiata. Che ve devo dì?

Poi, in calce, quasi un post scriptum, vi lascio pure, come dicevo, qualche ulteriore classificuccia di varie ed eventuali, tra serie, twitt e grafica, così per uno spunto, chissà… :

- E la classifica delle migliori serie TV del 2011? Eccone una e quella fatta da Il Post;
- E, qui, i migliori giornali del 2011;
- E i tweet preferiti dei direttori di giornale;
- E qui, le migliori comedy;
- E questa è la miglior copertina di grafica (qui le trovate tutte e pure una italiana).
Aridaje. E io?  :)

Io posso dire solo qualcosa delle serieTV. Ammetto che macino, ma non troppo. Nel senso che ne guardo tante, ho una memoria da pazzi sui personaggi e sui menage tra di loro, ché mi basta una puntata, per dire, però qualcuna mi scappa. Detto questo io soffro ancora, nel 2011 la Mad Men manite. I’m sorry. Però però, se proprio devo dire una cosita Big Bang Theory è meravigliosa e vabbè che si tratta tecnicamente di una sit com, ma… Sheldon è troppo!

Poi stop. Non è più tempo di classifiche. Siamo ampiamente nel 2012 (Però chissà che non siano da spunto per il 2012, no?).
E dire che l’ultimo “buon anno” l’ho schioccato l’altra sera, sì. Cos’era 15 febbraio. Dunque…

lunedì 13 febbraio 2012

Whitney Houston (Newark, 9/08/1963 – Beverly Hills, 11/02/2012)

Questo non è proprio un post sulla prematura morte di Whitney Houston.

Quando è uscito il film The Bodyguard avevo 14 anni. Kevin Costner mi era arcinoto per Balla coi lupi (sissì, era di un anno prima, ma i miei genitori si erano fatti prendere da una strana ossessione per questo film… come per L’Ultimo Imperatore – quell’oppio per bocca all’imperatrice ce l’ho qui!), mentre Whitney Houston – nota per la sua voce – mi chiedevo che ci facesse. Venivamo dai successi di How Will I Know, Greatest Love of All, All at once e I Wanna Dance with Somebody (tremendo video coloratissimo anni ‘80). E mio padre mi diceva che era bella e aveva una voce incredibile. Ed io gli credevo.

The Bodyguard ha spopolato. Lei era bellissimissima. Il romanticismo poi ha fatto il resto: sapete quando le canzoni vengono adottate dalle coppie per festeggiare san Valentino (una tonnellata di miele…) o quando le si canta tipo serenate (il miele a fiumi, proprio)... In classe mi ricordo che gli innamorati non si tenevano (lo ero anch’io all’epoca? Non mi ricordo… o forse non avevo eletto come “nostra canzone” I will always love you. Per fortuna), avevano tutti preso le sembianze di Whitney e Kevin e si cantavano dolcemente le loro dichiarazioni d’ammmore, guardandosi negli occhi!

Io osservavo i video e pensavo a quella bocca enorme che vibrava e dalla quale usciva un timbro meraviglioso e un’estensione mai sentita. Lei con la stessa compostezza andava da un basso basso a note da soprano. È stato di sicuro l’apice. Un successo garantito. Una consacrazione. Gli anni ’90. Brutti. Certe canzoni entrano nella storia della musica per altri motivi. Queste canzoni, le sue, non erano poi così belle e alla lunga stuficchiano (adesso non vorrei risultare indelicata, dato il momento, ma… io essere notoriamente intransigente e bastian contraria e controcorrente), ma che lei fosse un’icona, non c’è dubbio. Più all’epoca, certo, che non ultimamente… La sua voce era e rimarrà qualcosa cui molte aspirano, per timbro, tecnica ed estensione.

Il successo di quel film e della colonna sonora non si è più ripetuto. E la sua vita privata ha avuto la meglio. Rovinandola: droga e botte. Cavolo però. Non mi va di fare polemica. Succede, succede spesso e pace. Si vede che così deve andare. Si vede che quel mondo non può farne a meno, di mietere vittime. Così è…

lunedì 6 febbraio 2012

80mo anniversario della nascita di Truffaut

Come lo omaggia Google...

venerdì 3 febbraio 2012

Il cinema Empire a Roma

No, no, al momento non nevica. Almeno, così sembra dalla finestra di casa. Certo è che c'è un tempo da lupi, che il cielo è grigio scuro e l'aria sembra ferma che ti taglia il viso, tanto è rigida.

Ieri sera al cinema Empire, però, era come stare all'aria e non in sala...
Non so se avete presente il suddetto che si trova in Viale Regina Margherita, tra Via Tagliamento e Via Salaria e sembra essersi fermato agli anni '70. Molto vintage. Uno dei pochi che ancora... resiste!
Dunque voi vi trovate da quelle parti e pensate di essere nel 2012, ma poi varcata la porta a vetri dell'ingresso con ancora - se non erro - le iniziali CG che stanno per Cecchi Gori (che poi fallendo all'epoca aveva dovuto vendere varie sale a Roma, di un circuito sterminato), vi trovate a fare un salto indietro nel tempo di qualche decennio, ma che dico? Ormai quasi mezzo secolo, via...

Ed ha un certo fascino, mi dirà qualcuno. E posso pure essere d'accordo negli spazi sconfinati, e inutilizzati, che danno respiro. Tuttavia io, nel caso specifico, penso che sia un po' squallidino trovarsi davanti a pareti chilometriche ricoperte di carta da parati o vellutino color carta da zucchero, scale che manco fosse il Teatro dell'Opera, ricoperte di? moquette, ovvio, e poi, dulcis in fundo, una sala che non ne esistono più:

864 posti! ... dico.

Avete davanti moquette e profili dorati, schermo gigante (che ormai nelle case puoi trovare schermi più grandi di quelli dei cinema) e poltrone sempre in tono, color carta da zucchero, ma consumate, con la stoffa scucita che lascia intravedere il legno sotto (ehhhh... ma pure questo è studiato, che ne sapete voi?) e qualcuna anche "transennata", perché manca la seduta.

Ma ancora più dulcis e, ancora più in fundo fundo, una sala così grande, se non la riscaldi per tempo, rischi l'assideramento degli spettatori: vuota che più vuota... eravamo solo 3!

In più durante la proiezione c'era uno strano rumore: tic tic tic e pensavo fossero le due signore sedute qualche posto più avanti, ma no, dopo mezz'ora ho pensato che anche la sua vicina si sarebbe innervosita e, quindi, ho capito che doveva essere un difetto della pellicola, o del proiettore o chissà...
Questo vorrebbe essere un appello.

buon cinema a tutti

giovedì 2 febbraio 2012

Pizzeria La Fucina - Roma

Ieri mi sono fidata del consiglio di Nancy e Adriano e abbiamo prenotato un tavolo a La Fucina. Loro c'erano già stati e, dunque, erano in grado di esprimere le loro preferenze, mentre io e Tiziana studiavamo il menu. E ce n'era da studiare...

Poi è un po' di tempo che la pizza non la mangio più di sera, perché se la mangio dopo le 21, divento un Gremlin (che brutta immagine... beh, dipende! magari per i fan di Joe Dante e del suo film - Gremlins, appunto - sarebbe stupenda!), ma non Gizmo, piuttosto il mostriciattolo in cui si trasforma! Argh! No, seriamente. La pizza non la sa fare più nessuno, risulta sempre pesantissima ed io la notte poi la passo in bianco, a pancia in su, con l'affanno. Che orrore! Meglio il Gremlin!!! Qui, invece, pare che siano attenti alla lievitazione, immagino soprattutto perché - data la copiosa quantità di ingredienti - non potrebbe essere diversamente.
Ma torniamo a noi... Sì, perché La Fucina, come loro tengono a sottolineare, è una pizzeria a degustazione, cioè non è che prendi una pizza come normalmente accade e la mangi per conto tuo, tutto solo/a e nemmeno la ordini al metro, no! Il menu ha un elenco di pizze che quando l'occhio comincia a leggere, l'acquolina in bocca è già diventata copiosa.

Colatura di alici di Cetara........... con broccoletti........ cream di ceci....... ahhhh muoio Orazio!!!

E così scegliamo, dopo aver ascoltato anche i fuori menù raccontati e consigliati vivamente da Ilaria. Poi l'ordine lo decidono loro, sapientemente, nel senso che le portate rispettano i gusti di ogni pizza, perché lascino spazio all'ingrediente successivo, senza monopolizzare le papille gustative.
Che non lo sapevate voi che il tartufo, per esempio, monopolizza le papille? Ehh...

Le pizze che abbiamo scelto, in ordine di portata:

1. Salmone selvaggio dell'Alaska affumicato (ma che davvero?), ricotta di pecora “De Juliis” e mozzarella di bufala su velo di pomodoro in salsa


2. Margherita con bufala e pomodoro sfumato al rum !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

3. Pistacchi di Bronte, funghi e mortadella artigianale, condito con olio di limone;
e, la mia preferita:
4. Capocollo con broccolo siciliano e stracchinato al tartufo (vi lascio solo immaginare la comunione di amorosi sensi risultante dal broccolo con questo stracchino adagiato su di esso)
Ovviamente, a leggere di questi ingredienti, potete facilmente immaginare che le pizze non costano 10 euro, come normalmente accade. Mi spiace, qui di normale c'è ben poco e, così, anche i prezzi delle pizze. Ma (questo ma non vuole disprezzare il concetto di anormale, tutt'altro... lo vuole rafforzare) l'esperienza degustativa è talmente soprannaturale che, per quanto mi riguarda, il prezzo vale tutto il bene che ne trarreste tutti.

Ognuno ha preso una birra da 500 ml. Weiss.

I dolci sono di Cristalli di zucchero (nota pasticceria in zona Monteverde, aperta anche in Via di San Teodoro, zona Circo Massimo) o di loro produzione e, dopo lunga indecisione, abbiamo optato per questi ultimi, anzi ultimo, perché abbiamo preso tutti lo stesso. No, perché io appena leggo mele, vado in tilt e sia:

Mela Gatta: mousse di ricotta, mele caramellate, lingue di gatto e calvados (avevo paventato l'ipotesi, per un attimo, di cedere anche a Casa Savoia: savoiardi artigianali, crema pasticcera al limone, composta di arance e 4 gocce di rum, ma no, alla fine Äpfel uber alles).

Ma non finisce qui!
L'amaro, no? Ci siamo proprio lasciati andare. Io ho preso un Passito particolare, molto speziato, mi sembrava e gli altri un ottimo liquore alle visciole.

Il conto era di 140 €.
No, non è economico, ma vi assicuro che ne vale la pena. Orsù, regalatevelo!

bon apetit

La Fucina

pizzeria a degustazione
Via Giuseppe Lunati 25/31 - Roma (zona Monteverde-Portuense)
Tel. 065593368
Orario: dalla Domenica al Venerdì dalle 19,30 alle 23,00 (chiuso il Sabato)
web: http://www.pizzerialafucina.it/

venerdì 27 gennaio 2012

Theo Angelopoulos - Atene, 27/04/35 – Pireo, 24/01/12)

Di recente l'avevo sentito in un'intervista in TV, mentre parlava dell'Italia. Diceva con una calma e serenità ormai inconsuete per tutto il mondo dello spettacolo (televisivo, intendo), cose così dure, e vere, ahimè, da sembrare proprio un saggio vero.
E così, giorni fa, mentre si trova al Pireo per finire di girare il suo ultimo film, viene investito da un motociclista. Arriva in ospedale, ma niente da fare. Che orrore!
Così. Un attimo ci sei e sei Angelopoulos e non hai nessuna intenzione di andartene e l'attimo dopo non ci sei più, per una motocicletta...

Comunque grazie per la saggezza, grazie per le immagini, per i momenti, per Ulisse (Lo sguardo di Ulisse, dico) e per L'eternità e un giorno che è il primo film che ho visto.

e R.I.P.

r

giovedì 26 gennaio 2012

Etta James - Los Angeles, 25/01/38 – Riverside (California), 20/01/2012)

Si è spenta Etta James. E ci spiace perché era una voce splendida, fluida e calda e ci spiace perché è una morte prematura, per malattia. A cercare una foto di Etta (che si chiamava Jamesetta, in realtà), in rete, si trovano una serie di gallerie, in cui sembra sempre una persona diversa che aveva bisogno di camuffarsi... una volta bruna, per lo più bionda, però, una volta grassa, magra etc... fino a questa signora che vedete quissù, bella vi direi io: una donna interessante.
La signora At last non la dimenticherò mai.

r

martedì 24 gennaio 2012

A.C.A.B. di Stefano Sollima

Una persona mi dice che ha letto il libro A.C.A.B. di Carlo Bonini (un altro giornalista investigativo serio che ha lavorato molto con Peppe D’avanzo). Gli è molto piaciuto.
Dice che “alla fine non sai da che parte stare”.

Io esco da questo film sgomenta. Mette paura.
Non ho letto il libro, ma il film non rimane molto in bilico, ho l’impressione.
Mi piace Sollima.
Ha sensibilità nel tenere l’inquadratura sugli occhi dei suoi attori, studia la luce o qualcuno l’aiuta a farlo, fatto sta…
Mi piace come sceglie la musica. Così ha fatto anche in Romanzo Criminale, la serie.
Mi piace come sceglie e dirige il cast. Un cast facile dirà qualcuno... romanacci che parlano romanaccio.
No.
Sì, anzi. È facile fare i romanacci? NO! E loro sono la crema dei romani che sanno recitare e bene, anche nel “loro” dialetto. Bravi da morire.
Li avete sentiti gli attori romanacci della serie fare altro? V’è parso di udire accento romanesco? Mmhh… non siete stati attenti. Giorni fa mi hanno suggerito di guardare l’episodio di Faceboom in cui Andrea Sartoretti (Er Bufalo, per capirci) era il protagonista. Beh… stupefacente!
E il Freddo a teatro che recita Dino Campana?
E Nigro (che con Romanzo Criminale non ha a che fare, eh) che in Diverso da chi? interpreta un gay, oggi è un celerino che sprizza odio, violenza e virilità.
Sì, perché – eccoci – per chi non lo sapesse, A.C.A.B. è l’acronimo di All Cops Are Bastards e, dunque, la premiata ditta Favino, Nigro, Giallini (il Terribile di Romanzo Criminale) nel film è vestita proprio da polizia. Celerini, appunto, per la precisione. Sartoretti ne è uscito. E Domenico Diele, un altro giovanissimo talentuoso, si trova a imparare che significa essere un fratello.

Il racconto è candido, sincero. Il ritmo è infallibile. Gli occhi alla luce e le teste in penombra. Sempre. Dubbi pochi, ma chissà qual è poi la realtà.
Perché te lo chiedi durante il film.
Ti assilla la domanda… il perché… quando nominano Genova, la Diaz, ti si attorciglia lo stomaco… la chiamano “la macelleria messicana”. Durante il film stai lì a chiederti se è tutta la verità. Chi ha raccontato a Bonini questa storia? Un ex poliziotto?
C’è qualcosa di dannatamente sopra le righe o è tutto reale?
La casa del poliziotto Favino forse è un tantino carica: quadro del duce, le spade dei samurai, quadri col saluto romano, varie ed eventuali. Ero in imbarazzo.
Quando ho visto Favino che picchiava per la prima volta, ero pronta a coprirmi la faccia. Sì, non ne posso più di questa violenza. Soprattutto quando so che c’è del vero. Preferisco gli zombie, allora. Roba finta. Pomodoro che sa di esserlo.
Sì, è un film sull’odio. Ma non è affatto fantascienza!
È tutto vero. E fa più paura.
E poi un sottotesto che tanto sotto non è: immigrazione, intolleranza, zingari, romeni, case occupate, case popolari, padri-figli, separazioni, croci celtiche in raduni di giovani che mi pareva This is England, ma era un’altra epoca, eppure… a volte ritornano. E un altro giro di budella.

Pensavo poi, ad un certo punto, che il film deviasse cambiando prospettiva e, in un certo senso, l’ha fatto. Questo ha decretato in qualche modo la condanna al sistema (italiano!?) e allo stato, di conseguenza, che non interviene e non dichiara, non apre gli occhi, non spegne interruttori per riaccenderli, con una luce più pulita. Non esiste. "Lo stato, lo stato…" come imprecava tuonando Rosaria Schifani al funerale di Falcone, nel 1993. E cos'è cambiato, mi chiedo. Ci chiediamo.

Dunque il messaggio finale, detto in molte lingue, parafrasando occhiate, spintoni e poi, molto chiaramente, è che “c’è del marcio in … Danimarca”. Anche se questo lo diceva Marcello in Amleto e il marcio è tutto italiano, mi sa, ma il marcio è un concetto che rende.

La distribuzione e l’afflusso in sala a Roma andrà benissimo, data la vicinanza degli adolescenti romani a temi e lingua parlata nel film. Temi… perché la criminalità, la violenza, gli stadi tirano sempre. Eppure ho paura. Quando guardo i film che raccontano di teppisti o poliziotti corrotti/violenti temo orde di ragazzi che hanno bisogno di un idolo e che troppo facilmente si ritrovano in finti eroi. Vedi This is England, appunto e tanti altri film, ma basta dare un'occhiata alle notizie di cronaca. Del resto, chi ha scritto il libro è un giornalista d'inchiesta...

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