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mercoledì 13 giugno 2012

Il "mio" personale Bruce del 10.giugno a Firenze

Ok, biglietto in mano. Firenze, prato, nome e cognome: Bruce Springsteen, quindi sì, tutto giusto. Allora prenoto il treno e via.

Salvo accorgermi, sulla soglia di casa (qualcuno m’ha pungolato!), che il biglietto è ancora sul letto (!). Torno indietro a prenderlo e mi precipito in stazione. 1h e 30’ circa. Carico l’iPhone al massimo. Finisco il libro di Marco Malvaldi e mi preparo a scendere dal Frecciargento. Scatto una foto, aspetto Giovanni e prendiamo un regionale per Borgo S. Lorenzo, first stop Campo di Marte, per avviarci verso lo Stadio Franchi. Seguire la massa prego, senza fare domande. Non occorre!

L’intorno dello stadio ha la faccia di una città in stato d’assedio: carabinieri, ambulanze, vigili, polizia e tanta gente che cammina vagando per i bar alla ricerca di un po’ di partita: ci sono le file per vedere almeno il calcio d’inizio di Italia-Spagna e poi via, tutti dentro, dopo l’ultimissima pipì, ché si sa il Boss tira lungo.
Sale l’emozione, quando siamo in fila. I racconti del concerto di Milano e quello che si è letto in giro, del 2° concerto più lungo della sua carriera (3h e 40’ a 63 anni) sono lì a farci bollire per l’attesa. Entriamo nello stadietto e ci ritagliamo uno spazio. Speriamo non piova… (l’inizio della fine!)

Primo urlo per il gol dell’Italia. Secondo verso di sdegno: la Spagna aveva pareggiato.

Siamo in piedi, trepidanti e lui ci accontenta: comincia alle 20.26.
Attacca con Badlands. Straordinaria energia sprigionata da voce, chitarra e pubblico che lo acclama. L’atmosfera è da subito quella calda di una metà concerto. Incredibile. Lui è raggiante. La sua faccia è soddisfatta, felice, appagata: sta senza dubbio facendo ciò che di più ama. Si vede, si sente e il pubblico ricambia.

Luglio 2009. Olimpico, Roma. Dalle ore 22 in poi, per un tempo così lungo che non potevo immaginare. Io “piccola” e muta assistevo ad un concerto straordinario. Per di più vicina a due fan sfegatati che cantavano ogni parola e mi raccontavano di lui, di Patty Scialfa, della storica E-Street Band come fossero loro amici.
Da subito, quello che di più mi ha colpito, in quell’occasione, è stato proprio l’amore per questo mestiere, ricambiato, dal pubblico alla sua band, tutta, per quanto riesce a trasmettere, in termini di tempo sul palco, voce, entusiasmo, carica, adrenalina.

Giugno 2012. Il Franchi di Firenze. Springsteen ha quasi 63 anni e direi che la voglia di stare sul palco a cantare per i suoi fan non è affatto svanita, anzi si rinnova. È stupendo quello che succede. La mia esperienza è relativa, perché si tratta (sì, io) sempre di una fan non sfegatata e non paragonabile a chi lo segue da decenni! Darkness on the Edge of Town ha la mia età, ecco, per capirci. Ma l’esperienza di queste persone è una botta emozionale senza uguali, credo, vedendoli mi sono fatta questa idea.

Due anni fa, al Festival del Cinema di Roma ho visto The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town, il documentario sulla realizzazione del disco ed ecco. Lì è chiaro cosa lo muove, quello che li unisce, lui e la band, dico: ha un fuoco dentro, non c’è dubbio. Al di là dell’essere fan o no. Al di là del sapere a menadito tutte le lyrics del Boss, questa è la storia di un amore. Cioè non è una roba romantica, no. È molto di più.

E poi è stato tutto un rincorrersi ché meglio tardi che mai! Stavo lì ad aspettare, e tanti appresso a me, The River, ma prima un momento assai suggestivo: My City Of Ruins (mai visto il video in cui la canta Eddie Vedder con Bruce che lo ringrazia dal palchetto? Pelle d’oca. Cercatelo!) al grido di tutto il Franchi Come on rise up! Ed ancora soul, blues, chitarra, voce, le sue coriste, le riprese del palco, dello stadio, delle loro spalle con davanti gli spalti stracolmi del Franchi, un bambino tirato su a cantare con lui e giu il diluvio… definitivo.
No, non è la mia commozione, ma proprio la pioggia. Lì ho capito che l’avrei raccontata sta serata, perché siamo rimasti tutti lì, a cantare, a ballare, nel timido – perché più che altro inutile – tentativo di asciugarci, ogni tanto dai goccioloni e circondata dai “soggetti da concerto sul prato”.
Io sono una che si siede ogni settimana a S. Cecilia, per la musica classica, ma amo quelli che amo, anche e poi, con me, quella sera indimenticabile c’erano Giovanni che urlava in falsetto impazzito, c’era Dario ormai a torso nudo ed occhi chiusi, c’erano due ragazzi genovesi dietro di me e uno di Livorno che ci aveva raccontato dell’anno di costruzione del Franchi (1940), birra in tasca (col tappo!), sigarette e immobile, a braccia conserte. IMMOBILE, giuro, sempre, anche col diluvio. Poi c’era una coppia di Slovacchi: lei cartone della pizza in mano, con vari messaggi per Bruce scritti, ad agitarlo già da mezz’ora prima che iniziasse il concerto. Inizialmente preoccupati per i bicipiti che non avrebbero retto, siamo passati – in 20 circa, tutti intorno a lei, ma per lo più dietro – a urlarle di abbassare il suddetto cartone e lei imperterrita, finché non gliel’ho rubato… s’è ribellata, però.

Siamo rimasti fino alla fine. 3h e 30’ di adrenalina a pacchi. Inutile stia qui a raccontarvi della scaletta che avrete letto ovunque.

Sulle note di Hungry heart (sestultimo pezzo), proprio quando pensavo di non reggere più quella pioggia battente, mi sono riattivata ed ho ricominciato a ballare e così ho continuato fino a Twist & shout… eravamo tutti drogati… magia.

E poi fine (23.53? circa), dopo inchini, uscite, bis, ringraziamenti, prendiamo il coraggio e usciamo, sperando di trovare un’arca, ma no, ci aspetta un viaggio in macchina. Ci smutandiamo (cioè no, solo le mutande c’erano rimaste) tutti e 5 per allontanare il rischio reumatismi che è proprio lì, dietro l’angolo a ‘na certa! E via per Roma. Primo autogrill: entro con un maglione legato in vita, ché sembrava il kilt di tartan scozzese senzanientesotto, una maglietta asciutta dei Pearl Jam e i capelli bagnati che provo ad asciugare sotto ai getti d’aria per asciugare le mani. Mi sento osservata, allora vado via. Alla cassa una fila lunghissima, tutti reduci dal concerto, eppure… non so perché mi guardano!

Tuttoilviaggio, poi, nonsoperché avevo in testa Thunder road, fino a Roma. E non l’ha manco suonata!
Grande. Grazie. Grazie Gio :)

martedì 22 maggio 2012

Spain @ Init, Roma - 21 maggio 2012. Non c'è che dire...

Ieri all’Init di Roma, alle 21.30, eravamo in 5. A inizio concerto siamo diventati 49 o 50. Si stava larghi e potevi andare in ultima fila – per quanto non ci fossero proprio… le file! – senza paura di perdere il posto in prima. Certo è che se non fai un disco da 10 anni e non sei una band che si chiama Portishead, può succedere di perdere per strada qualche fan che, nel frattempo, si è dimenticato di te e non è stato attento a questa data romana (oltre a quella di S. Benedetto del Tronto eh!).

Josh Haden

Prima di uscire ho scovato la mia musicassetta di She Haunts My Dreams, il secondo disco degli Spain, e l’ho messa nel mio stereo. Wow! Quanto era bello questo disco e quanto l’ho consumato all’epoca. Ascoltare la voce di lui è come chiudersi in una stanza con pochi amici a suonare… calda, cullante, intima. Dopodicché, quando non ascolti una musicassetta da un bel po’, ti rendi anche conto di quanto il suono digitale sia perfetto e pulito. E bando alle ciance vintage!!

22.30 – 0.40, la durata con una piccola pausa. Hanno eseguito tutto il primo disco The Blue Moods Of Spain in ordine. Lì, sul palco, in silenzio, senza un ciao/thankyou/ben trovati etc…

Dopo la pausa un po’ di fibrillazione, accontentata. Era il 1999, quando è uscito She Haunts My Dreams, sì sempre quello della cassetta. La seconda parte è iniziata con Every time I try, stupenda, ripresa con un piccolo video, emozionato ed emozionante, cantata con molta classe, pulita, profondamente sincera, buttata lì.
La sala dell'Init semivuota

Lui, Josh Haden, ha cantato per due ore e più con gli occhi chiusi, sempre – giuro – ché dopo 10 canzoni è riuscito a dire un modesto thank you e 5 minuti di pausa, ma sembrava più una comunicazione al tecnico, manco stesse sul palco a fare le prove di registrazione. A tre quarti di concerto Josh sorride, a bocca stretta eh, per dire che il ragazzetto alla chitarra compiva giusto ieri 26 anni e AUGURI! E ribadisce: io avevo 26 anni quando ho registrato il primo disco. Tiè! Stava li, Josh, da bravo ragazzo (beh, mo c’ha pure 44 anni… ) cresciuto in USA con le camice a maniche corte con sotto la maglietta bianca girocollo che si intravede ed in mano il suo basso, la sua fede (intesa come anello) e chiuso, di quei chiusi che ti chiedi: ma sarà timidezza o se crede? Beh, dopo averlo incontrato a fine concerto, spalle strette e occhiali a scudo, ho concluso che sì, è un timido.

… e un cognome pesante (il padre Charlie è uno dei migliori contrabbassi nel mondo… jazz per lo più) che però – dico io – pregiudizi? Nel suo caso, direi che no, non ci credo, perché le aree musicali di interesse sono talmente di nicchia e talmente diverse che non credo gli sia costato qualcosa in termini di pregiudizio, ai più. Magari per gli intenditori… ma la maggior parte dei fan di lui non credo sapesse, all’epoca del suo esordio, chi fosse Charlie Haden. Dunque, quello di Josh è un talento vero, magari nei geni c’era una rampa di lancio già pronta, sì, ma guadagnato da lui solo.
buon ascolto, sempre

P.S.: e siccome sta famiglia Haden… nel 2008 mi sono regalata questo progetto di famiglia, appunto, promosso da padre Charlie: Charlie Haden Family & Friends: Rambling Boy, dove tuttimapropriotutti (essì che, facile, so’ pure 4 figli!), moglie compresa, cantano la loro parte per questo disco country!
Altro da segnalare? Sì. Uno degli ultimi concerti visti all’aperto a La Palma (bel locale per la musica. Ma perché ha chiuso? Mistero) è stato quello di Petra Haden e Bill Frisell, in un concerto portato avanti insieme. No, la ragazza non mi è piaciuta (con una debole eccezione: la cover di Moon River), come forza, tenuta del palco, voce. Lì ricordo di aver pensato che i figli d’arte…

lunedì 13 febbraio 2012

Whitney Houston (Newark, 9/08/1963 – Beverly Hills, 11/02/2012)

Questo non è proprio un post sulla prematura morte di Whitney Houston.

Quando è uscito il film The Bodyguard avevo 14 anni. Kevin Costner mi era arcinoto per Balla coi lupi (sissì, era di un anno prima, ma i miei genitori si erano fatti prendere da una strana ossessione per questo film… come per L’Ultimo Imperatore – quell’oppio per bocca all’imperatrice ce l’ho qui!), mentre Whitney Houston – nota per la sua voce – mi chiedevo che ci facesse. Venivamo dai successi di How Will I Know, Greatest Love of All, All at once e I Wanna Dance with Somebody (tremendo video coloratissimo anni ‘80). E mio padre mi diceva che era bella e aveva una voce incredibile. Ed io gli credevo.

The Bodyguard ha spopolato. Lei era bellissimissima. Il romanticismo poi ha fatto il resto: sapete quando le canzoni vengono adottate dalle coppie per festeggiare san Valentino (una tonnellata di miele…) o quando le si canta tipo serenate (il miele a fiumi, proprio)... In classe mi ricordo che gli innamorati non si tenevano (lo ero anch’io all’epoca? Non mi ricordo… o forse non avevo eletto come “nostra canzone” I will always love you. Per fortuna), avevano tutti preso le sembianze di Whitney e Kevin e si cantavano dolcemente le loro dichiarazioni d’ammmore, guardandosi negli occhi!

Io osservavo i video e pensavo a quella bocca enorme che vibrava e dalla quale usciva un timbro meraviglioso e un’estensione mai sentita. Lei con la stessa compostezza andava da un basso basso a note da soprano. È stato di sicuro l’apice. Un successo garantito. Una consacrazione. Gli anni ’90. Brutti. Certe canzoni entrano nella storia della musica per altri motivi. Queste canzoni, le sue, non erano poi così belle e alla lunga stuficchiano (adesso non vorrei risultare indelicata, dato il momento, ma… io essere notoriamente intransigente e bastian contraria e controcorrente), ma che lei fosse un’icona, non c’è dubbio. Più all’epoca, certo, che non ultimamente… La sua voce era e rimarrà qualcosa cui molte aspirano, per timbro, tecnica ed estensione.

Il successo di quel film e della colonna sonora non si è più ripetuto. E la sua vita privata ha avuto la meglio. Rovinandola: droga e botte. Cavolo però. Non mi va di fare polemica. Succede, succede spesso e pace. Si vede che così deve andare. Si vede che quel mondo non può farne a meno, di mietere vittime. Così è…

giovedì 26 gennaio 2012

Etta James - Los Angeles, 25/01/38 – Riverside (California), 20/01/2012)

Si è spenta Etta James. E ci spiace perché era una voce splendida, fluida e calda e ci spiace perché è una morte prematura, per malattia. A cercare una foto di Etta (che si chiamava Jamesetta, in realtà), in rete, si trovano una serie di gallerie, in cui sembra sempre una persona diversa che aveva bisogno di camuffarsi... una volta bruna, per lo più bionda, però, una volta grassa, magra etc... fino a questa signora che vedete quissù, bella vi direi io: una donna interessante.
La signora At last non la dimenticherò mai.

r

lunedì 9 gennaio 2012

Classifiche Musica 2011

Che dire?

Le classifiche mi piacciono sempre un bel po’. Mi permettono di rimettere in ordine le mie idee e quelle altrui. Di ispirarmi, di non dimenticare, di eleggere, di dissertare, di spulciare… insomma, è una cosa carina. Trovo.

Sul finire del 2011, come ogni anni, siti, moltitudini di esperti, riviste varie di settore etc… si sono dati un bel da fare a stilare la loro personale classifica. Ma c'è anche chi non le ama!

Ed io? Un po’ butto l’occhio, un po’ regalo podi, un po’, come successo 2 anni fa, mi ritrovo a dire cos’è che ho ascoltato di più… insomma, la mia non è proprio una classifica delle uscite musicali-editoriali o cinematografiche, ma un personale elenco di quello che ho ascoltato/visto/letto.
Una cosa ordinata, senza ordine, in qualche modo.
Poi seguo cosa fanno/dicono gli altri:

- Questo è il link al nuovo Blog dell’ex Blognotes di Internazionale;
- Questa è la musica che ha ascoltato di più Luca Sofri, nel 2011;
- ... E anche Assante, come poteva esimersi dal suo Blog Media-Trek?
e poi? Robe bizzarre...
- I migliori dischi africani;
Nonché, alla fine, la classifica di Ondarock che elegge Anna Calvi su tutti e devo dire che mi trova perfettamente d'accordo. Che dirvi? Personalità stupefacente.

C'ho preso gusto, così ospito pure le chiacchiere - sul tema - fatte con gli amici, con le loro classifichette e podi. Per Ferdinando (con cui parliamo e scambiamo musica dalla notte dei tempi) le sue 10 posizioni sono:

1. James blake
2. Pj Harvey
3. Kanye West
4. Feist
5. Lykke Li
6. Bon iver
7. Radio Moscow
8. Fucked up
9. Fleet foxes
10. Decemberists

Oltre a ciò, mi scrive che si riserva di ascoltare, in ritardo, 3 dischi che gli sembrano degni di nota:
- real estate
- drake
- m83
…e - dice - a quanto pare “bisogna” ascoltare pure Beyoncè…

Azz… aggiungo io!
E poi c’è Giovanni. Condividiamo, condividiamo. Periodi più, periodi meno, ma poi – alla fine – c’è sempre una specie di resoconto, per non perdere terreno. E così mi scrive le tracce lui, più che i dischi:

1. the national - think you can wait2. pearl jam - better man (live acustico al bridge school benefit)
3. jovanotti - l'elemento umano
Da qui in poi in ordine sparso:
twilight singers - dynamite stepsthe antlers - corsicana
ryan adams lucky nowr.e.m. - we all go back to where we belong (per devozione)
m83 - wait
gustavo santoalalla - elegiac
glasvegas - you
daniele silvestri - le navifeist - the circle married the line
death cab for cutie - stay young, go dancing
cristina donà - più forte del fuoco
adele - turning tables
james vincent mcmorrow - we don't eat

e definisce il 2011 complessivamente povero musicalmente.

Ed io? Che ho fatto in questo 2011? Beh musicalmente, sì, mica ci mettiamo a parlare di massimissimi sistemi, eh.
No, non vorrei fare una classifica, quindi l’ordine sarà sparso, sparsissimo su note emozionali, un po’, più che legate all’uscita proprio nel 2011, cose ascoltate e riascoltate e libri letti, ma di chissàquando.
Dunque, via:
Non c’è dubbio che per me questo sia stato l’anno dei Beatles. Per una congiuntura astrale che ho deciso di assecondare, dalla fine del 2010, per tutto il 2011. Divertendomi un po’ anche con la colonna sonora di Accross the universe, devo dire.

E, in fatto di colonne sonore, direi che quella di Drive non è affatto male, in particolare la 1a (Nightcall, di Kavinsky & Lovefoxxx) e la 4a (Oh My Love di Riz Ortolani (feat. Katyna Ranieri)) traccia.
Poi………………

Anna Calvi (mancata LIVE per 2 volte!)
FeistMetals
Fleet Foxes - Helplessness Blues
John Grant - Queen of Denmark (che forse è targato 2010, ma vabbè)
Laura Marling - A Creature I Don't Know
Jonathan WilsonGentle Spirit
My brightest Diamond: una “scoperta” indescrivibilmente goduriosa.
St. Vincent - Strange Mercy
e
PJ Harvey - Let England Shake… che ve lo dico a fare?

Insomma, mi spiace per questa evidente spiccata tendenza per le voci femminili, ma non posso farci nulla: ne sono innamorata febbrilmente.

Ho poi scoperto Alela Diane, Alexi Murdoch (grazie alla col. son. di Away we go, di cui parlo qui), non può ormai mancare Bill Callahan (Apocalypse), anche se non è al livello dei precedenti album; ho ascoltato il nuovo di Duffy, che mi ha molto colpita nel suo disco d’esordio (non foss’altro perché non le avrei dato 2 euro), ma non mi ha dato le soddisfazione che, questa volta, mi sarei aspettata; ho ritrovato con piacere Jens Lekman con An Argument with Myself e la “mia” Joan as Police Woman con The Deep Field che però non mi ha conquistato come i precedenti; She & him continuo ad ascoltarli sempre, sia Volume 1 che Volume 2 e, peraltro, quest’anno hanno deciso di regalarci, in perfetto stile, una compilation natalizia che si confeziona perfettamente alla voce di Zoey;

Ho poi ascoltato pochi italiani, in effetti. Non so perché, ma classici a parte, l’ascolto dei miei connazionali si riduce spesso a poche ore/mese. Dunque Cristina Donà non si scappa, quella c’è e Più forte del fuoco mi ha emozionato un mucchio. E poi, negli ultimi mesi dell’anno, molto anche SCOTCH di Daniele Silvestri, con un occhio/orecchio particolare ad Acqua stagnante. E qualche riascolto di De Gregori, ma i brani meno conosciuti, meno POP, ecco diciamo. Fossati poi sempre, al solito e ho glissato, devo dire quest’ultimo Musica Nuda. Com’è? Boh. Ogni tanto bisogna interrompere…

Poi vi svelo che, della musica portata in macchina e che lì rimane, ascolto e riascolto molte cose datate e quasi niente di nuovo. Ma nel nuovo riassetto casa/mezzi di ascolto, la macchina rimane l’isola in cui cantare a squarcia gola. Dunque il regno di: Alanis Morissette – Jagged little pill; Ella Fitzgerald – Gershwin songbook; Cristina Donà – Piccola faccia; Morelenbaum/Sakamoto – Casa; Tribalistas; Joan as police woman, un mix; Grace di Jeff Buckley e Five Leaves Left di Nick Drake.

Mi riprometto di ascoltare meglio Bon iver e… anche Beyoncè, forse? :)

Insomma, niente di preciso, definitivo, niente di quelle cose che lasci lì. Tutto in evoluzione. E poi chissà, nel 2012 tante sorprese, ispirazioni, date da questi banchi di partenza. Tipo: tanti di questi indizi usciti nel 2011, non potrebbero rivelare degli importanti tour nel 2012? Di certo!!! Quelli che mi auguro, intanto, sono Feist e Laura Marling: la prima vista al Piper nel 2008 ed è così sofisticata che proprio non potrei mancarla, senza contare (ma… già detto?) che Metals è così bello… Laura l’ho mancata, invece, nel 2008, perché ero in Marocco, mentre suonava al Circolo (mi pare fosse il 4 maggio) e da lì, m’è rimasta… qui. Ho controllato. gigs di entrambe per ora niente Italia, solo nord europa, australia. Me vojo ammazzà.

buona musica a tutti,
r

giovedì 5 gennaio 2012

Musica da ascoltare - Arcade Fire



Non è che sia una fan sfegatata, ma nemmeno una fan degli Arcade Fire. No, non ho niente contro di loro, ma non ho avuto tempo e modo di ascoltarli mai come si deve e allora... sì, certo, avrei potuto, dunque ho avuto altre priorità.
Poi quest'estate, per un caso fortuito, un'amica mi ha portato a Lucca per vederli dal vivo il 9 luglio.
Non è che mi abbiano appassionato più di tanto, complice l'audio terribile, ma vedere tanti musicisti sul paco e capaci, mi impressiona sempre molto. Poi, devo dire, scoprirli ascoltandoli Live la prima volta, non è stata una furbata, ma pian piano, magari, rimedierò.
Detto ciò, Régine Chassagne mi è piaciuta molto: ricca personalità, vivacità sul palco, voce interessante, ritmo, coinvolgimento estremo degli altri membri della band (che mi pare un'espression anni '80!).
La voce di lui ho fatto davvero molta fatica a sentirla.

Tra le tracce notevoli e notabili tra esibizione live a Lucca e video, segnalo il link incollato nell'incipit del presente post.

Buon ascolto,
Rob

martedì 18 ottobre 2011

American Life e il suo entourage

Giorni fa ascoltavo la colonna sonora di questo film in locandina, sissì quissù. L'ha curata Alexi Murdoch, questo ragazzotto quassù a destra... sì, quello un po' più giovinotto con la scritta Tell the truth sulla t-shirt.
La sceneggiatura l'ha scritta Dave Eggers con sua moglie Vendela Vida e lui è quell'altro, poco più "anzianotto", i cui libri mi hanno già conquistato da un po'. Il regista, come si può nettamente leggere sulla locandina è Sam Mendes, la cui sensibilità mi ha abbastanza spesso soddisfatto: ex marito di Kate Winslet... ma bando al gossip, che però morivo dalla voglia di fare, è il regista di American Beauty, Era mio padre, ma soprattutto di Revolutionary Road in cui ho amato messa in scena e direzione del cast, superb! Dunque con tale entourage, per quanto mi riguarda, come rinunciare?

Adesso voi vi chiederete, ma perché?
No, non ha intitolato due film American... qualcosa, ammesso che i registi abbiano questo compito di chiamare i propri film come vorrebbero, ma c'hanno pensato gli italiani a intitolare un film come uno dei suoi vecchi o quasi: American Beauty - American Life. Nel primo caso, però, il titolo coincideva con l'originale, forse perché American e Beauty sono abbastanza entrati nel nostro vocabolario e allora... perché sprecare altri neuroni: ma sacrosanto!!! Magari succedesse sempre!
Nel secondo caso, ahimè, siamo incorsi nell'ennessimo trattamento ai titoli più accattivanti. Pensano loro!

Perché Away we go è diventato American Life, in cui - ovviamente - American e Life sono ormai nello zanichelli di certo, dunque...
Peccato che dopo aver guardato il film, pensi: ma che c'entra American Life? Cioè, in qualche modo sì, pure, ma è così generico, rispetto al più calzante Away we go... no?

Insomma, spesso accade che col titolo si rischia di attirare alcuni e di perderne altri, parlando di pubblico, oppure si fanno clamorosi errori. Il titolo deve avere un senso, deve sposarsi con la trama del film, con quello, quantomeno, che si ha voglia di far passare al pubblico, se c'è un messaggio... il titolo dev'essere un abstract! Così non funziona. American Life non entra nel merito e il film è stato delizioso, delicato e ironico al punto giusto e la colonna sonora gli calza a pennello. Se l'avete perso, procuratevelo!

buon martedì, ché è una bellissima giornata!

venerdì 23 settembre 2011

21 settembre 2011: i REM si sono sciolti.

Non mi ricordo bene che anno fosse, ma un giorno mio cugino mi ha fatto ascoltare Out of time (1991) in cassetta. Ancora la ricordo tutta la cover scritta a mano da lui, titolo per titolo. Da quel giorno, quella cassetta non è più uscita dal mio piccolo stereo Philips per un bel po’. Ascoltata e riascoltata per ore, per giorni. E poi è arrivata la conferma, la consacrazione, la scoperta di un amore con Automatic for the people (1992). CD giallino fosforescente con i titoli nero stampatello. Una colonna sonora, praticamente, di quei tempi. Alcune proprio un inno.
Poi Monster (1994) che ho comprato, ovvio, ma che non ho capito. Mi sembrava il disco di qualcun altro. E, proprio in quegli anni, mi rendevo conto che non vivere a Roma era una sfortuna immensa, dal punto di vista musicale-concertistico: mi sono persa un sacco di gente importante.
Con New Adventures in Hi-Fi (1996) ho subito un altro stacco, forse perché i R.E.M. cominciavano ad essere accompagnati da altri ascolti, mentre ai tempi di Automatic for the people erano quasi i soli! Poche tracce insomma rimaste impresse. E poi, un ritorno, seppur breve, con Up (1998), grazie al fatto che mio fratello, in quegli anni, si era appassionato alla buona musica e allora è cominciata una condivisione tale da riportarmi ai “vecchi” amori.
Ecco, da dopo Up, ho smesso. Più o meno.
Non avevo più stimoli a comprare i dischi perché mi sembravano un po’ uguali, un po’ sentiti. Anche se dentro di me avevano lasciato qualcosa di… familiare.
Il concerto che ho visto all’Olimpico, con Giovanni, in curva sud, è stato bellissimo, emozionante su certe note e sono uscita dallo stadio, dicendomi, ripetendomi che Stipe è un gigante, animale da palcoscenico che non avrebbe potuto fare altro mestiere nella vita.
Detto questo, il 21 settembre apprendo che i R.E.M. (il rapis eyes movement in cui tutti credevamo, all’epoca) si sono sciolti. Hanno detto basta. E non ho capito (anche qui, come con Monster, ma un po' meno).
Forse è un segno di maturità, di onestà intellettuale, davanti a un’indiscussa perdita di ispirazione. Forse queste uscite di scena sono fatte apposta per non dire ciao in modo sfilacciante, ma per dirlo in modo corretto e consapevole a uno stuolo di fans confusi, al momento.

Comunque a novembre uscirà un doppio, ho sentito. Un tributo.
La sensazione di questi giorni, comunque, è quella di parlare di 3 persone scomparse, all’improvviso: foto, foto di gruppo, le canzoni più belle, le storie, le parole dei fans… una roba! Beh, dopo 31 anni, ci mancherebbe no?
Una famiglia, ecco. Quest’è. Per loro stessi e per i fans.
Poi Michael Stipe, nel frattempo è diventato altro. Non solo il frontman, il cantante, il portavoce etc… ma anche un testimonial di professionalità, di senso artistico, di correttezza, di onestà intellettuale, ma anche di come sfruttare la popolarità acquisita per delle lotte sociali in cui si crede.

Evviva Michael!
Evviva i R.E.M. e grazie.

sabato 10 settembre 2011

Music I like: Anna Calvi

martedì 26 luglio 2011

Amy Winehouse (14 Settembre 1983 – 23 Luglio 2011)


Sabato pomeriggio (23 luglio 2011) in una telefonata ho contato 94 morti.
Una di questi è Amy Winehouse. Quasi 28 anni e… non molta passione per lei, per quanto le riconoscessi una valanga di talento. Ma succede che – spesso – chi ha problemi di alcol, droga, così pesanti, subisca – da me – una sorta di ostracismo naturale, come se non sopportassi l’idea di quest’autodistruzione.

Di questo evento, si potrebbe fare una rassegna stampa lunghissima, visto quanto il personaggio pubblico facesse parlare di sé. Dunque è solo la cronaca di una morte annunciata, come ha detto anche la madre. Nera, certo, nerissima, la cronaca. Ma dispiace lo stesso vedere una persona così giovane e, in più, pure così talentuosa, abbandonarsi senza lottare contro gli eventi, le costrizioni della mente, le debolezze.

Il tormento interiore ha avuto la meglio e si è consegnata al mito, come molti prima di lei hanno fatto, morendo giovani. Ho letto quest’intervista telefonica fatta alla Faithfull, dopo la notizia.
La Faithfull l’ho vista 2 anni fa a Santa Cecilia (Kurt Weill, “I sette peccati capitali”, libretto di Brecht) e mi è piaciuta molto. Intensa, profonda, gli occhi arrivavano ovunque, in sala. E poi Irina Palm al cinema: strepitoso!!!

Piccola digressione a parte, quello che dice, parlando della Winehouse, non mi spiace, nel senso che parla di forza interiore, ma soprattutto di droghe in un’epoca in cui le droghe, e che cavolo, non sono più tanto glamour come lo erano per un artista negli anni 70 e se ne conoscono molto di più gli effetti distruttivi, disastrosi, senza parlare del fatto che oggi possiamo contare, uno per uno, i morti per droga/AIDS/alcolismo etc… ben sapendo, dunque, a cosa si va incontro entrando in certi gironi, rispetto agli anni 70, periodo in cui era solo molto figo, avere certe abitudini e reggerle, soprattutto o magari pure no e consacrarsi, come Jim Morrison, nel mito assoluto.

La forza, come dice la Faithfull, non ce l’hanno tutti. Rialzarsi, per lei, per il successo, per il talento, per i fan, guardare in faccia la morte, sapere che i giornalisti ti rincorrono – com’è successo per lei – coi necrologi già pronti, non è facile. E forse Amy è stata piegata proprio dalla sua debolezza, forse non vedeva la luce, forse non era pronta. Non lo so. Peccato comunque.

lunedì 18 luglio 2011

Petra Magoni e Ferruccio Spinetti - Villa Ada, Roma 15 Luglio 2011

Venerdì 15 luglio, Villa Ada. E siamo a numero… 10, circa, diciamo.

E non si tratta di Springsteen che a Villa Ada non ci starebbe, o degli U2 – idem -, oppure, ancora, non so… Jovanotti, Vasco, no. Si tratta di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. E ne ho scritto già, di loro, qui, qua e quo.

Ho portato sempre un sacco di gente ad ascoltarli questi due. Da quella prima volta a La Palma... Ve lo ricordate La Palma? Mi manca un locale così, esterno e interno, location affascinante. Poi due o tre volte al The Place che, in confronto, era un’oscenità, per quanto mi riguarda ed ora stop, perché al The Place non ci stanno più, dunque ci vuole uno spazio più grande.

Siamo passati per Musica 1, 2, Quam Dilecta, 55/21 ed ora Complici (escluso il Live a Fip). I primi due tutti di cover, completamente, tranne qualche piccola eccezione, tipo Le corde vocali o Il cacio con le pere (scritte entrambe da loro medesimi), poi con 55/21 si aprono i giochi: altri musicisti scrivono apposta per loro tipo Pacifico (in Musica Nuda 2 c’era già Io sono metà) o Cristina Donà (La pittrice di girasoli).

Poi un po’ di pausa che, perché no? Ci sta… Petra interpreta Il Flauto Magico a teatro con L’orchestra di Piazza Vittorio e Ferruccio ha sempre i suoi quintetti, quartetti etc… fino a raggranellare un po’ di testi, musica, nuova, nuda, più inedita, più.

E così non compro il disco nuovo, Complici, in effetti e non riesco ad andare al concerto a marzo, se non erro, in Auditorium. Mi riprometto di ascoltarli a Villa Ada, dove – da quando esistono – non hanno mai saltato un’estate.
E, dunque, mi metto lella lella, seduta su una sedia sul prato in ascolto curioso dei pezzi del nuovo disco da Pacifico ad Al Jarreau fino a Max Casacci dei Subsonica e qualche piccolo grande sconosciuto.
E scopro brani di musica pulita, di voce e corde pizzicate o no. Scopro parole abbellite dal suono. Senza arzigogoli cantautoriali, ma musica. Puro amore.
E lei, per fortuna, più sciolta e meno seria. Che a me, com’è noto, non dispiace. Insomma la preferisco a quei momenti un po’ così, in cui si lascia prendere da un’irrefrenabile voglia di essere serissima, stranissima e canta piegata in due per mezz’ora… ma è talmente brava poi che glielo perdono.

Dunque, il concerto per lo più l’ha scandito il nuovo disco, salvo poi ascoltare verso la metà Bocca di Rosa, contenuta in 55/21 e da Fever, eseguita col gruppo spalla (Manu Puma??): non male; e poi i bis: tutte vecchie glorie di cover da Guarda che Luna alla mitica Il Cammello e Dromedario. E poi una foto a tutti noi, al contrario.

Bene, bravi!

mercoledì 13 luglio 2011

Un po' di musica: Cat Power

Una Signora, non c'è che dire...



scritta - nel 1959 - da John Phillip Baptiste (aka Phil Phillips) e George Khoury, che trovate nella colonna sonora di Juno.

buona giornata,
r

mercoledì 1 giugno 2011

Prime parole Estate romana 2011


Carissime/i, scampoli di Stagione Sinfonica & co. Dico scampoli, perché quello della prossima settimana (la cui prima esecuzione, in realtà, si svolgerà sabato 4 alle 18, per poi replicare lunedì 6 alle 21 e – il mio turno – martedì 7 alle 19) è l’ultimo concerto della stagione 2010/2011. Poi comincia la stagione estiva, in Cavea e non. Tra gli altri il mitico Luglio Suona bene che, quest’anno tanto mitico non è, anzi… stagione tremenda, con un'età media altissima (Manhattan Transfer, Joe Cocker, Chicago, John Mellencamp, Lou Reed, Ringo Star, Cindy Lauper... i Pooh!) e, di conseguenza, un mio disinteresse ai massimi mai registrati. Al solito c'è sempre qualcosa che si salva.

Passiamo subito ai fondamentali

1)
la 5a Sinfonia di Beethoven di cui vi riporto il link quissotto:
http://www.santacecilia.it/news/kavakos.html
è, si quella che fa tatatataaaaa, tatatataaaaa, ta ta ta ta ta ta ta ta, ta ta ta ta ta ta ta ta etc...
Al link di sui sopra, trovate anche le 3 diverse date, al solito, nonché l'ulteriore link ai prezzi dei vari settori. Il diretur Kavakos suonerà anche il violino, pensate... interessante, no?

2)
Tra le cose salvifiche c’è Telecomusica 2011. In Cavea, appunto.
Si tratta di 3 eventi (tutti con prezzi abbordabilissimi che vanno dai 10 ai 35 euro): il primo (16 e 17 giugno) viene presentato come il Bolero di Ravel, ma è molto di più. Sono 2 serate dedicate al compositore e, dunque, non solo il Bolero, ma anche Daphnis e Chloe e il Concerto per la mano sinistra. C'è un'offerta per questo: se comprate il biglietto per la prima serata, avrete uno sconto del 30% per un biglietto della seconda serata. Il Bolero l’ho ascoltato per la prima volta, completo, alle scuole medie, con la professoressa di musica che ci voleva far ascoltare il tempo, il ritmo. Il secondo evento (1° luglio) è un po' meno interessante (tradotto: a me non intererssa!!!), ma lo segnalo, chissà... si tratta de I canti che hanno fatto l'Italia, sempre in omaggio ai fantastici 150 anni. Dico chissà, perché potrebbero interessare a qualcuno, per quanto io confesso di preferire quelli popolari ai patriottici. Bah. Il terzo evento (6 luglio) mi incuriosisce: i Carmina Burana di Carl Orff eseguiti in Cavea... fantastico, si spera in uno splendido tramonto. Sicuramente li conoscete tutti. In quanti film è stata inserita questa musica? Forse anche spot? Adesso non mi sovviene, per fortuna.

Il tutto è riportato a questo link:
http://www.santacecilia.it/news/telecomusica2011.html

Buon ponte a tutti,
Robiciattola

venerdì 27 maggio 2011

Cristina Donà, dal 7 maggio a oggi, il concerto su Radio 2


Stasera alle 21, su Radio 2 sarà trasmesso il concerto di Crsitina Donà tenutosi all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il 7 maggio scorso. In Sala Sinopoli.
Il sito e la newsletter lo annunciano dicendo che è stata una data importante ed emozionante, perciò vale la pena ascoltarlo. E chissà, mi chiedo, se dal solo ascolto, trasuderà tutta quell'emozione che ho provato io, e con me tutto il pubblico, nel sentirla esibirsi con tutta la carica che si porta sempre appresso.

Sala Sinopoli, dicevo, prima fila, io da sola, amici sparsi. Ho preso il biglietto presto, ché non potevo più aspettare. Non ho i miti, io, nella musica. Non ho miti. Ho persone che stimo molto e lei è una di quelle.
E' ironica, autoironica, semplice, sensibile, un vulcano di energia, è simpatica, è BRAVA! E' un'artista seria.
Quando lei ha cominciato a pubblicare album, io non ero ancora approdata in capitale. L'ho sentita la prima volta ad Enzimi, sul palco, quando si faceva... beh, non avevo ancora punti di riferimento certi... mi sembrava vicino alla stazione Tiburtina. Possibile? Doveva essere il '98... uhm, un sacco di tempo faaa!!

Amore a prima vista (o a primo udito! come suona male, però!)... cd come se piovesse. Una voce calamitosa (Si, ok, si dice calamitata, lo so benissimo, ma calamitosa racchiudeva in sè anche il concetto di un senso di sentimento).
Comunque magnetica. E quest'ultima prova in Sala Sinopoli è stata straordinaria. Questa sala è quella di mezzo, come grandezza. E' una sala giusta, intima e concentrata (la Petrassi la odio!). Tutta per lei.

La scaletta era costellata di questo ultimo disco "Torno a casa a piedi". Comincia a cantare Bimbo dal sonno leggero. Interessante, pop, da scoprire, con 2 o 3 chicche vere, da lacrime. Nelle intercapedini, poi, si è dedicata completamente agli affiscionados, ha eseguito i brani storici, sparsi ed io lì pronta a fare le mie richieste, all'uopo. Non ce n'è stato bisogno.

Così, dopo essermi ritrovata, al momento di Un esercito di alberi, con la pelle d'oca addosso, il momento di sicuro più emozionante, per me, è stata l'esecuzione di L'aridità dell'aria. La band si è dileguata e lei è rimasta da sola sul palco. Da sola, si fa per dire... era li a schitarrare con la sua. Era lì pronta a gridare "...a frantumarloooo". Una forza, una carica incredibili.

E, nel mentre, una chiacchiera. Fino a che, alla fine, la Cri ci ha chiesto di andare tutti sotto al palco ed è partita con Triathlon (cantata, sul disco, con Samuel dei Subsonica, che ho visto, per la prima volta alla stessa edizione di Enzimi di cui sopra). Anche li, la platea è venuta giu. Tutti in piedi, Daniele Silvestri compreso (si scambiano spesso le band, questi due qua), a ballare.

Bellissimo concerto. Emozionante. Adrenalinico.
Ero seduta da sola, in prima fila e pensavo, all'inizio tra me e me, che stavo lì a godermi quelle canzoni in un modo così intimo, così reale. Ho provato sensazioni diverse, ma tutte belle, tutte veloci e tutte a fior di pelle. La musica è questo per me. Emozione. Spesso non riesco a interagire ed il motivo sarà pur questo: manca un poquito de corazon.
Un concerto di chi si vuole divertire e condividere con il pubblico. Era il concerto di una persona vicina, non di una star.

Grazie

Vi lascio una chicca, semplice e tanto pop, perché sto concetto della seta e delle ortiche mi piace assai:

Più forte del fuoco e dell'acqua che scende
c'è solo l'amore, esiste da sempre.
L'ho visto arrivare in un'alba cometa,
ha il tuo stesso sapore e lo sguardo di chi aspetta.


Più in alto dell'aria la terra si perde
rimane l'amore, il resto, forse, non serve.
L'ho visto tornare che non ci pensavo
e con poche parole, sai, mi ha ricordato...


che sei tu il suo riflesso,
che tu il suo riflesso.


C'è quella frase che dice:"chi ha già provato le
ortiche riconosce la seta".


Tra le distese e le case vorrei poterti incontrare, per dirti...


Più grande del sole e di quei grattacieli
è di certo l'amore anche se non lo vedi.
Un demone e un santo, la stessa moneta.
Se l'odio ti schiaccia l'amore
come sai ti risolleva.


E sei tuil suo riflesso
e sei tu il suo riflesso.
Devi guardar le ferite
se hai già provato le ortiche riconosci la seta.
Tra gli aeroporti e le case vorrei poterti
incontrare per dirti che sei come la seta.


E sei tu il suo riflesso
tu il suo riflesso.
(Più forte del fuoco, Torno a casa a piedi)

buona scoperta, di qualsiasi scoperta si tratti.

giovedì 7 aprile 2011

Il solito discorso del rispetto per gli altri. Ai concerti, al cinema etc...

Ok ok, io sono famosa. Nonnò, non intendo famosa nel senso di famosa… una star! Nooooooo. Piuttosto una cosa più relativa, più di piccola entità: famosa tra gli amici più intimi per essere una rompi, al cinema/teatro/concerti&co nel moderare il disturbo del pubblico verso chi vuol essere davvero pubblico e non solo una presenza così. Una vigilessa, ecco. Più chiaro? No. Bene, mi spiego. Se qualcuno fa volare una mosca, mentre guardo un film al cinema, io puntuale comincio a guardarli i n modo minaccioso: si, mi giro e li fisso. O, peggio, a volte, faccio una battuta. Perché a volte proprio non mi spiego com’è che certa gente decida di fare una conversazione di sana pianta sulla qualunque, proprio dentro alla sala di un cinema. Vai a sapere.


Detto questo, probabilmente si tratterà, per tutti, del più comune disturbo che si verifica da sempre nella sala di un cinema, nel momento clou, o durante una conferenza o – ancora – durante un concerto, ché finché si sta in piedi in uno stadio mentre Springsteen, chessò, canta con la E-street band, allora pure pure, ma se ti trovi in Sala Santa Cecilia, comincia ad essere fastidioso e pure il pubblico intorno si chiede: ma che siete venuti a fare?
Dunque capita sovente che si tossisca in modo convulso e i più civili escono dalla sala, finché i colpi non smettono di martoriarli, ma quello, infondo è una cosa involontaria… più o meno.

Ma capita anche che i cellulari squillino. Adesso la voce dell’Accademia tuona ad ogni concerto: si prega di spegnere i telefoni cellulari. Dunque OBBEDITE! In sala non c’è linea, per lo più. Ma questo pare capiti ai più civili, per tutti gli altri le famose “tacche” sul display del cel, compaiono copiose ed ecco qui che nel bel mezzo di un concerto… driiiin! ARGH! Li strozzerei!

Pappano lascia correre, in genere. Ma qualche martedì fa, durante il mio turno d’abbonamento – ripreso in TV -, è successo un fatto increscioso: secondo tempo del concerto, sinfonia di Mahler cominciata da 15 minuti circa ed ecco che parte una soneria tutt’altro che discreta! Un DRIIIINN incredibilmente forte. Mi giro, è 5 file dietro di me, la donna (giovane!) colpevole. La guardo che sta lì intenta a ravanare dentro la sua grandissima borsa per cercare il telefono, ma non lo trova. Che disdetta! Finalmente riesce, ma tanto ormai il danno è fatto. Dopo un minuto Pappano accusa il colpo. Si ferma. Tony Pappano cambia espressione, lui che è sempre sorridente… è serio, stavolta. Si gira e dice: caro pubblico, mi dispiace, ma dato che c’è una ripresa televisiva in corso, siamo costretti a ricominciare da capo. Bene. Il pubblico risponde cominciando a gridare improperi contro ignoti (perché chi non le era vicino, non sapeva): cafoniii, maleducatiiii, ignorantiii!!!
E speriamo che questo basti, per il futuro.

auguri a tutti,
Robiciattola

P.S.: intanto sere fa, durante il concerto di Brad Mehldau, il mio vicino è stato tutto il tempo, ma tutto dico eh, del concerto, a controllare il suo bel Blackberry illuminato e colorato di rosso. Che facesse di preciso non so, ma mi sa che si connetteva ad internet. Io l’ho guardato, ho sbuffato, ma questo non ha sortito effetti. Sembrava essere una cosa nervosa, ma comunque… e goditi il concerto, dico! Comunque qui, a parte il disturbo, su di me, dell'illuminazione costante di sto teleefono, c'è anche il fatto che la gente, anche i grandi dunque, è talmente perennemente connessa, che non si ferma a godersi più le cose. Ma qui entriamo in un'altra sfera, appunto.

giovedì 31 marzo 2011

Brad Mehldau Solo - Auditorium Parco della Musica - 29 marzo 2011

Il sole di fine agosto.
Ma quella è un’altra storia.

Ieri Brad Mahldau, con la sua camicia viola ha suonato un concerto di 1 h e tre quarti in Sala Sinopoli. Una sala che mi piace tanto. Raccolta, meno dispersiva, più confidenziale.
Anche Bollani di venerdì 25 è stato lì. E’ un diverso modo di suonare e rapportarsi al pubblico. Ma dipende da come sei, trovo. Bollani è una personalità esplosiva, estroverso, simpatico. Questo, per molti, si scontra con l’immagine del talento jazz. Per molti ha a che fare con un modo di mostrarsi. Per me ha a che fare col fatto di non poter fare a meno di essere come sei, nemmeno sul palco e, quindi, finisci per coniugare il tuo talento di pianista, con la forza della personalità che deve essere platealmente mostrata. Sei su un palco, del resto. Che mostri il tuo talento o la tua personalità… le due cose, finiscono per fondersi. Il risultato di questa fusione, per quanto riguarda Bollani, è piuttosto piacevole.

Mehldau ha una personalità del tutto diversa. E’ un timido, riservato. Suona ad occhi chiusi. E la sua faccia è visibilmente compenetrata al pezzo che sta eseguendo. Studia. Riproduce i pezzi di artisti di altro genere musicale, cominciando così il suo concerto con una versione tutta relax e bassi di Smells Like teen spirit che poi presenta, per chi non l’avesse riconosciuta, con quei ta na na naa, ta na na naa, ta na na naa, yeah…(anche lui un suono del pianoforte!), dei Nirvana, anzi di Kurt Cobain, come ha detto lui. Poi evita un moscerino che gli gira intorno, ma lui con la mano sinistra continua a suonare e con l’altra lo scaccia un po’, sorridendo sotto i baffi (metaforici. Non ce li ha) insieme a noi. Poi un pezzo “by me”, dice e, a seguire, Bittersweet simphony dei Verve. Questa mi è nuova. Legata com’ero alle sue cover di The Day is done di Nick Drake, Paranoid Android dei Radiohead e Teardrop dei Massive Attack che mi hanno conquistato, buttate qui e là – tra i pezzi suoi – nel primo suo disco acquistato.

Ha una formazione classica, eppure sembra che abbia rivoltato le sue corde a favore del jazz, con questi gusti rock che entrano nel panorama della sua musica come fossero una seconda pelle. Senza colpo ferire.

Dice due parole due, in italiano: “sono… felice, contento, di essere qui, a Roma” e poi, più sciolto in “english-usa”, per presentare quanto suonato fino a quel momento. Ricomincia con i Beatles di Blackbird. Io quasi commossa, ché dei Beatles, ultimamente, sto facendo una colonna sonora costante. Termina con Hey Joe di Jimi Hendrix. Credo. Non c’è stato tempo di elencare il “suonato”, perché s’è goduto gli applausi, ma penso di non essermi sbagliata.

Tornerà, probabilmente, quest’estate con Joshua Redman, in Cavea.
If you love jazz, you can’t miss him!

lunedì 28 marzo 2011

Bollani "Sheik Yer Zappa" - 25/03/2011

E coi capelli crespi raccolti con un elastico ha cominciato a suonare come un vortice di note. Senza guardare. Pensavo, proprio, che le sue braccia/mani suonano come se non dovessero suonare, ma come se non potessero fare altro. L’ho regalato ad un’amica questo concerto di Bollani che ripercorre i pezzi di Frank Zappa in chiave Jazz ed ho avuto un po’ paura che fosse un Jazz troppo spinto per una non appassionata. Ma tale era la bravura di lui, al solito, e di chi l’ha accompagnato…


Dal vibrafonista al trombonista erano un talento materializzato sul palco, a raccogliere applausi sentiti e scroscianti, fino al Bollani vero, quello che butta giu tutta la sua personalità poliedrica, quando tira fuori due giocattoli: una tromba e una chitarra, che suonano davvero. È lui, non c’è dubbio. Un musicista che sa quello che fa, mentre sorride, condivide col pubblico e coi suoi colleghi, che sa farsi apprezzare e che, nel suo stile, non se ne fa niente di star serio lì a suonare. E, pensavo, se uno è fatto così, come fa a star lì fermo, senza interagire ogni tanto, “lontano” dai tasti? Non per questo credo sia meno bravo. Qualcuno dice che si fatica ad identificarlo in uno stile. Ma io non penso che un bravo pianista debba essere per forza identificato con un genere, basti a noi che sia un talento indiscutibile ed a lui per sapere che può suonare qualsiasi cosa, per deliziarci.

Troppo celebrativa?

Io sono per questo genere di personalità, quindi celebro lui, più che i musicisti orsi, anche se se lo possono permettere. Chapeau per quelli, ma tanti altri per Bollani.
 
 
 
Leggete anche:
- Conlon e Bollani suonano Gershwin
- Rava Bollani - The Third Man
- Bollani suona Gershwin con una donna: Xian Zhang
- Conlon e Gershwin: Bollani con loro

martedì 22 febbraio 2011

Orgoglio Sanremese... Yuppiee!!

Resto del Mondo VS. Maria De Filippi
5 – 0

Evviva.
E gioisco non particolarmente per Vecchioni in sé, ma perché in un’epoca in cui:

- B. vince;
- certi programmi osceni fanno percentuali di share inimmaginabili;
- le ragazzine aspirano a fare le veline (o le escort?????) per sposare calciatori e/o fare cinema e/o fare… fare?;
- i primi libri in classifica sono Vespa, Litizzetto (con tutto il rispetto per lei!!!), ci salva solo Saviano;
- i primi in classifica cinema, a Natale, sono De Sica & co;
- i primi in classifica musica sono Alessandra Amoroso e Marco Carta by Maria De Filippi;

... era importante che vincesse una persona che fa il cantautore da anni, che fa parte di una leva di un certo spessore, che canta e non urla, che rappresenta, dunque, la musica. In un festival che è costume, ci leggo un ribaltamento di tendenza. Non che io sia strabiliata, ma è un buon segnale. No, non sono illusa.

Se pensate, poi, al Sanremo dell’anno scorso, in cui a vincere sono stati i rappresentanti dei talent-reality shows targati Maria De Filippi e Ex Factor, possiamo rallegrarci un pochino. E credo che i giovani over 30 lo abbiano fatto.

Poi certo, c’è anche un dato… probabilistico:
l’anno scorso i partecipanti ex talent-reality erano tanti e tra loro c’erano gli ex vincitori/più amati, ancora sulla cresta (Scanu, Mengoni, Carta), dunque difficile non vincessero. La domanda è: se avessero partecipato quest’anno, comunque amati, anche se lontani dal momento di gloria assoluta talent-reality, avrebbero vinto? Se si, ritiro quello che ho detto, ma… non lo sapremo mai. Quest’anno c’era il personaggio Anna Tatangelo, fresca giudice di talent-reality, con una canzone orribile, c’era Nathalie, troppo raffinata vincitrice, per esplodere al festival (tra l’altro l’inedito con cui s’è sentita post X Factor è superiore a quella qui presentata) e c’era Emma Marrone, ex vincitrice di Amici coi Modà, che credo che con quel 2° posto sia stata l’unica lì pronta ad insinuare il trono del professor Vecchioni, tanto per ricordarci che Signora Maria è sempre dietro l’angolo.

Ma noi, detrattori del De Filippi pensiero speriamo che ci sia un nuovo corso delle cose.
Evviva Vecchioni.

martedì 9 novembre 2010

Sinfonia di Leningrado a S.Cecilia, Non arrossire di Gaber e Blue di Joni Mitchell

Ottima esecuzione di Kirill, il russo. Emozionante, coinvolto, come i direttori che mi piacciono. Quelli che travolgono l'orchestra. Applausi a scena aperta.

Non arrossire
Non arrossire
quando ti guardo
ma ferma il tuo cuore
che trema per me
non aver paura
di darmi un bacio
ma stammi vicino
e scaccia i timor
il nostro amor
non potra' mai finire
stringiti a me
e poi lasciati andar
no non temere
non indugiare
non si fa del male
se puro e' l'amor
non arrossire
quando ti guardo
ma ferma il tuo cuore
che trema d'amor



...non posso altro che musica sto periodo qui.
a un certo punto si spegne tutto e allora cerco le cuffie e premo il triangolino.
oppure scappo a santa cecilia.
oppure canto.
oppure scappo e basta.
ma rimango, soprattutto. rimango, spesso.

arrossisco, anche, di gusto.
r

AGGIORNAMENTO: davanti a Rai 2. Guardo X Factor, in preda al raptus musicale. Nathalie, quella per cui tifo che mi piace assai, perché ha la voce roca e sceglie bene, insieme a Morgan, redivivo tra i banchi dei giudici, cantano Blue di Joni Mitchell (l'album omonimo è uno di quelli che fanno parte del mio Olimpo). Bravi, davvero e poi sentirla ad X Factor... bella cosa, davvero!

lunedì 25 ottobre 2010

Haja o que houver - Madredeus



...quello che ci vuole.
per aprirsi, schiudersi, ricordare.
lasciarsi e ritrovarsi.
r

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