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mercoledì 23 maggio 2012

Il silenzio. Giovanni Falcone 23 maggio 1992 - 2012

Allora funziona così:
sabato 19 maggio vi siete svegliati, avete scoperto che davanti a una scuola che si chiama Istituto Francesca Morvillo Falcone era scoppiata una bomba che aveva ucciso una ragazza e ne aveva ferite delle altre; quasi tutti (me compresa) avete pensato alla mafia/sacra corona unita, date le coincidenze (nome della scuola, corteo di Grasso, e ricorrenza di Capaci); vi siete arrabbiati (me compresa) per come al sud la mafia, ancora - dopo 20 anni - la faccia da padrone...
ed io per prima, con Elena che ha 22 anni ed è calabrese, come me, e mi diceva:
"... che la lotta alla mafia bisogna farla tutti i giorni, non solo oggi... ", ed io controbattevo: "certo, Elena, tutti i giorni, hai ragione, ma oggi è morta una ragazza ed è un'occasione per ricordare, un'occasione per insegnare a chi ha le orecchie tappate";
ed oggi, 23 maggio, mi sono messa queta queta a scorrere le prime pagine dei quotidiani di oggi.
Niente, niente di niente.
Così un ragazzo di 20 anni (ammesso che questo legga i giornali!!! ... anche online, dico) che non c'era e che, magari, non ha avuto una famiglia che gli ha raccontato cosa è successo a Capaci, concluderà che oggi, nel 20ennale della scomparsa di un importante giudice che portava avanti la lotta alla mafia, non c'è nulla da registrare.
Ma porta putt.... scusate, m'è scappato.

L'esempio sopra è de L'Unità, l'unico quotidiano che mette in evidenza l'anniversario. Un piccolo trafiletto in prima pagina anche per il Manifesto che dice: Falcone raccontato a chi non era ancora nato, appunto. Libero racconta dei nemici di Falcone, a firma di Filippo Facci e sul Corsera il titolo è "Se la Sicilia è ancora la stessa di Falcone" a firma di Giovanni Bianconi.

MA LA REPUBBLICA ???? E LA STAMPA ?

Mi spiace oggi avere questo tono rabbioso. Avrei voluto solo ricordare, anche se, come dice Elena,  bisognerebbe ricordare tutti i giorni...
Ma fossi sicura poi che la gente, i ragazzi, ricordano davvero, ogni mattina, di mettersi nella condizione in ogni parola, in ogni comportamento che tiene di non essere connivente, di non abbassare la guardia, di rispettare tutti, della dignità e della libertà propria e di quella altrui, allora forse avrei taciuto.

E allora poi ringrazio i social network (lo faccio poco, ma ... times are changing), ché un ragazzo di 20anni, più che leggere i giornali sta su Facebook o su Twitter, dove in tantissimi hanno pubblicato la foto di Falcone, le parole di Falcone, ricordando, e mi consolo.

poco però, ancora.


P.S.: Elena mi ha detto anche: "B. e cos'hanno fatto oggi? Hanno cancellato la Notte dei Musei, interrompendo la cultura, quando invece di cultura dovrebbero inondarciiii!!!!!"

giovedì 19 aprile 2012

Appunti durante un concerto: Shostakovich e altre amenità in Sala

Sottotitolo:
dello strapotere dello smatphone multiuso

in Sala, prima di suonare
Solo i percussionisti fanno i pensatori con le mani in mano, finché non suonano.
Stasera Sostakovic e i mirabili violoncelli davanti. Gli archi, anche se non suonano, hanno le mani occupate.
La Batiashvili ha un vestito rosso natalizio. Anche il braccio, mentre suona, le diventa rosso natalizio (mai vista sta cosa)!
Piovani è in rosso, anche lui.


laddove le signore si tuffano sulle patatine
Ed io, al solito, circondata da più che pensionate con odori di naftalina e/o (che non so se sia peggio la congiunzione o l'avversativo) profumi antichi per cassetti… atkinsons.

Oltre a ciò si sentono i soliti malanni (leggi tosse) degli spettatori, tra le note. Sob.
Ma stasera - colpo di scena - un bastone di legno cade per le scale della galleria. Che numero!
Le signore accanto a me rivanano nelle loro borse in cerca degli occhiali, non curanti della musica che suona…

profondo rosso poltrona

Arrivano le voci bianche, oltre al coro super. Su una sessantina di ragazzini, quanti ne conto da quassù - età media 13 anni -, ce n'è una rasta (!) e ben tre rossi di capelli…
 

Le spettatrici russe, venute a canticchiare un po' nella loro lingua, sono in infradito. Mi pare coerente.
Amenità, dicevo, appunti durante un concerto.

r.

martedì 24 gennaio 2012

A.C.A.B. di Stefano Sollima

Una persona mi dice che ha letto il libro A.C.A.B. di Carlo Bonini (un altro giornalista investigativo serio che ha lavorato molto con Peppe D’avanzo). Gli è molto piaciuto.
Dice che “alla fine non sai da che parte stare”.

Io esco da questo film sgomenta. Mette paura.
Non ho letto il libro, ma il film non rimane molto in bilico, ho l’impressione.
Mi piace Sollima.
Ha sensibilità nel tenere l’inquadratura sugli occhi dei suoi attori, studia la luce o qualcuno l’aiuta a farlo, fatto sta…
Mi piace come sceglie la musica. Così ha fatto anche in Romanzo Criminale, la serie.
Mi piace come sceglie e dirige il cast. Un cast facile dirà qualcuno... romanacci che parlano romanaccio.
No.
Sì, anzi. È facile fare i romanacci? NO! E loro sono la crema dei romani che sanno recitare e bene, anche nel “loro” dialetto. Bravi da morire.
Li avete sentiti gli attori romanacci della serie fare altro? V’è parso di udire accento romanesco? Mmhh… non siete stati attenti. Giorni fa mi hanno suggerito di guardare l’episodio di Faceboom in cui Andrea Sartoretti (Er Bufalo, per capirci) era il protagonista. Beh… stupefacente!
E il Freddo a teatro che recita Dino Campana?
E Nigro (che con Romanzo Criminale non ha a che fare, eh) che in Diverso da chi? interpreta un gay, oggi è un celerino che sprizza odio, violenza e virilità.
Sì, perché – eccoci – per chi non lo sapesse, A.C.A.B. è l’acronimo di All Cops Are Bastards e, dunque, la premiata ditta Favino, Nigro, Giallini (il Terribile di Romanzo Criminale) nel film è vestita proprio da polizia. Celerini, appunto, per la precisione. Sartoretti ne è uscito. E Domenico Diele, un altro giovanissimo talentuoso, si trova a imparare che significa essere un fratello.

Il racconto è candido, sincero. Il ritmo è infallibile. Gli occhi alla luce e le teste in penombra. Sempre. Dubbi pochi, ma chissà qual è poi la realtà.
Perché te lo chiedi durante il film.
Ti assilla la domanda… il perché… quando nominano Genova, la Diaz, ti si attorciglia lo stomaco… la chiamano “la macelleria messicana”. Durante il film stai lì a chiederti se è tutta la verità. Chi ha raccontato a Bonini questa storia? Un ex poliziotto?
C’è qualcosa di dannatamente sopra le righe o è tutto reale?
La casa del poliziotto Favino forse è un tantino carica: quadro del duce, le spade dei samurai, quadri col saluto romano, varie ed eventuali. Ero in imbarazzo.
Quando ho visto Favino che picchiava per la prima volta, ero pronta a coprirmi la faccia. Sì, non ne posso più di questa violenza. Soprattutto quando so che c’è del vero. Preferisco gli zombie, allora. Roba finta. Pomodoro che sa di esserlo.
Sì, è un film sull’odio. Ma non è affatto fantascienza!
È tutto vero. E fa più paura.
E poi un sottotesto che tanto sotto non è: immigrazione, intolleranza, zingari, romeni, case occupate, case popolari, padri-figli, separazioni, croci celtiche in raduni di giovani che mi pareva This is England, ma era un’altra epoca, eppure… a volte ritornano. E un altro giro di budella.

Pensavo poi, ad un certo punto, che il film deviasse cambiando prospettiva e, in un certo senso, l’ha fatto. Questo ha decretato in qualche modo la condanna al sistema (italiano!?) e allo stato, di conseguenza, che non interviene e non dichiara, non apre gli occhi, non spegne interruttori per riaccenderli, con una luce più pulita. Non esiste. "Lo stato, lo stato…" come imprecava tuonando Rosaria Schifani al funerale di Falcone, nel 1993. E cos'è cambiato, mi chiedo. Ci chiediamo.

Dunque il messaggio finale, detto in molte lingue, parafrasando occhiate, spintoni e poi, molto chiaramente, è che “c’è del marcio in … Danimarca”. Anche se questo lo diceva Marcello in Amleto e il marcio è tutto italiano, mi sa, ma il marcio è un concetto che rende.

La distribuzione e l’afflusso in sala a Roma andrà benissimo, data la vicinanza degli adolescenti romani a temi e lingua parlata nel film. Temi… perché la criminalità, la violenza, gli stadi tirano sempre. Eppure ho paura. Quando guardo i film che raccontano di teppisti o poliziotti corrotti/violenti temo orde di ragazzi che hanno bisogno di un idolo e che troppo facilmente si ritrovano in finti eroi. Vedi This is England, appunto e tanti altri film, ma basta dare un'occhiata alle notizie di cronaca. Del resto, chi ha scritto il libro è un giornalista d'inchiesta...

mercoledì 16 novembre 2011

Fumata bianca: Habemus gobernum...!

Ecco la porticina. Si aspetta, in diretta, come sotto a San Pietro, quando si guarda tutti col naso all'insù se arriva la fumata bianca. Sono stai chiusi un bel po' di tempo Giorgino e Marietto, ma alla fine, ce l'abbiamo fatta:

Presidente del Consiglio – Mario Monti

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio – Antonio Catricalà
Economia – Mario Monti
Interni – Anna Maria Cancellieri
Esteri – Giulio Terzi
Giustizia – Paola Severino
Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti – Corrado Passera
Politiche Agricole e Forestali – Mario Catania
Istruzione, università e ricerca – Francesco Profumo
Beni Culturali – Lorenzo Ornaghi
Lavoro, Politiche Sociali e Pari Opportunità – Elsa Fornero
Difesa – Giampaolo Di Paola
Salute – Renato Balduzzi
Ambiente – Corrado Clini

Ministri senza portafoglio
Affari europei – Enzo Moavero
Turismo e sport – Piero Gnudi
Coesione territoriale – Fabrizio Barca
Rapporti col Parlamento – Piero Giarda
Cooperazione internazionale e integrazione – Andrea Riccardi

Mi sono emozionata. Sarà per il passaggio, per la fine di quello di B., sarà perché l'abbiamo vissuta tutti diversamente, questa volta, sarà perché Monti, a parte tutti i commenti (liberale, coinvolto con goldmansax e ciccipasticci vari), mi sembra uno serio superpartes, dove, per partes intendo gli interessi politici, su quelli economici ho qualche dubbio, però... vedremo. E così, mi sembrava di aspettare proprio la fumata bianca, davanti alla porticina in foto, che per un bel po' di minuti è rimasta pure senza corazzieri, chiusa, barricata, marrone sul muro bianco, immobile.

E poi finalmente!
Che dirvi? Io non li conosco! Nessuno. Ma questo non conta. Oppure potrebbe essere un bene, che dite? Ecco, mi sembra che sia uno stop rispetto ai ministri di rappresentanza per dire grazie a destre e a sinistra, per ringraziare o per mettere a tacere tizio senza il quale non avrei raggiunto la maggioranza e caio, senza i quale non potrei farmi i cavoli miei. Qualcuno ancora dice che non è democratico, ma no. Cioè certo che non lo è molto, però siamo qui. Cioè... sono lì e ci staranno, spero, finché non proveranno e riproveranno a mettere in ordine le... carte.

Ma sono tutti professori? Muah!
Rutelli ha detto questo:
Spero che almeno ci saranno viceministri e sottosegretari politici. Altrimenti vorrebbe dire che esiste la volontà esplicita o implicita di indebolire Monti, con un governo di soli tecnici da indebolire in Parlamento.
Mah, io non mi esprimo. Solo penso, e spero - ancora -, che siano tutti riuniti per aspirare al bene comune, raggiunto nel più breve - e migliore - tempo possibile.
E per far questo, per il bene dell'Italia, non si può stare sotto scacco di uomini tipo Bossi, accontentandolo tramite un Calderoli, per il quale si sono pure sprecati ad inventarsi un ministero dal nulla.

No tra spead, BOT, indici, margini, crisi etc... non ce lo possiamo proprio permettere. Direi.

Perciò in bocca al lupo a tutti, noi italiani, intendo.
Questi altri quassù faranno il loro lavoro.

r

venerdì 11 novembre 2011

AGGIORNAMENTO DEL POST DI CUI SOTTO

Il mio amico Marco mi ha inoltrato i link per gli approfondimenti delle domande che mi sono fatta nel post precedente.

Correzione Fraterna: Secondo Gesù non è segno di carità e di vero amore lasciare che un fratello nella fede viva senza rendersi conto del proprio peccato.

Perdono delle offese (è un link a una roba della CEI, però... no buono): Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette».

Assumono contorni più umani, a mio avviso, se letti dai vangeli senza filtro. No?

giovedì 10 novembre 2011

Cose che leggo in giro

Stamattina sono arrivata in ufficio ed ho letto un cartello:

Giovedì 10 novembre
Il Vangelo di Matteo
Cap. 18 Discorso sulla nuova comunità o ecclesia
(Correzione fraterna - Preghiera in comune - Perdono delle offese)

Adesso, tralasciando il luogo, mi sono subito chiesta con un che di sgomento:
ma esattamente cosa si intende per Correzione fraterna?????????????
E poi, passi la Preghiera in comune che è facilmente comprensibile per un avviso di un centro di preghiera, ma il PERDONO DELLE OFFESE???
No, cioè, comprendo che anche questa possa essere una roba normale da chiesa, ma detto ciò, di che si tratta? Un viatico, una formula, un elenco da flaggare nel caso in cui il prete decidesse che sì, puoi essere perdonato per delle cose e non per delle altre?

Uhm...
Rimango sempre un po' basita, sebbene - essendo meridionale - capisca bene il significato che la religione abbia per certe comunità. Tuttavia il concetto che si debba passare per qualcuno, per farsi perdonare qualcosa è bizzarro assai, visto che in questo caso sembra di parlare quasi dell'angolo delle occasioni di un centro commerciale, perché - spesso - invece di riflettere per capire cosa è giusto e cosa no, il tutto si riduce in una cosa meccanica che si acquisisce automaticamente, senza comprenderme il reale significato e, dunque, anche chi chiede il perdono lo fa per togliersi un pensiero/peso, perché è molto religioso, quasi mai perché ha intrapreso una riflessione al riguardo.

Glielo dico a quanti sperano nel viatico?

giovedì 3 novembre 2011

Change mind

Dopo due anni di un tempo di percorrenza della durata di 3/4 minuti da casa al lavoro, invidiato da molti (chi viene da Bracciano, chi da Ostia, chi dall’Eur…), ché a Roma è un lusso, mi trovo a contare i minuti nuovamente. La novità è – e son sempre belle le novità – che devo ritararmi su vai al lavoro – mangia/torna a casa/organizzati per spesa&co/ops devo tornare a casa per prendere la macchina/etc etc etc… ma l’idea non mi spiace, perché di certo spunteranno tanti pro che al momento non vi so dire. Bisogna attendere qualche mese, perché possa valutare.


8.12 – 8.33: 21 minuti

Questo il tempo di percorrenza da casa al mio nuovo ufficio. Non male, comunque, ma col bus è impossibile aprire le pagine di un libro a meno di acrobazie a incastrarsi tra le braccia, le gambe, le borse, gli zaini, i fili degli iPod degli altri occupanti.

Avevo dimenticato tutta una serie di cose, a quell’ora del mattino, quando tutti si stropicciano gli occhi (e no, le donne no, ché altrimenti si struccano, ma ci sono anche quei tipi che si truccano in ufficio e, dunque, quelle si possono stropicciare) e sono refrattari alla chiacchiera perché ancora non sanno chi sono e perché stanno su questo pianeta. Avevo dimenticato quando sali su un autobus strapieno e stai nella “zona rossa” dove le porte si aprono e si chiudono e devi ritagliarti il tuo spazio vitale. Avevo dimenticato gli odori… stamattina c’era nettamente un odore di tartufo che potrei giurare che provenisse dai capelli ricci e folti di una ragazza accanto a me. Avevo dimenticato gli improperi degli autisti, anche se oggi ero d’accordo con lui. Avevo dimenticato l’attesa, il traffico e le macchine che, nelle ore di punta, ingombrano la corsia dei bus. Avevo dimenticato quanto alto possa essere il volume degli iPod dei vari ragazzi che ti costringono ad ascoltarla pure tu e quando si tratta di hard rock il fatto si fa tragico e quando capisci che l'iPod in questione è in possesso della riccia al profumo di tartufo, beh...

Il libro giaceva sul fondo. Essendo un laterizio non mi è stato proprio possibile prenderlo e, men che mai aprirlo. Ma ci siamo. Combattiamo. Coi fiori, sì quelli con cui accarezzi per dire una cosa…

Per la prossima settimana ho in mente di sperimentare anche il percorso a piedi, una mattina. Vediamo il cronometro quando si fermerà.

Buon lavoro a tutti

mercoledì 12 ottobre 2011

Wangari Maathai (Ihithe, 1º aprile 1940 – Nairobi, 25 settembre 2011)

Wangari Maathai, una splendida donna africana, ha lottato come donna, come biologa, come africana, come abitante di questa terra, di questo pianeta.

vi lascio un link:

http://www.greenme.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5836&Itemid=355


Ha studiato biologia ed è entrata a far parte del parlamento kenyota.
Ha fondato il Green Belt Movement, nel 1977, grazie al quale sono stati piantati più di 40 mln di alberi in Kenya. Stupendo, vero?
Nel 2004 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, la prima volta per una donna africana.

Se n'è andata il 25 settembre. Sono arrivata un po' tardi, mi rendo conto. Tuttavia non mi andava di farlo passare inosservato.
Se n'è andata a 71 anni, ma io volevo ringraziarla.
RIP

martedì 4 ottobre 2011

Lo strano caso dei commenti di una qualsiasi martedì mattina in cui tutti diventano commissari di polizia...

Stamattina, ma già da ieri sera, tuttimapropriotutti non fanno che parlare del processo di Perugia e dell’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito (ma che poi, sti due, stanno ancora insieme???).

E così il martedì mattina sembra tuttauntratto trasformarsi in un consueto lunedì mattina in cui gli uomini diventano allenatori o presidenti di società calcistiche e si mettono lì a confabulare sulle loro teorie, di come avrebbero fatto loro, di come avrebbero calciato quel rigore, calciatori mancati, talenti al pascolo, gambe rubate agli stadi a causa della famiglia, ehhhh bei tempi. È la società, è così, non si può cambiare.

Dunque, da un po’ di tempo, anche questi fatti di cronaca, coadiuvati dai fallimenti di chi compie le indagini, credo, e mette altra carne al fuoco sulla quale si può speculare con le chiacchiere, sono diventati di interesse pubblico che non seguono solo le casalinghe, come avevo erroneamente pensato io, ma anche gli stessi che il lunedì mattina – non tutti – parlano di Totti, Cavani, Eto’ (si scrive così?) e altri nomi che non mi sovvengono!

Perciò stamattina, al bar, ho sentito gente che dialogava come se si trovasse in commissariato, con tanto di termini tecnici e deduzioni da investigatore, sparando a zero sul RIS e pure, manco a dirlo, sui magistrati incompetenti e pure, ma su questo non ero mica informata io, sugli americani che ci credono una massa di gente insulsa (e te credo! 20anni di B!!!) che c’hanno pagato per assolvere la ragazza diventata un simbolo dell’ingiustizia italiana. E così:

- Sti puritani che c’hanno ridato Silvia Baraldini, innocente, dopo 20 anni;
- Sai, le prove indiziarie erano poche, anche se ha una faccia… (Sollecito potrebbe essere offeso, perché il suo potere mediatico è il 5%, rispetto a quello dell’Americana, il cui visino angelico che nasconde del diabolico affascina tutti gli uomini);
- Ehhhh, ma le indagini dei poliziotti di un tempo… non ci sono più (signora mia, aggiungo io). Qui tutto in mano alla tecnologia e la tecnologia fallisce.

Un’ossessione. Ma perché?
Come la Franzoni, che l’ha fatta da padrone.
Come Sara. Come Yara. Come Chiara. Poggi.
E paesini minuscoli e pressoché sconosciuti: Brembate di sopra, Garlasco e Avetrana, mica tutti hanno una signora Fletcher, come a Cabot Cove!!! Peccato…
La gogna mediatica e la magistratura italiana che non funziona, ormai espressioni granitiche, no? Bell’e fatte! E chissà quante ancora ne avremo… acc!

Detto questo ci rincorreremo ancora per ipotesi e si contrapporranno ancora innocentisti e colpevolisti, come sempre, come dalla notte dei tempi: Gesù o Barabba?
Ahinoi.
Sorrido per come e quanto la gente si impegni a pensare, a elucubrare su cose che, di fatto, non li riguardano. I gialli appassionano… non c’è niente da fare. Ma di tutti i commissari che svolazzano in TV risolvendo casi a go go, nella realtà non ne rimane uno.

Stasera ci saranno i programmi in TV, dove si riesumeranno i plastici, gli esperti, i criminologi, gli psicologi che, ahiloro, direttamente dalla spiaggia si trasferiranno negli studi dei vari VinciVespa & co (già cominciati?).
Aiuto!!!

Buona visione

martedì 20 settembre 2011

Uff... Di Pietro!

Insomma ieri sento qualcosa su Di Pietro che riguarda il figlio, tale Cristiano, e le raccomandazioni a suo favore. E mi vengono le bolle. Sì, l'orticaria proprio, perché Di Pietro è un personaggio che non m'è mai andato giu. E quindi oggi leggo meglio, perché vorrei diffondere questi ultimi fatti, perché li sentano tutti quelli che mi dicono, tutti contenti e orgogliosi: ah, io voto Di Pietro, che è l'unico che dice le cose come stanno, a suo modo, ma lo dice e le canta a tutti! ... Tranne che a se stesso - però - aggiungo io.

Riporto un commento di Filippo Facci di ieri sul Post, a proposito di Di Pietro:
facci

19 settembre 2011 at 21:47
Poi un giorno arrivano i dipietristi del Molise e si accorgono che Di Pietro è familista. Cioè: nell’autunno 1992, a Milano, quando Cristiano Di Pietro era un ragazzino e suo padre già un eroe, il rampollo vinse il concorso della Polizia e ottenne il primo posto in graduatoria su 150 partecipanti. Papà era presente alla cerimonia e Cristiano, successivamente, per puro caso, presenziò nella scorta del padre. E’ il periodo in cui viveva in via Andegari, dietro Piazza della Scala, e cioè nell’appartamento a equo canone affittato naturalmente a suo padre, e questo nonostante il regolamento della Cariplo proibisse ogni tipo di subaffitto. Un paio d’anni prima, invece, Cristiano figurava come stipendiato dalla Maa assicurazioni di Giancarlo Gorrini, quello dei 100 milioni «prestati» sempre a suo padre: soldi che usò per comprare una casa proprio per suo figlio Cristiano a Curno, vicino a lui. Papà, tempo dopo, comprò e affittò all’Italia dei Valori due appartamenti che si ripagava col denaro pubblico: e come si chiamava la società a cui erano intestati gli appartamenti? «An.ton.cri», sigla che racchiudeva anche il tuo nome di Cristiano. Il quale, tempo dopo ancora, bussò direttamente al padre divenuto frattanto ministro delle Infrastrutture: e così perorò la costruzione di un parco eolico in Molise. Stiamo parlando di un personaggio, Cristiano, che vive in una casa a Montenero di Bisaccia, e chi gliel’ha venduta? Suo padre. Lara, la moglie di Cristiano, per puro caso di cognome fa proprio Di Pietro. E uno dei loro figli, per puro caso, l’hanno chiamato Antonio.
E adesso arrivano i dipietristi del Molise e si accorgono che Di Pietro è familista. Nel tardo settembre 2011. In pratica l’Italia dei Valori di Termoli, l’altro giorno, ha scritto che «Di Pietro è come Bossi e anche come Berlusconi, sono accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica». Seguivano accostamenti col Trota figlio di Bossi e con la Minetti amica di Berlusconi. Tutto perché Di Pietro di punto in bianco ha preso il figliolo e l’ha piazzato nelle liste per le Regionali molisane del 15 ottobre prossimo: e loro si sono incazzati proprio, il loro comunicato di protesta è firmato dall’intero circolo. Hanno scoperto che Di Pietro è familista. Cioè: Cristiano Di Pietro finì sotto inchiesta perché chiese l’assunzione di amici suoi a Mario Mautone, ex provveditore alle opere pubbliche di Molise e Campania: ed era stato suo padre, da ministro delle Infrastrutture, a nominare Mautone Direttore centrale del settore edilizia e poi presidente di una commissione tecnica sugli appalti autostradali. Lo stesso Antonio Di Pietro, in quei giorni, disse che «quello delle raccomandazioni è il male italiano, mio figlio avrebbe fatto bene a non caderci pure lui». In questo, Antonio e Cristiano sono uguali: hanno un’impareggiabile e impunita disinvoltura nel plasmare la realtà a loro immagine e somiglianza. Ma non c’è solo Cristiano. La tesoriera Silvana Mura, che praticamente è una di famiglia, nel 2004 fu trasformata di punto in bianco in assessore alle Attività commerciali del comune di Bologna, sindaco Cofferati. Poi c’è Susanna Mazzoleni, sua moglie. Nello stesso anno, a Bergamo, il posto di assessore al Commercio era già assegnato da un pezzo a Goffredo Cassader, coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori e uomo che si era speso per il partito più di chiunque altro. Stavano giusto per incaricarlo quando piovve il diktat: l’assessore doveva farlo la Mazzoleni. Il giorno dopo, Cassader sbattè la porta e lasciò il partito.
Ora i dipietristi del Molise non solo protestano, ma dicono che la composizione della lista regionale, scrivono, «è stata fatta apposta con candidati deboli per favorire l’elezione del figlio del leader». E sapete perché dicono questo? Perché i dipietristi del Molise si sono accorti che Di Pietro è familista.

... c'è qualcos'altro da aggiungere? Non penso.

martedì 5 luglio 2011

Le borse del riuso: ProgettoContinuo

Qualche mese fa mi hanno regalato una borsa.
Questa borsa ha qualche particolarità che adesso provo a raccontarvi:
è realizzata da vecchi banner in PVC utilizzati per campagne pubblicitarie ormai fuori corso, mentre la tracolla è fatta con una vecchia cintura di sicurezza. Riuscite a immaginare? Che dirvi, dunque? Carina, resistente, originale e unica. La mia è una fantastica borsa porta pc! Ed è solo un esempio.

L’azienda è la Bagarre (agenzia di comunicazione e packaging) di Torino che ha pensato questo bel progetto di comunicazione eco sostenibile: ProgettoContinuo (uno spin-off dell'azienda, come si dice per le serie TV), che svolge diversi tipi di attività ad integrare i media tradizionali e più conosciuti/usati.
Loro si presentano come una vera e propria officina, che a me fa tanto pensare a una fonte di buona creatività. Non che il resto sia cattiva, ma quella “verde” desta sempre, e ultimamente, più interesse. Quando il riuso e i mezzi che ti offre sono inconsueti, questo ti induce a inventarti qualcosa di tuo e di bizzarro. Senza l’aiuto di facilitatori. Il riuso mi affascina, insomma.

Tra l’altro un’azienda che avesse a cuore certi temi, potrebbe rivolgersi a loro per sposare questo tipo di progetti, investimenti etc… con attività di comunicazione eco-sostenibile e/o recuperando vecchi materiali e trasformandoli in oggetti unici. Insomma fuori l'idea vincente e l'iniziativa!

E che ne pensate di preziose pochettes realizzate recuperando le manichette anti-incendio dismesse?
Lo smaltimento di PVC e manichette anti-incendio pare segua metodi di smaltimento non convenzionale che richiedono tempo, risorse, energie etc… e, oltretutto, piuttosto inquinamentogeni!

Dunque ProgettoContinuo ha deciso di riusarli, di non dimenticarli, di renderli più nobili (!!), proprio per provare a tenere questi materiali lontani da questo cattivo smaltimento, a favore di prodotti completamente sostenibili e a km 0.

Se volete saperne di più, andate qui, dove potrete anche scaricarvi un simpatico catalogo.
http://www.progettocontinuo.com/

saluti,
Robiciattola

giovedì 23 giugno 2011

Cambi di timone: De Biase e De Gregorio. Ma perché?

Nòva cambia direttore. Sì, Luca De Biase, proprio chi l’aveva creato. Peccato!

Nel 2006 ho partecipato ad un concorso indetto da Nòva, supplemento del Sole 24 ore – in uscita il giovedì – sulle nuove tecnologie. Avevo vinto e la serata per il vernissage della mostra, presentata all’interno di Enzimi 2006, l'ha presentata lui, insieme agli ospiti.
Vi lascio un link:
http://www.ilpost.it/2011/06/07/de-biase-lascia-nova/

E, dopo Nòva, avrete saputo, lascia il timone anche Concita. Uhm. Sono ancora un po’ stordita, visto che oltre che essere una fan dichiarata di questa donna, l’ho trovata anche un’ottima direttora, perché ha ridato linfa vitale ad un giornale che stava un po’ mollandosi, senza personalità. Oggi è più di un sito, più di un pezzo di carta. E’ interessante. Ha un valore.

Insomma, in soldoni, come si dice, mi devo preoccupare??? Non saranno troppe due, in una settimana o poco meno?

martedì 21 giugno 2011

Questa foto si chiama "Assetto"

Lo scorso 15 maggio, a Crotone, c'è stata una commistione di eventi. Non solo la gente si aggirava vampirescamente intorno ai seggi per fagocitare, al proprio mulino, tutti gli aventi diritto al voto, ma la città era in fermento anche - e forse di più - per la Festa della Madonna di Capocolonna. C'è un quadro - anzi due, uno piccolo detto quadricello e uno grande ingioiellato da Gerardo Sacco - che viene portato dalla cattedrale al promontorio, dove trovansi chiesetta più parco archeologico con colonna facente parte del tempio di Hera Lacinia, da qui il nome di Capocolonna (Sergio Cammariere, noto oriundo, ha intitolato un suo pezzo).
Questa festa, per chi è cresciuto lì, (la festa col quadro grande si verifica ogni 7 anni. Si festeggia il settenario l'anno prossimo, a chi dovesse interressare...) rappresenta un po' d'affetto, una cosa a cui, volenti o nolenti, noi oriundi, appunto, siamo legati. Non c'è un crotonese che, per spiritualità, curiosità, devozione etc... non sia andato nemmeno una volta a fare il pellegrinaggio di 13 Km, fino a Capocolonna, dietro al quadro, davanti al quadro, molto avanti al quadro.
Perché sì, qui si può scegliere. I cristiani-cattolici possono scegliere quasi tutto. A loro piacere. E, dunque, ci si ritaglia la festa a proprio piacimento. Ce n'è per tutti: la fiera che no, non è un antico animale, ma sono le bancarelle che "costringono" la città a cambiamenti di urbanistica, chiasso e acquisti folli, cui tutti siamo schiavi. Poi ci sono preghiere come se piovesse, portantini (quelli che portano il quadricello a braccio), crocerossine, unitalsi, rosari a iosa, le coperte migliori che scendono dai balconi e petali di rosa e bigliettini con scritto W Maria.
Mi rendo conto che uno di città non capisca esattamente cosa io possa voler dire con le coperte migliori o con bigliettini con scritto W Maria, ma forse a corredo fotografico, col tempo, arriverà una spiegazione soddisfacente. Abbiate pazienza.
C'è una strana equazione, dunque. Forse. Curiosità per il folclore, mista ad affezione per eventi che si ripetono periodicamente davanti agli occhi. La religione non c'entra quasi niente. Ma più di quanto pensassi, in fondo, ancora.
Quest'anno ho fatto il pellegrinaggio per la prima volta, dietro al quadro. A chiunque lo dicessi, sembravo suscitare un misto tra sdegno e meraviglia. Chissà perché poi... Usanza, abitudine, costume, folclore, scampagnata sulla spiaggia ai tempi della scuola (beh, quella sì!) mica per la religione, era la meraviglia!
Intanto, verso le 3 di notte, ero circondata da persone in preghiera. Tutte devote e attente a non perdere nemmeno una parola del rosario, a tutto volume in filodiffusione davanti al mare, di notte, recitato dal parroco della cattedrale, alternativamente a un'altra voce.
Il rosario... mi sono chiesta. COS'E'? Un mantra!!! Alienante! Io ero concentrata su altro. Ma mi ha molto colpito questa usanza che, ho pensato, farà pur perdere il significato di quanto "recitato", a favore di... ? Una guida?

Dunque è nata la voglia di fotografare questo, che dopo 32 anni, forse, si sarebbe rivelato interessante. Calarsi nella parte. Viverla, la parte. Solo che cominci con un'intenzione, ma poi ti ritrovi davanti ad altro. E si trasforma tutto: l'evento stesso si capovolge, le parole riflettono il contesto, i silenzi rispettano quel poco rimasto di spirituale, lo sguardo insiste.

Il giorno successivo alla processione, la fine della festa, qualcuno - Don Bernardino - porta il quadro della Madonna su una barca che si unisce al folto gruppo che vedete in foto, per fare il ritorno in Cattedrale via mare. Un attimo prima di trasferire il quadro sull'imbarcazione, tutte le barche suonano il clacson, in omaggio al quadricello della Madonna, libero dal suo involucro.

Il tramonto era splendido. Inutile andarlo a cercare altrove. Era davanti a casa.

martedì 7 giugno 2011

12 e 13 giugno: strumento di DEMOCRAZIA DIRETTA: il Referendum!

Qualcuno oggi mi ha detto che negli ultimi 16 anni, nessun referendum ha avuto esito positivo (e no, non mi ricordavo, non avevo contato!). Ovvero nessun referendum POP (sì, come la musica, sempre nella stessa accezione di popolare), negli ultimi 16 anni, ha mai raggiunto il quorum. Su wikipedia, sotto alla parola referendum, trovate alcune spiegazioni/definizioni. Le più pregnanti, le ho messe di seguito:


La parola referendum riprende il gerundio latino del verbo refero, "riferisco" e indica comunemente lo strumento attraverso cui il corpo elettorale (noi, voi, insomma, i cittadini italiani! ndr) viene consultato direttamente su temi specifici; esso è uno strumento di democrazia diretta (ricordate questa parolina? DEMOCRAZIA. ndr), consente cioè agli elettori di fornire - senza intermediari - il proprio parere, o la propria decisione, su un tema oggetto di discussione.
(...)
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare (bello, no? ndr), sancita all'art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana.
L'esito referendario, espressione di questa sovranità, è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo.
Detto questo, dunque, sarebbe interessante capire perché riterreste in cuor vostro, domenica e lunedì prossimi, di non andare a votare. I referendum spesso sono battaglie ideologiche che diventano bandiere di un partito. Chi le porta avanti ne fa una lotta politica. Per partito preso! :)
Ma non è così, in realtà. Nella pratica, infatti, potremmo tutti quanti avere interesse a che l’acqua non venga privatizzata o che non si costruiscano centrali nucleari in questo paese… poi magari, mi direte, che il legittimo impedimento è una cosa che potrebbe interessare a una certa parte politica, più oggettivamente, ma per il resto direi che questo referendum agisce nell’interesse comune.
Chi non vota, quindi, dimostra solo di non voler esercitare un suo proprio potere sovranamente democratico, di sua propria sovranità – mettiamoci il carico, sul concetto, va… – visto che ogni singolo vota conta e non siamo mai tanti da dire: vabbè, ma è una goccia nel mare… NO. I voti per i referendum, in Italia, constatato che non si raggiunge sto quorum da 16 anni, sono preziosi come il pane, come… l’acqua, pensate un po’. Preziosi, ripeto.

Non c’è niente di meglio, dopo l’affogamento delle elezioni di metà maggio per le amministrative, che formulare un’idea propria sui quesiti ai quali ci si chiede di rispondere e andare a votare, cercando di mantenersi asettici e senza seguire indicazioni dai partiti. So che è difficile, perché appunto, diventa sempre il solito gioco di potere tra destrasinistracentro – a nostro scapito, tra l’altro –, però tentate. Anche perché il gioco di potere è il referendum, a prescindere dai temi dei quesiti, nella lotta che si consuma tra i poli. Ed io, francamente, sono un po’ stanca dei giochi di potere che paghiamo noi, perché quelli là non sono in grado di badare nemmeno alle loro mutande.

Voi no? Non vi basta questo? Non siete stufi anche voi? Invece di manifestare, per una volta, non è bello, importante, interessante vedere come funziona un referendum per il quale si raggiunge il quorum???
Sono rimasti in pochi quelli che si ricordano del referendum tra monarchia e repubblica! E il divorzio?
Non le ritenete forse battaglie fondamentali in questo paese? Non è l’esercizio del potere di un popolo? Non è lampante, non lo vedete? Non avete voglia di contare un po’ più di quel poco che contate da anni?

VOTA VOTA VOTA !!!

Non Antonio… (battutaccia!), ma SI’ – per quanto mi riguarda – ai 4 quesiti.
Sennò, almeno andate.
E insegnatelo ai vostri figli ché questa è educazione civica spicciola.

Vi saluto e vi lascio 3 link:

1) Guida ai referendum abrogativi

2) Articolo di Gian Antonio Stella: Votare fa bene a tutti

3) E l'opinione di Francesco Costa, perchénnò.

sabato 14 maggio 2011

AGGIORNAMENTO - 10 candidati per me... amministrative a Crotone



A Crotone - la mia città (e fin qui, sembra l'inizio di un tema delle elementari) - ci sono 9 o 10 candidati sindaco. Consiglieri non ne parliamo (tipo 800!). Le liste che appoggiano i candidati sindaco sono… uno sproposito. Crotone conta 70.000 abitanti. I candidati di Crotone sono 10 come per Napoli, che ha quasi 1 milione di abitanti.
Vi è chiara la differenza?
Gli argomenti sono molteplici: i numeri dei candidati sindaco, i numeri dei candidati consiglieri, il voto di scambio che si sta scatenando.
Lotte intestine ai vari partiti, a livello locale, sono sfociate in diversi gruppi di interesse, appoggiati qua e là da chi s’è già candidato, da chi è uscito del partito, da chi è stato condannato e non può più candidarsi e qualcuno per bene, che sembra partire con buone intenzioni, ma poi chissà magari si perde. Perciò succede:

- che la candidata del PDL Dorina Bianchi (eletta in Parlamento, tra le fila del PD !!! capito?) riunisca UDC e PDL (l'altro ieri Belusconi è andato a darle man forte: la foto in home page del Corsera di ieri, era con lei, la bionda);
- che si ricandidi l’attuale sindaco Vallone, forte del 70% dei voti preso alle scorse amministrative. È bene che faccia attenzione, vista l’infermità che l’ha colpito nel primo periodo del suo mandato: la città era sporca e i cittadini si sentivano abbandonati. Mi auguro che abbia intenzione di svegliarsi;
- che si sia candidata la moglie di un imprenditore/produttore TV. È una TV locale, si chiama RTI e lei si chiama Giusi Regalino. Sono cresciuta con la sua voce che dava le notizie al TG (adesso la figlia si alterna ad una giornalista), notizie condite di una retorica inaudita, lunghe e, dopo un po’, volevi cambiare canale! Lei non sembra male, dopo tutto, se non fosse per la gente che si agita dietro di lei, per quelli che l’appoggiano;
- che ci siano altri – troppi – candidati piccoli.
Ma il voto è segreto e, detto sinceramente, ancora non so. Escluderei, però, di certo, la Regalino per quelli che stanno alle sue spalle.

L’altro argomento è il numero dei consiglieri: signora mia, una volta la politica la si faceva per passione, adesso è un mestiere per tirare a campare. È come andare in ufficio la mattina, ma lì non serve davvero fare qualcosa, attivarsi. Serve solo prendere la presenza, poi il resto, a chi importa? Le candidature sono spesso un riempi liste. Frotte di gente poco convinta che tenta, come tenta un concorso.
Forse c’è un pro, in tutto questo. Ma cosa pesa di più, in effetti? Questi riempitivi hanno ingrassato il numero delle candidature, così che il famoso voto di scambio diventa difficile, perché ogni famiglia possiede di sicuro un candidato e quindi… a meno di grossi favori promessi, ognuno sostiene il proprio cugino, zio, cognato etc.
Al momento mi sembra che la mia famiglia non abbia nessun candidato, quindi io andrò a votare, ma non ditelo a nessuno, altrimenti le telefonate si scatenerebbero ed io non ho nessuna intenzione di rispondere o no, non posso, sono già impegnata. In genere, queste telefonate, le ricevono le mamme che per la preoccupazione di un figlio disoccupato, rispondono: sì, ti do il voto, se tu domani aiuti mio figlio. Ma signore! Cosa volete che cambi un voto??? Eppure, così va. Vi assicuro. Anzi, aggiungo, questo è il meglio. Si vota qualcuno, piuttosto che un altro, per molto, ma molto meno. E’ triste, perché ci si accorge, in questi momenti che il calcare che ha inondato questi meccanismi, è talmente indurito che – per i più – a far qualcosa ci si perde la ragione, il sentimento, tutto, finendo poi con l’arrendersi.

Conclusione triste di chi, però, speranze ne ha tante.

AGGIORNAMENTO:
Vanno al ballottaggio (29 e 30 maggio prossimi) il candidato del centrosinistra Peppino Vallone, 35,6 per cento, e quella di centrodestra Dorina Bianchi, con il 20,3 per cento. E gli altri voti? Sparsi tra gli altri 7 candidati, condannati e grillineschi. Anche questo è un dato importantissimo!
Io sono la tipa che andrebbe da Vallone - visto che l'ho votato -, se dovesse uscire vincitore, per cantargli le cose che non fa, se ancora non dovesse farle, come negli scorsi 5 anni (dico, 5!) che lui stesso ha definito "di rodaggio". Eh... qui al sud siamo lentini. Speriamo ingrani, sennò si troverebbe una Robiciattola alla porta.
A presto


mercoledì 13 aprile 2011

Che fate l'11 maggio?

Raffaele Bendandi
Ah beh!
Ora mi si comincia a chiedere cosa farò io l'11 maggio.
Mah, non so, vedete voi. Lavoro, no?
Tanto per un mercoledì... che volete che faccia?
Tutta la settimana in ferie?
Un weekend lungo che inizierebbe il martedì sera?

No, non ce l'ho i giorni. Sono a corto di tempo. La Patagonia ha raso al suolo (ops, parola sbagliata?) tutte le mie ferie, considerando quelli obbligatori di agosto, perciò...
Vedete un po’ voi, dico. Fosse stato venerdì... tanto per non farsi venire gli scrupoli, no?

Di cosa parlo? Di questo presunto terremoto, predetto, presuntamente da tale Raffaele Bendandi.
E, sia detto, solo oggi scopro che si chiamava Raffaele e che era originario di Faenza, perché fino ad oggi pensavo che Bendandi, fosse tipo un nome asiatico o che so... strano, straniero, esoterico, comunque.
Un Nostradamus de noantri, insomma.

Vabbè, detto questo, mo io mi sono informata un tantino perché fino ad ora no, ok ok, ma ad un mese da questo evento che ci cancellerebbe tutti dalla faccia di Roma e con noi anessi e connessi colossei quadrati, mini e tondi, palazzi e palazzacci, catacombe priscillis o altre, mura vaticaneaureliane&co, cupppoloni e strade consolari che non consolerebbero più nessuno, perché i pochi vivi (che dice la profezia? ci sarebbero vivi? qualcuno? qualche brandello di carne ehm... pelle?) perderebbero la rotta, fori italici e romaniiiii, mercati antichi, vecchi e nuovi, nonché ville varie in giro per la capitale, ho ritenuto, un pochino, di dover-voler leggiucchiare qualcosina e... cos'ho scoperto?

Intanto, a chi mi diceva che “no oh, mica sto Bendandi era uno come me e come te, era un geologo!” dico che… no, vabbè, insomma, senza nulla togliere ai selfmade man, Bendandi Raffaele era un falegname di Faenza e faceva il sismologo solo per passione.

Ora qui a Roma, da qualche tempo e, forse, di più dopo il terremoto in Giappone, la gente sembra impazzita. Vengo poi a sapere che nella città universitaria della Sapienza, hanno organizzato i punti di raccolta... no, non per la differenziata, ma per gli studenti. Mmh, che sia anche quella una differenziata? Comunque, sarà pure un fatto di sicurezza da fare a prescindere, dico, ma procurare tale allarme, uhm, non so.

S'è sempre detto che Roma non è zona sismica. Quando ho sentito il terremoto de L'Aquila, ero a letto, come tutti. E l'ho sentito bene, come tutti bis. Tuttavia a Roma non è successo nulla. Avevo sentito anche quello in Umbria, di meno, solo il parquet che scricchiolava, ma qui poi non succede niente.

Ora io non ho studiato nessuna materia scientifica. Gli ultimi ricordi più vividi che ho sono le pagine del libro di geografia astronomica del liceo, perché di fisica, nin so. Però mi scoccia il panico di massa. Mi scoccia dar credito alle profezie, così, a prescindere. Tanto ci vuole poco a creare psicosi. E no, perché ci mancavano un po’, no?

Insomma, quello che volevo dire è che leggo che pare che, tra le sue carte, dico quelle di sto Bendandi benedetto, non ci sia traccia né dell'11, né di maggio, né di Roma.

Uhm.
E allora?
Vi staranno prendendo in giro?
Chissà chi è stato il genio.

vi incollo due articoli:

Il Salvagente

L'espresso

Fatene tesoro e risparmiatevi sti soldi della gita fuori porta.
Però se partite, poi, non fate che mi lasciate marcire sotto alla parete portante di casa miaaa!
Io ho il respiro corto, ma respiro, non vi inventate niente!!

un abbraccio Robiciattola vs. Terremoto
:)

giovedì 7 aprile 2011

Il solito discorso del rispetto per gli altri. Ai concerti, al cinema etc...

Ok ok, io sono famosa. Nonnò, non intendo famosa nel senso di famosa… una star! Nooooooo. Piuttosto una cosa più relativa, più di piccola entità: famosa tra gli amici più intimi per essere una rompi, al cinema/teatro/concerti&co nel moderare il disturbo del pubblico verso chi vuol essere davvero pubblico e non solo una presenza così. Una vigilessa, ecco. Più chiaro? No. Bene, mi spiego. Se qualcuno fa volare una mosca, mentre guardo un film al cinema, io puntuale comincio a guardarli i n modo minaccioso: si, mi giro e li fisso. O, peggio, a volte, faccio una battuta. Perché a volte proprio non mi spiego com’è che certa gente decida di fare una conversazione di sana pianta sulla qualunque, proprio dentro alla sala di un cinema. Vai a sapere.


Detto questo, probabilmente si tratterà, per tutti, del più comune disturbo che si verifica da sempre nella sala di un cinema, nel momento clou, o durante una conferenza o – ancora – durante un concerto, ché finché si sta in piedi in uno stadio mentre Springsteen, chessò, canta con la E-street band, allora pure pure, ma se ti trovi in Sala Santa Cecilia, comincia ad essere fastidioso e pure il pubblico intorno si chiede: ma che siete venuti a fare?
Dunque capita sovente che si tossisca in modo convulso e i più civili escono dalla sala, finché i colpi non smettono di martoriarli, ma quello, infondo è una cosa involontaria… più o meno.

Ma capita anche che i cellulari squillino. Adesso la voce dell’Accademia tuona ad ogni concerto: si prega di spegnere i telefoni cellulari. Dunque OBBEDITE! In sala non c’è linea, per lo più. Ma questo pare capiti ai più civili, per tutti gli altri le famose “tacche” sul display del cel, compaiono copiose ed ecco qui che nel bel mezzo di un concerto… driiiin! ARGH! Li strozzerei!

Pappano lascia correre, in genere. Ma qualche martedì fa, durante il mio turno d’abbonamento – ripreso in TV -, è successo un fatto increscioso: secondo tempo del concerto, sinfonia di Mahler cominciata da 15 minuti circa ed ecco che parte una soneria tutt’altro che discreta! Un DRIIIINN incredibilmente forte. Mi giro, è 5 file dietro di me, la donna (giovane!) colpevole. La guardo che sta lì intenta a ravanare dentro la sua grandissima borsa per cercare il telefono, ma non lo trova. Che disdetta! Finalmente riesce, ma tanto ormai il danno è fatto. Dopo un minuto Pappano accusa il colpo. Si ferma. Tony Pappano cambia espressione, lui che è sempre sorridente… è serio, stavolta. Si gira e dice: caro pubblico, mi dispiace, ma dato che c’è una ripresa televisiva in corso, siamo costretti a ricominciare da capo. Bene. Il pubblico risponde cominciando a gridare improperi contro ignoti (perché chi non le era vicino, non sapeva): cafoniii, maleducatiiii, ignorantiii!!!
E speriamo che questo basti, per il futuro.

auguri a tutti,
Robiciattola

P.S.: intanto sere fa, durante il concerto di Brad Mehldau, il mio vicino è stato tutto il tempo, ma tutto dico eh, del concerto, a controllare il suo bel Blackberry illuminato e colorato di rosso. Che facesse di preciso non so, ma mi sa che si connetteva ad internet. Io l’ho guardato, ho sbuffato, ma questo non ha sortito effetti. Sembrava essere una cosa nervosa, ma comunque… e goditi il concerto, dico! Comunque qui, a parte il disturbo, su di me, dell'illuminazione costante di sto teleefono, c'è anche il fatto che la gente, anche i grandi dunque, è talmente perennemente connessa, che non si ferma a godersi più le cose. Ma qui entriamo in un'altra sfera, appunto.

giovedì 24 febbraio 2011

DECODER, RAZZISMO e INTOLLERANZA!!!

Questo post nasce da un incrocio di eventi/scoperte. Questo post è un post di tolleranza e speranza. Questo post potreste scegliere di non leggerlo, ma io scelgo di portare alla vostra attenzione delle cose. Nella mia piccola dining room (nella stanza dove, più di ogni altra, si parla di tutto): finalmente domenica.
Volevo scrivere, da giorni, qualcosa che fosse un inno, dal mio punto di vista, al decoder.
No, pazientate un attimo, non è il decoder… la speranza.
Comunque l’inno, dicevo, perché trovo che avere tanti canali a disposizione sia una cosa straordinaria e l’ho constatato, quando molte sere che mi sono trovata a trascorrere a casa, ho trovato di che cibare la mia mente, con film trasmessi su Iris, o su Rai 4 o su Raisat Cinema, non visti o che ho rivisto con piacere. Senza dirvi di come questo abbia scatenato un po’ di concorrenza, mi sembra, sui canali in chiaro. Forse chi aveva già Sky, mi direbbe oggi: “hai scoperto l’acqua calda!” ed io risponderei: “Si, ma è gratuita”.

Domenica scorsa, su Rai4, hanno trasmesso Mississippi Burning. Le radici dell’odio di Alan Parker, con Gene Hackman e Willem Defoe. Lo rivedo. Il film racconta di un episodio di razzismo accaduto realmente negli USA nel 1964: tre giovani attivisti per i diritti civili (due bianchi ed un nero), scompaiono a Jessup, in Mississippi. L'FBI manda due uomini ad indagare: L’agente Anderson, un uomo d’esperienza, disposto a tutto pur di avere verità e giustizia e l’agente Ward, integerrimo, onesto, dedito alla legalità. Qualche giorno a Jessup e le loro vedute cominciano a fondersi, non appena si imbattono nel Ku Klux Klan e nell’intolleranza più estrema del Sud.
E mi arrabbio, sì, questo è il risultato. Eh ma quando è giusto è giusto. La bestialità umana mi contorce le budella. Incattivirsi quando ci si sente scioccamente in pericolo. Mi arrabbio per l’indifferenza, per il silenzio, per l’omertà. Mi arrabbio, perché pure parlare di tolleranza mi sembra quasi offensivo: convivere sul suolo di questo pianeta dovrebbe essere naturale. Eppure nel 2011 niente è ancora scontato. Per certi versi, sembriamo fermi a secoli fa.
Mississippi Burning è solo uno delle decine di film girati sul tema del razzismo. Rivederlo serve a ricordare. E questo era un evento.
L’altro è avvenuto in giornata: ho letto una notizia online, sul sito del Corriere vi giuro che, per quanto sia rarissimo che possa accadere in questo momento storico leggendo un giornale, ho sorriso. Ma un sorriso di speranza, orgoglio. Di gusto. La notizia è la seguente:











in una scuola media di Catanzaro, la dirigente scolastica ha tentato di tagliare fuori dalle gite un ragazzo affetto dalla sindrome di down. I genitori hanno denunciato la cosa e la dirigente s’è rivolta agli alunni stessi, chiedendo di mentire al ragazzo, circa le uscite della classe di terza media. A quel punto i ragazzi – roba da film – hanno risposto che avrebbero rinunciato anche loro, pur di non discriminare il loro compagno di classe.

Secondo la normativa di riferimento, cito dall’articolo del Corriere: le gite rappresentano un'opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l'attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio.
Una dirigente scolastica, dunque, avrebbe il dovere di promuovere cose del genere, perché educative, lezioni di tolleranza per ragazzi di 13 anni che apprenderebbero che l’integrazione è nel nostro essere umani, è arricchente e giusta.
Beh, è successo il contrario: i ragazzi di 13 anni di Catanzaro l’hanno insegnata a tutti noi, che dovremmo ricordarcene più spesso.
Che vergogna!
E’ giusto che questa persona stia in una struttura scolastica a prendere decisioni per i vostri ragazzi? Cosa potrebbe insegnare e decidere questa persona per una scolaresca??? Fare altri danni? Se un domani ci fossero ragazzi più deboli, come potrebbe succedere di essere ancora a soli 13 anni, la vincerebbe lei? E cosa imparerebbero i malcapitati? Si chiede alla scuola di supplire alla famiglia, ma in questo caso MEGLIO DI NO!?!?

mercoledì 23 febbraio 2011

Tremonti e i moscerini sui treni

pezzo del quotidiano "La Repubblica" dell'11 febbraio 2011 


Non avrebbe bisogno di commenti, ma essendo io una meridionale, mi sento in dovere di dire che… Tremonti è veramente simpatico. Beh, almeno adesso non si dica che nessuno sapeva che i treni del sud sono i rifiuti dei treni del nord, quelli di secondamano.


Al sollevarsi di proteste sul tema, negli anni, le risposte sono sempre state che “al nord c’è il triangolo dell’industria e, quindi, volete che non si dia un servizio adeguato, altrimenti il paese crolla?“ bene. Ma qui allora è il solito cane che si morde la coda: se il sud non possiede questi ed altri servizi, perché “tanto non vale la pena fare questi investimenti”, come sarà possibile mai che questa parte dello stivale diventi competitiva come e più del nord??? “Colpa della mafia/’ndrangheta/camorra/sacracoronaunita & co?” Un’altra risposta terribile, che mi lascia basita, soprattutto se a darla è un ministro o un capo del governo. Ma, ahimè, lo Stato è il primo al quale pare sia sempre convenuto lasciare le cose com’erano e come sono ed a soffrire di quel male putrido che è l’OMERTA’.

Non ci credete, voi del nord, voi increduli?
Beh pensate alla Salerno-Reggio Calabria? Possibile che non ci sia un governo capace di velocizzare i lavori dell'autostrada che piu' pensalizza la comunicazione del sud col resto dello stivale? E cosa si dice? Che sia la camorra/'ndrangheta etc... si, ok, ma in DECENNI, non si e' trovato il modo di arginare? Ridicolo!
Cioe', non mi dite che se domani Tremonti andasse in macchina a Reggio Calabria, imbattendosi nei lavori e vedendo la sua macchina rallentare, ne concluderebbe che i moscerini non si schiacciano sulla macchine che vanno al sud?!


R.

lunedì 21 febbraio 2011

Guerrilla Gardening e Seed Bomb

La settimana scorsa ho letto questa notizia:
nel mondo ci sono un folto gruppo di guerrilla gardeners che si impegnano a disseminare il verde, inteso come giardini, fiori etc..., laddove non ci fosse, per contrastare, o quantomeno tentare di riequilibrabre lo smog dilagante. Ed è comunque un piacere a vedersi, no?

Certo poi sarebbe anche carino che la gente si accorgesse di questo e non calpestasse il neonato nuovo partecipante alla fotosintesi clorofilliana, ma insomma... questo è un altro discorso.

Bene. La notizia è che adesso è il momento delle seed bomb! Sissì, avete capito bene: proprio bombe, ma non esplodono, no. Solo che si rompono, si spaccano, come devo dirvi... Il loro guscio - a quanto pare d'argilla - si rompe, lasciando sul suolo un po' di terra e semi che germogliano dopo qualche giorno.

Carino, no?
Sembra proprio un po' faccia la rima con mettete i fiori nei cannoni.

Ci sono già i distributori di questi piccoli ritrovati dell'ecologia. A Cagliari, per esempio:
http://marraiafura.com/combatti-il-degrado-urbano-e-fai-fiorire-la-citta-arriva-in-italia-il-distributore-di-bombe-di-semi/

Io gli darei il nobel.
ah ah ah.

buona giornata,
Rob

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