Trieste - misto Italia
Se si aspetta un'assolata giornata, probabilmente il fascino di questa città di confine farebbe strabuzzare gli occhi, perché anche nel caso di nuvole perpetue, se ne intuiscono le potenzialità. Peccato che non abbia, perciò, potuto rimirare le montagne che mi dicevano avrei dovuto scorgere già da Piazza dell'Unità d'Italia.
Passeggiando anche di sera, si intuisce che la città è piccola e tutto è a portata di mano, di naso e di occhi (anche se gli occhi, di questa regione hanno visto cose belle, tantissimi anni fa, dunque anche non "a portata"!), dai moli e i palazzi del centro, ai locali, buffet e specialità che si assaggiano.
Leggendo di Trieste, quello che domina è il discorso sulla moltitudine di culture presenti in questa terra di confine che ha accolto (ma non di buon grado, secondo alcuni) croati, sloveni, ebrei, greci etc... permettendo loro di esprimere sempre liberamente la loro individualità, senza mai con-fondersi troppo nel mucchio. Se fosse vero sarebbe da prenderne spunto, ma ho sentito un tantino di acredine verso le minoranze tutelate o robe simili, dunque non pare più l'isola felice di cui leggevo, ma tutto il mondo è paese!
In una città di mare si mangia pesce, no?
Dunque, vada per Menarosti, un antico ristorante dal 1903. Preso un bicchiere di Ribolla gialla, che accompagnava come antipasto il granchio, le seppioline e il polipo, mentre come secondo (perché se al nord andate a mangiare troppo tardi - le 22 - i primi non ve li cucinano!!!) una murmura e un pesce pagello. Soddisfatta, direi perché quando si sente che il pesce è fresco, c'è solo da godere del piatto e leccarsi i baffi. Tutto il resto è noia!
L'ambiente del ristorante e la Signora Lilly (che non è la Lili di Muggia, già citata!) era assolutamente kitch da morire... dall'arredamento all'abbigliamento di lei e nel modo di raccontarti i piatti che abbiamo definito da mamma che si prene cura di te!
La serata si è conclusa con una bevanda trentina: il Parampampolo! Tipica della Valsugana, mi dicono, è fatta con grappa, caffè, vino, zucchero caramellato e si presenta fiammeggiante. A Trieste si trova solo al Fora per Fora e se non la si beve, l'oste si arrabbia!
Sulla collina per San Giusto, ho fotografato una statua sulla quale una signora ha rintracciato una somiglianza con i bronzi di Riace... buuuuuuh!
Altra cosa, pare tipica, della città friulana è di andare a mangiare ai Buffet, locali grandi in cui si degustano formaggi e salsicce delle più varie, che mi hanno tanto ricordato le fraschette dei castelli romani. Ovviamente non per i prodotti, ma per l'allestimento della sala e per i banconi entro cui i prodotti sono esposti.
Si è provato Rudy, sempre in centro, ma roba troppo da crucchi, per i miei gusti! Salsicce in tutte le salse (!) bavaresi e non, avvolte nello speck etc... che possono essere accompagnate dalle patate in tecia che sono bollite e insaporite con la cipolla.
Roba pesantina, insomma.
Per una giornata il sole ci ha fatto una concessione ed è spuntato timidamente da dietro una nuvola.
Dunque, percorrendo il lungomare di Barcola, si giunge al Castello di Miramare, opera architettonica voluta dal fratello di Cecco Peppe (megli conosciuto come Francesco Giuseppe!) stabilitosi lì per 4 anni, prima di andare in Messico, con la moglie Carlotta.
Mentre si arriva, se qualche raggio filtra, la luce regala all'acqua un aspetto cristallino...
E poi, il Castello sospeso, come è parso a me!
Oltre alla costruzione, è piacevole fare un giro nel parco del Castello che è verdissimo e silenzioso, tranne per il cinguettio degli uccelli, ma per chi proviene da Roma è molto godurioso!
E, affacciandosi dall'altra parte del parco, un porticciolo.
Poi tornando scorgo, guardando il lungomare di Barcola, dove i triestini vengono a prendere il sole e a farsi il bagno (no spiaggia, solo cemento a livello strada!), la gente che legge il giornale della domenica, una siesta che tanto somiglia all'architettura di tante passeggiate costruite negli anni 70.

Purtroppo il grigio del cielo ha composto un ritratto del paesino, poco allegro, seppur evidentemente vivo. Tuttavia sono sicura che in altre condizioni atmosferiche, avrebbe reso di più. Sennò perché far qui il famoso 





