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mercoledì 23 maggio 2012

Il silenzio. Giovanni Falcone 23 maggio 1992 - 2012

Allora funziona così:
sabato 19 maggio vi siete svegliati, avete scoperto che davanti a una scuola che si chiama Istituto Francesca Morvillo Falcone era scoppiata una bomba che aveva ucciso una ragazza e ne aveva ferite delle altre; quasi tutti (me compresa) avete pensato alla mafia/sacra corona unita, date le coincidenze (nome della scuola, corteo di Grasso, e ricorrenza di Capaci); vi siete arrabbiati (me compresa) per come al sud la mafia, ancora - dopo 20 anni - la faccia da padrone...
ed io per prima, con Elena che ha 22 anni ed è calabrese, come me, e mi diceva:
"... che la lotta alla mafia bisogna farla tutti i giorni, non solo oggi... ", ed io controbattevo: "certo, Elena, tutti i giorni, hai ragione, ma oggi è morta una ragazza ed è un'occasione per ricordare, un'occasione per insegnare a chi ha le orecchie tappate";
ed oggi, 23 maggio, mi sono messa queta queta a scorrere le prime pagine dei quotidiani di oggi.
Niente, niente di niente.
Così un ragazzo di 20 anni (ammesso che questo legga i giornali!!! ... anche online, dico) che non c'era e che, magari, non ha avuto una famiglia che gli ha raccontato cosa è successo a Capaci, concluderà che oggi, nel 20ennale della scomparsa di un importante giudice che portava avanti la lotta alla mafia, non c'è nulla da registrare.
Ma porta putt.... scusate, m'è scappato.

L'esempio sopra è de L'Unità, l'unico quotidiano che mette in evidenza l'anniversario. Un piccolo trafiletto in prima pagina anche per il Manifesto che dice: Falcone raccontato a chi non era ancora nato, appunto. Libero racconta dei nemici di Falcone, a firma di Filippo Facci e sul Corsera il titolo è "Se la Sicilia è ancora la stessa di Falcone" a firma di Giovanni Bianconi.

MA LA REPUBBLICA ???? E LA STAMPA ?

Mi spiace oggi avere questo tono rabbioso. Avrei voluto solo ricordare, anche se, come dice Elena,  bisognerebbe ricordare tutti i giorni...
Ma fossi sicura poi che la gente, i ragazzi, ricordano davvero, ogni mattina, di mettersi nella condizione in ogni parola, in ogni comportamento che tiene di non essere connivente, di non abbassare la guardia, di rispettare tutti, della dignità e della libertà propria e di quella altrui, allora forse avrei taciuto.

E allora poi ringrazio i social network (lo faccio poco, ma ... times are changing), ché un ragazzo di 20anni, più che leggere i giornali sta su Facebook o su Twitter, dove in tantissimi hanno pubblicato la foto di Falcone, le parole di Falcone, ricordando, e mi consolo.

poco però, ancora.


P.S.: Elena mi ha detto anche: "B. e cos'hanno fatto oggi? Hanno cancellato la Notte dei Musei, interrompendo la cultura, quando invece di cultura dovrebbero inondarciiii!!!!!"

martedì 10 aprile 2012

Il famoso viaggio della speranza: ma perché si chiamerà così?


Salita sul treno a Crotone alle 13.12, direzione Catanzaro Lido.
Lì avrei dovuto prendere un treno per Lamezia Terme, ma è stato soppresso.
Panico.
Ci offrono un fantastico giretto per le campagne calabre, tra CZ Lido e Lamezia, con soste alle stazioni di Sambiase e Nicastro.
Accanto a me un signore che, in un'ora, avrà fatto 15 telefonate in inglese per sbrogliare gli affarucci (an englishman - che tanto english non era - in Calabria) ed io che comincio a friggere per il timore di non arrivare in orario.
Davanti alla stazione: Traffico! Io comincio ad agitarmi, imprecando contro i vigili che

cosacistannoaffareeee? che so tutti in doppia filaaaaa, dove c'è scritto BUS, grande e giallo???

L'autista mi fa: non ti preoccupare che mo si spostano questi, sennò... noooo, non lo perdi il treno!
Mi fido.
E infatti. 5 min di ritardo. No problem.
Ma il tabellone recita:
Regionale per Cosenza 15.42: 10' di ritardo
IC per Roma Termini 15.53: 5' min di ritardo.
S'accavalleranno?
No, prima passa la diligenza regionale.
Poi arriva l'IC.
Salgo.

Prima classe e, nello spazio tra bagno e intercapedine, fumano o pensano di fumare fuori, perché stanno sulla soglia, ma in realtà, lo sbuffo finisce all'interno.
Che dire?
Per ora nulla. Cerco prima di guadagnare una posizione decente, ma nel mentre li incenerisco con lo sguardo. Lo notano temo. Temo? puff... chi io?

Detto ciò, guadagno - dicevo - il famoso strapuntino nel corridoio, che ogni 3x2 ti devi scansare un po' per fare deambulare gli altri viaggiatori alla disperata ricerca di un bagno.
No, per carità, come tutti sanno, ci sono due bagni per carrozza, su ogni treno. Siii, certo....
Vabbè, c'era molta gente.
Comunque la fumeria è continuata per un bel po', ahimè ed ahiloro.
Che fare?
Sguardo cattivo al capotreno.
Sguardo cattivo ai fumatori.
Due paroline qui e là.

Insomma tricche tracche, siamo giunti, con pochi minuti di ritardo: 21.50. Tiè.
La speranza, dunque, dopo tutte queste ore dalla partenza della disgraziata ionica è... arrivare.
Ecco perché.

Entrata in casa alle 22.15.
YEAH!

giovedì 29 marzo 2012

17 ragazze di Delphine e Muriel Coulin

Ieri ho visto 17 ragazze. Avevo sentito l’intervista a una delle due registe pochi giorni fa e così mi incuriosiva lo svolgimento della storia, il cui incipit era ispirato ad un fatto realmente accaduto.


Sì, perché nel 2008 è davvero successo che 17 ragazze dello stesso liceo, rimanessero incinte nello stesso momento. Poi, dichiarava la regista durante l’intervista, il resto della storia è stato riscritto. Ma quello che sembrava turbare la Coulin era il divieto fatto ai minori di 14 anni di vedere la pellicola, “… in Italia e in nessun altro paese, nemmeno in India!”.

Ma il punto è il solito, nel nostro paese: Perché???
No, ma prima voglio parlare del film, brevemente.
La regista ha dichiarato che fare il casting di ragazze non professioniste è stato interessante, visto il tema richiesto, soprattutto nel vederle prendere confidenza con il loro corpo per muoversi meglio in quella situazione.

Camille (Louise Grinberg) è la protagonista. Bella, sfacciata, a tratti indisponente. Una leader. Coinvolge le amiche più care in questa piccola rivoluzione: a lei si è rotto il preservativo ed è già di otto settimane, ma voi perché non vi unite a me?. Le ragazze, le altre, non ci pensano molto su e accettano. In realtà, poi, questa rivoluzione tira fuori tanta voglia di indipendenza e complicità, ma anche molti fantasmi, paure e conflitti, con i genitori, con la scuola, fra loro stesse. Il tutto si svolge in un paese bretone, sul mare, in cui molto probabilmente la monotona quotidianità mette loro addosso la voglia di novità.

In alcuni momenti c’è un’ottima fotografia che sembra voglia sottolineare il sogno: come quello che ripete Camille alla fine: non si può impedire ad un’adolescente di sognare.

Chi pensava di impedirlo? Lo sgomento dei genitori e di alcuni professori, forse. Durante una riunione c’è chi si dice scioccato, chi invece pensa che sia il loro modo di autodeterminarsi e perché no a 17 anni?

Dunque è un problema sociale quello che affronta questo film. Grave perché la nascita di un bambino non può essere ‘na botta de vita, un calcio alla noia. Grave perché vuol dire che il disagio è profondo, se fuga dai genitori, novità, convivenza con le amiche etc… si traducono con gravidanza!

L’infermiera, ahimè, poi dice una grande verità parlando con Camille: "tu sei forte, ma hai trascinato altre, in questa storia, che potrebbero rimetterci". E questa roba succede dalla notte dei tempi: personalità forti vs. deboli. Sob!

Sul divieto, che dire? Che novità c’è nello scoprire che siamo sempre i soliti falsamente puritani? Solo in certi casi, poi, che a guardarli bene sono proprio quelli, i casi, che tratterebbero con dolcezza, senza violenza o volgarità, temi difficili da affrontare per chiunque. Questa è una storia. Il film racconta di adolescenti che vivono un microcosmo in una realtà contemporanea, che molti adolescenti conoscono bene. È una storia, dunque, dicevo che parla con loro, volendo, ma anche ai loro genitori o a chi si occupa di loro, con il loro linguaggio che è fatto anche di sesso e di spinelli.

Diamo per scontato che l’istinto delle adolescenti/spettatrici (italiane) suggerisca loro di imitare quello che vedono, nella storia, mentre magari potrebbe attivarsi una riflessione, la capacità di valutazione che spesso  sottovalutiamo. Diamo loro una chance, o anche di più.

Da spettatrici, meglio 17 ragazze o Amici di Maria De Filippi?
Per quanto mi riguarda, per il secondo non basterebbe un divieto!

P.S.:
In verità il 23 marzo, giorno dell’uscita del film è uscita un’ANSA che comunicava che il divieto era stato ritirato, dopo il ricorso fatto dai distributori.

lunedì 28 novembre 2011

Scialla! (stai sereno) di Francesco Bruni


Il 18 novembre scorso è uscito nelle sale questo piccolo film di Francesco Bruni, uno che fino ad ora aveva sceneggiato moltissimi film di Virzì, più qualcuno di Calopresti e altro. Uno che insegna, o insegnava, al Centro Sperimentale di cinematografia che ha deciso di cominciare a girare lui, in prima persona, un film su Roma, per Roma. Così dicono.

Io ne ho sentito parlare, durante il Festival di Venezia e così Diego mi ha convinto a vederlo, perché confesso che il titolo non mi aveva affatto conquistato, anche se, forse, le critiche di adesso – tutte positive – mi avrebbero persuaso.
Scialla è un modo di dire degli adolescenti romani che Amici di Maria De Filippi, tra gli altri, aveva di recente adottato, quindi… pensavo fosse un titolo un po’ gigione per conquistare una fetta di pubblico. E vabbè, a sto punto mi sono detta, sarà pure così epperchénnò?

Fattosta che s’è beccato il premio Controcampo a Venezia e no, non è per niente il solito film con l’adolescente che parla tutto ‘ndo nnamo, che famo, ahò regà etc etc etc… in lotta con padre/madre/mondo, cioè in parte si, ma lo fa in un modo carino, godibile, aggraziato e con un linguaggio chiaro, cosciente, consapevole, non urlato, ma sopra le righe al punto giusto, in un modo reale e non cinematografico, insomma.

E mentre Luca cammina per la strada c’è Amir che canta in sottofondo… wow! Ottima scelta!

Bentivoglio è un gran figo. Ups, potevo dirlo? Solo che purtroppo, ammesso che fosse un.. costume di scena, credo stia invecchiando male: un po’ trasandatello.
La sua una bella figura, in evoluzione, nel film. Le sue giornate scandite dal quasi nulla vengono sconvolte, benevolmente, dall’arrivo di questo ragazzo. Dunque l’evoluzione, ad un certo punto, diventa quasi parallela. Un’unione, in definitiva, che fa bene ad entrambi, in modi diversi.
La storia e il linguaggio diversificano questo film da molti altri fatti sul tema, sull’adolescenza, sul rapporto figli-genitori, ma noi siamo contenti che ogni tanto nasca qualche chicca da tutti questi tentativi di ritrarre un’età così difficile per chi la vive, ma anche per chi la vuole raccontare. Io sono contenta, perché a vederne tanti persi per disattenzione dei genitori, di adolescenti, mi piange il cuore.
Altre tre cose da dire, in merito. Una che mi lascia perplessa: è improbabile o no che un 15enne cresca un po’ coattello e con questo tipo di linguaggio, con una madre frikkettona, con accento nordico, amante del teatro e della cooperazione, tanto che va a lavorare in Mali? Di buoni sentimenti e principi, ok, ma io parlo del linguaggio e dell’atteggiamento (“corteggiare le ragazze è da froci”).
Una menzione poi alle due figure collaterali, ma entrambe di rilievo: Vinicio Marchioni “Il Poeta” con un personaggio che è una chiave non male per “risolvere” una situazione e lui mi sembra perfetto: il criminale un po’ artista, amante di Truffaut (davanti alla TV con qualche squinzia e due armadi stanno per guardare I 400 colpi e una delle squinzie dice: “ma che è un firm de guerra?”) e di Pasolini. Tanti complimenti anche a Barbora Bobulova pornostar con villona, che prova a tornare, sul finire di carriera, alle cose che amava: la musica, l’arte e dormire tra le braccia di un uomo.
Pollice su, dunque, per Bruni che fotografa un momento importante in un modo nuovo e qualcuno dice anti Moccia. Uhhh… ma ci vuole poco e… coraggio!

mercoledì 16 novembre 2011

Fumata bianca: Habemus gobernum...!

Ecco la porticina. Si aspetta, in diretta, come sotto a San Pietro, quando si guarda tutti col naso all'insù se arriva la fumata bianca. Sono stai chiusi un bel po' di tempo Giorgino e Marietto, ma alla fine, ce l'abbiamo fatta:

Presidente del Consiglio – Mario Monti

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio – Antonio Catricalà
Economia – Mario Monti
Interni – Anna Maria Cancellieri
Esteri – Giulio Terzi
Giustizia – Paola Severino
Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti – Corrado Passera
Politiche Agricole e Forestali – Mario Catania
Istruzione, università e ricerca – Francesco Profumo
Beni Culturali – Lorenzo Ornaghi
Lavoro, Politiche Sociali e Pari Opportunità – Elsa Fornero
Difesa – Giampaolo Di Paola
Salute – Renato Balduzzi
Ambiente – Corrado Clini

Ministri senza portafoglio
Affari europei – Enzo Moavero
Turismo e sport – Piero Gnudi
Coesione territoriale – Fabrizio Barca
Rapporti col Parlamento – Piero Giarda
Cooperazione internazionale e integrazione – Andrea Riccardi

Mi sono emozionata. Sarà per il passaggio, per la fine di quello di B., sarà perché l'abbiamo vissuta tutti diversamente, questa volta, sarà perché Monti, a parte tutti i commenti (liberale, coinvolto con goldmansax e ciccipasticci vari), mi sembra uno serio superpartes, dove, per partes intendo gli interessi politici, su quelli economici ho qualche dubbio, però... vedremo. E così, mi sembrava di aspettare proprio la fumata bianca, davanti alla porticina in foto, che per un bel po' di minuti è rimasta pure senza corazzieri, chiusa, barricata, marrone sul muro bianco, immobile.

E poi finalmente!
Che dirvi? Io non li conosco! Nessuno. Ma questo non conta. Oppure potrebbe essere un bene, che dite? Ecco, mi sembra che sia uno stop rispetto ai ministri di rappresentanza per dire grazie a destre e a sinistra, per ringraziare o per mettere a tacere tizio senza il quale non avrei raggiunto la maggioranza e caio, senza i quale non potrei farmi i cavoli miei. Qualcuno ancora dice che non è democratico, ma no. Cioè certo che non lo è molto, però siamo qui. Cioè... sono lì e ci staranno, spero, finché non proveranno e riproveranno a mettere in ordine le... carte.

Ma sono tutti professori? Muah!
Rutelli ha detto questo:
Spero che almeno ci saranno viceministri e sottosegretari politici. Altrimenti vorrebbe dire che esiste la volontà esplicita o implicita di indebolire Monti, con un governo di soli tecnici da indebolire in Parlamento.
Mah, io non mi esprimo. Solo penso, e spero - ancora -, che siano tutti riuniti per aspirare al bene comune, raggiunto nel più breve - e migliore - tempo possibile.
E per far questo, per il bene dell'Italia, non si può stare sotto scacco di uomini tipo Bossi, accontentandolo tramite un Calderoli, per il quale si sono pure sprecati ad inventarsi un ministero dal nulla.

No tra spead, BOT, indici, margini, crisi etc... non ce lo possiamo proprio permettere. Direi.

Perciò in bocca al lupo a tutti, noi italiani, intendo.
Questi altri quassù faranno il loro lavoro.

r

martedì 4 ottobre 2011

Lo strano caso dei commenti di una qualsiasi martedì mattina in cui tutti diventano commissari di polizia...

Stamattina, ma già da ieri sera, tuttimapropriotutti non fanno che parlare del processo di Perugia e dell’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito (ma che poi, sti due, stanno ancora insieme???).

E così il martedì mattina sembra tuttauntratto trasformarsi in un consueto lunedì mattina in cui gli uomini diventano allenatori o presidenti di società calcistiche e si mettono lì a confabulare sulle loro teorie, di come avrebbero fatto loro, di come avrebbero calciato quel rigore, calciatori mancati, talenti al pascolo, gambe rubate agli stadi a causa della famiglia, ehhhh bei tempi. È la società, è così, non si può cambiare.

Dunque, da un po’ di tempo, anche questi fatti di cronaca, coadiuvati dai fallimenti di chi compie le indagini, credo, e mette altra carne al fuoco sulla quale si può speculare con le chiacchiere, sono diventati di interesse pubblico che non seguono solo le casalinghe, come avevo erroneamente pensato io, ma anche gli stessi che il lunedì mattina – non tutti – parlano di Totti, Cavani, Eto’ (si scrive così?) e altri nomi che non mi sovvengono!

Perciò stamattina, al bar, ho sentito gente che dialogava come se si trovasse in commissariato, con tanto di termini tecnici e deduzioni da investigatore, sparando a zero sul RIS e pure, manco a dirlo, sui magistrati incompetenti e pure, ma su questo non ero mica informata io, sugli americani che ci credono una massa di gente insulsa (e te credo! 20anni di B!!!) che c’hanno pagato per assolvere la ragazza diventata un simbolo dell’ingiustizia italiana. E così:

- Sti puritani che c’hanno ridato Silvia Baraldini, innocente, dopo 20 anni;
- Sai, le prove indiziarie erano poche, anche se ha una faccia… (Sollecito potrebbe essere offeso, perché il suo potere mediatico è il 5%, rispetto a quello dell’Americana, il cui visino angelico che nasconde del diabolico affascina tutti gli uomini);
- Ehhhh, ma le indagini dei poliziotti di un tempo… non ci sono più (signora mia, aggiungo io). Qui tutto in mano alla tecnologia e la tecnologia fallisce.

Un’ossessione. Ma perché?
Come la Franzoni, che l’ha fatta da padrone.
Come Sara. Come Yara. Come Chiara. Poggi.
E paesini minuscoli e pressoché sconosciuti: Brembate di sopra, Garlasco e Avetrana, mica tutti hanno una signora Fletcher, come a Cabot Cove!!! Peccato…
La gogna mediatica e la magistratura italiana che non funziona, ormai espressioni granitiche, no? Bell’e fatte! E chissà quante ancora ne avremo… acc!

Detto questo ci rincorreremo ancora per ipotesi e si contrapporranno ancora innocentisti e colpevolisti, come sempre, come dalla notte dei tempi: Gesù o Barabba?
Ahinoi.
Sorrido per come e quanto la gente si impegni a pensare, a elucubrare su cose che, di fatto, non li riguardano. I gialli appassionano… non c’è niente da fare. Ma di tutti i commissari che svolazzano in TV risolvendo casi a go go, nella realtà non ne rimane uno.

Stasera ci saranno i programmi in TV, dove si riesumeranno i plastici, gli esperti, i criminologi, gli psicologi che, ahiloro, direttamente dalla spiaggia si trasferiranno negli studi dei vari VinciVespa & co (già cominciati?).
Aiuto!!!

Buona visione

martedì 20 settembre 2011

Uff... Di Pietro!

Insomma ieri sento qualcosa su Di Pietro che riguarda il figlio, tale Cristiano, e le raccomandazioni a suo favore. E mi vengono le bolle. Sì, l'orticaria proprio, perché Di Pietro è un personaggio che non m'è mai andato giu. E quindi oggi leggo meglio, perché vorrei diffondere questi ultimi fatti, perché li sentano tutti quelli che mi dicono, tutti contenti e orgogliosi: ah, io voto Di Pietro, che è l'unico che dice le cose come stanno, a suo modo, ma lo dice e le canta a tutti! ... Tranne che a se stesso - però - aggiungo io.

Riporto un commento di Filippo Facci di ieri sul Post, a proposito di Di Pietro:
facci

19 settembre 2011 at 21:47
Poi un giorno arrivano i dipietristi del Molise e si accorgono che Di Pietro è familista. Cioè: nell’autunno 1992, a Milano, quando Cristiano Di Pietro era un ragazzino e suo padre già un eroe, il rampollo vinse il concorso della Polizia e ottenne il primo posto in graduatoria su 150 partecipanti. Papà era presente alla cerimonia e Cristiano, successivamente, per puro caso, presenziò nella scorta del padre. E’ il periodo in cui viveva in via Andegari, dietro Piazza della Scala, e cioè nell’appartamento a equo canone affittato naturalmente a suo padre, e questo nonostante il regolamento della Cariplo proibisse ogni tipo di subaffitto. Un paio d’anni prima, invece, Cristiano figurava come stipendiato dalla Maa assicurazioni di Giancarlo Gorrini, quello dei 100 milioni «prestati» sempre a suo padre: soldi che usò per comprare una casa proprio per suo figlio Cristiano a Curno, vicino a lui. Papà, tempo dopo, comprò e affittò all’Italia dei Valori due appartamenti che si ripagava col denaro pubblico: e come si chiamava la società a cui erano intestati gli appartamenti? «An.ton.cri», sigla che racchiudeva anche il tuo nome di Cristiano. Il quale, tempo dopo ancora, bussò direttamente al padre divenuto frattanto ministro delle Infrastrutture: e così perorò la costruzione di un parco eolico in Molise. Stiamo parlando di un personaggio, Cristiano, che vive in una casa a Montenero di Bisaccia, e chi gliel’ha venduta? Suo padre. Lara, la moglie di Cristiano, per puro caso di cognome fa proprio Di Pietro. E uno dei loro figli, per puro caso, l’hanno chiamato Antonio.
E adesso arrivano i dipietristi del Molise e si accorgono che Di Pietro è familista. Nel tardo settembre 2011. In pratica l’Italia dei Valori di Termoli, l’altro giorno, ha scritto che «Di Pietro è come Bossi e anche come Berlusconi, sono accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica». Seguivano accostamenti col Trota figlio di Bossi e con la Minetti amica di Berlusconi. Tutto perché Di Pietro di punto in bianco ha preso il figliolo e l’ha piazzato nelle liste per le Regionali molisane del 15 ottobre prossimo: e loro si sono incazzati proprio, il loro comunicato di protesta è firmato dall’intero circolo. Hanno scoperto che Di Pietro è familista. Cioè: Cristiano Di Pietro finì sotto inchiesta perché chiese l’assunzione di amici suoi a Mario Mautone, ex provveditore alle opere pubbliche di Molise e Campania: ed era stato suo padre, da ministro delle Infrastrutture, a nominare Mautone Direttore centrale del settore edilizia e poi presidente di una commissione tecnica sugli appalti autostradali. Lo stesso Antonio Di Pietro, in quei giorni, disse che «quello delle raccomandazioni è il male italiano, mio figlio avrebbe fatto bene a non caderci pure lui». In questo, Antonio e Cristiano sono uguali: hanno un’impareggiabile e impunita disinvoltura nel plasmare la realtà a loro immagine e somiglianza. Ma non c’è solo Cristiano. La tesoriera Silvana Mura, che praticamente è una di famiglia, nel 2004 fu trasformata di punto in bianco in assessore alle Attività commerciali del comune di Bologna, sindaco Cofferati. Poi c’è Susanna Mazzoleni, sua moglie. Nello stesso anno, a Bergamo, il posto di assessore al Commercio era già assegnato da un pezzo a Goffredo Cassader, coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori e uomo che si era speso per il partito più di chiunque altro. Stavano giusto per incaricarlo quando piovve il diktat: l’assessore doveva farlo la Mazzoleni. Il giorno dopo, Cassader sbattè la porta e lasciò il partito.
Ora i dipietristi del Molise non solo protestano, ma dicono che la composizione della lista regionale, scrivono, «è stata fatta apposta con candidati deboli per favorire l’elezione del figlio del leader». E sapete perché dicono questo? Perché i dipietristi del Molise si sono accorti che Di Pietro è familista.

... c'è qualcos'altro da aggiungere? Non penso.

giovedì 15 settembre 2011

q.b. di Angela Bassani

La prima volta che sono stata da q.b., al Circeo, sono rimasta sbalordita. Nella piazza lì, del centro storico, si apre al di là di una piccola porta, una rampa di scale che, l’anno scorso riportava, su ogni gradino, un sacchetto con una piantina di odori.

Una volta salita, mi sono chiesta se fosse una casetta o cosa, perché l’impressione – data la dimensione ridotta – era quella di un soggiorno-cucina piccolo, accogliente, caldo. Da una porticina esce poi lei, Angela che mi guarda e mi sorride come fossimo amiche, da sempre.
E comincia a descrivere con una dolcezza, una cortesia, una passione che trasuda da ogni… ingrediente! Credo sia questo il tratto distintivo. Chi mi ci ha portato, Giulia e Carlo (lui è quello del Cooking Trophy, date un’occhiata, va…), mi racconta un po’ di lei e della realizzazione di questo sogno un po’ imprescindibile, proprio vista la passione forte. Ed al primo assaggio giuro che non ho potuto che dare ragione a tutti.

Nei suoi dolci classici c’è sempre un ingrediente in più, qualcosa di speciale che non diresti e invece… ti stupisce e ti conquista. Nei piatti salati c’è un’attenzione alla commistione di ingredienti che trovo davvero incredibile. Ma che poi, la forza, per me, sta sempre – nel caso di questi ristoratori/osti/chef/cuochietcetc… nell’unione degli “ingredienti” che fanno anche la bella persona che ti accoglie. Siamo d’accordo che è un valore aggiunto? Insomma immaginate piatti buoni e poi questa figura immaginaria del cuoco/chef/ristoratore/oste scortese e tutto proiettato all’economia, al guadagno o un orsetto che non parla e non ti racconta? L’umanità, la cordialità è parte integrante. E da Angela non avete scampo!

Quest’estate ci sono tornata due volte. L’abbiamo trovata, in orario fuori pasto, con un libro aperto a studiare le parti anatomiche del… tonno, mi pare. Un librone che ti insegna i segreti di come e quando tagliarlo, come cucinarlo etc. E poi assaggini a go go. Tipo il tortellone ripieno di burro e alici condito con spuma di burrata. E che vi dico? Sublime! Ma poi ogni prodotto è seguito, venerato, utilizzato al meglio… per far spiccare il sapore. Tipo? I gamberi pugliesi con cicoria selvatica, saporitissima e il boccone d’insieme è speciale: l’amaro della cicoria potrebbe fare coppia fissa con la polpa dolce del gambero!
Per colazione… che ve lo dico a fare? Un’attenzione nel proporre il piatto, con assaggini di dolci e la tazza di caffè o cappuccino che sembra di stare a casa coccolati da una mamma o una sorella maggiore.

Adesso, secondo me, vi tocca proprio provarlo e dopo il gioco è fatto: diventerete Angela addicted, se state in zona, un po’ tipo Giulia e Carlo (!!!), oppure ci andrete apposta perché non potete farne a meno.
Ma chi saranno sti Giulia e Carlo poi? Eh eh…


q.b.
Piazza V. Veneto, 25

Centro Storico - San Felice Circeo (LT)
tel. 339 8583110
mail: q.b.circeo@gmail.com
web: http://www.qbcirceo.it/

giovedì 23 giugno 2011

Cambi di timone: De Biase e De Gregorio. Ma perché?

Nòva cambia direttore. Sì, Luca De Biase, proprio chi l’aveva creato. Peccato!

Nel 2006 ho partecipato ad un concorso indetto da Nòva, supplemento del Sole 24 ore – in uscita il giovedì – sulle nuove tecnologie. Avevo vinto e la serata per il vernissage della mostra, presentata all’interno di Enzimi 2006, l'ha presentata lui, insieme agli ospiti.
Vi lascio un link:
http://www.ilpost.it/2011/06/07/de-biase-lascia-nova/

E, dopo Nòva, avrete saputo, lascia il timone anche Concita. Uhm. Sono ancora un po’ stordita, visto che oltre che essere una fan dichiarata di questa donna, l’ho trovata anche un’ottima direttora, perché ha ridato linfa vitale ad un giornale che stava un po’ mollandosi, senza personalità. Oggi è più di un sito, più di un pezzo di carta. E’ interessante. Ha un valore.

Insomma, in soldoni, come si dice, mi devo preoccupare??? Non saranno troppe due, in una settimana o poco meno?

mercoledì 13 aprile 2011

Che fate l'11 maggio?

Raffaele Bendandi
Ah beh!
Ora mi si comincia a chiedere cosa farò io l'11 maggio.
Mah, non so, vedete voi. Lavoro, no?
Tanto per un mercoledì... che volete che faccia?
Tutta la settimana in ferie?
Un weekend lungo che inizierebbe il martedì sera?

No, non ce l'ho i giorni. Sono a corto di tempo. La Patagonia ha raso al suolo (ops, parola sbagliata?) tutte le mie ferie, considerando quelli obbligatori di agosto, perciò...
Vedete un po’ voi, dico. Fosse stato venerdì... tanto per non farsi venire gli scrupoli, no?

Di cosa parlo? Di questo presunto terremoto, predetto, presuntamente da tale Raffaele Bendandi.
E, sia detto, solo oggi scopro che si chiamava Raffaele e che era originario di Faenza, perché fino ad oggi pensavo che Bendandi, fosse tipo un nome asiatico o che so... strano, straniero, esoterico, comunque.
Un Nostradamus de noantri, insomma.

Vabbè, detto questo, mo io mi sono informata un tantino perché fino ad ora no, ok ok, ma ad un mese da questo evento che ci cancellerebbe tutti dalla faccia di Roma e con noi anessi e connessi colossei quadrati, mini e tondi, palazzi e palazzacci, catacombe priscillis o altre, mura vaticaneaureliane&co, cupppoloni e strade consolari che non consolerebbero più nessuno, perché i pochi vivi (che dice la profezia? ci sarebbero vivi? qualcuno? qualche brandello di carne ehm... pelle?) perderebbero la rotta, fori italici e romaniiiii, mercati antichi, vecchi e nuovi, nonché ville varie in giro per la capitale, ho ritenuto, un pochino, di dover-voler leggiucchiare qualcosina e... cos'ho scoperto?

Intanto, a chi mi diceva che “no oh, mica sto Bendandi era uno come me e come te, era un geologo!” dico che… no, vabbè, insomma, senza nulla togliere ai selfmade man, Bendandi Raffaele era un falegname di Faenza e faceva il sismologo solo per passione.

Ora qui a Roma, da qualche tempo e, forse, di più dopo il terremoto in Giappone, la gente sembra impazzita. Vengo poi a sapere che nella città universitaria della Sapienza, hanno organizzato i punti di raccolta... no, non per la differenziata, ma per gli studenti. Mmh, che sia anche quella una differenziata? Comunque, sarà pure un fatto di sicurezza da fare a prescindere, dico, ma procurare tale allarme, uhm, non so.

S'è sempre detto che Roma non è zona sismica. Quando ho sentito il terremoto de L'Aquila, ero a letto, come tutti. E l'ho sentito bene, come tutti bis. Tuttavia a Roma non è successo nulla. Avevo sentito anche quello in Umbria, di meno, solo il parquet che scricchiolava, ma qui poi non succede niente.

Ora io non ho studiato nessuna materia scientifica. Gli ultimi ricordi più vividi che ho sono le pagine del libro di geografia astronomica del liceo, perché di fisica, nin so. Però mi scoccia il panico di massa. Mi scoccia dar credito alle profezie, così, a prescindere. Tanto ci vuole poco a creare psicosi. E no, perché ci mancavano un po’, no?

Insomma, quello che volevo dire è che leggo che pare che, tra le sue carte, dico quelle di sto Bendandi benedetto, non ci sia traccia né dell'11, né di maggio, né di Roma.

Uhm.
E allora?
Vi staranno prendendo in giro?
Chissà chi è stato il genio.

vi incollo due articoli:

Il Salvagente

L'espresso

Fatene tesoro e risparmiatevi sti soldi della gita fuori porta.
Però se partite, poi, non fate che mi lasciate marcire sotto alla parete portante di casa miaaa!
Io ho il respiro corto, ma respiro, non vi inventate niente!!

un abbraccio Robiciattola vs. Terremoto
:)

giovedì 24 febbraio 2011

DECODER, RAZZISMO e INTOLLERANZA!!!

Questo post nasce da un incrocio di eventi/scoperte. Questo post è un post di tolleranza e speranza. Questo post potreste scegliere di non leggerlo, ma io scelgo di portare alla vostra attenzione delle cose. Nella mia piccola dining room (nella stanza dove, più di ogni altra, si parla di tutto): finalmente domenica.
Volevo scrivere, da giorni, qualcosa che fosse un inno, dal mio punto di vista, al decoder.
No, pazientate un attimo, non è il decoder… la speranza.
Comunque l’inno, dicevo, perché trovo che avere tanti canali a disposizione sia una cosa straordinaria e l’ho constatato, quando molte sere che mi sono trovata a trascorrere a casa, ho trovato di che cibare la mia mente, con film trasmessi su Iris, o su Rai 4 o su Raisat Cinema, non visti o che ho rivisto con piacere. Senza dirvi di come questo abbia scatenato un po’ di concorrenza, mi sembra, sui canali in chiaro. Forse chi aveva già Sky, mi direbbe oggi: “hai scoperto l’acqua calda!” ed io risponderei: “Si, ma è gratuita”.

Domenica scorsa, su Rai4, hanno trasmesso Mississippi Burning. Le radici dell’odio di Alan Parker, con Gene Hackman e Willem Defoe. Lo rivedo. Il film racconta di un episodio di razzismo accaduto realmente negli USA nel 1964: tre giovani attivisti per i diritti civili (due bianchi ed un nero), scompaiono a Jessup, in Mississippi. L'FBI manda due uomini ad indagare: L’agente Anderson, un uomo d’esperienza, disposto a tutto pur di avere verità e giustizia e l’agente Ward, integerrimo, onesto, dedito alla legalità. Qualche giorno a Jessup e le loro vedute cominciano a fondersi, non appena si imbattono nel Ku Klux Klan e nell’intolleranza più estrema del Sud.
E mi arrabbio, sì, questo è il risultato. Eh ma quando è giusto è giusto. La bestialità umana mi contorce le budella. Incattivirsi quando ci si sente scioccamente in pericolo. Mi arrabbio per l’indifferenza, per il silenzio, per l’omertà. Mi arrabbio, perché pure parlare di tolleranza mi sembra quasi offensivo: convivere sul suolo di questo pianeta dovrebbe essere naturale. Eppure nel 2011 niente è ancora scontato. Per certi versi, sembriamo fermi a secoli fa.
Mississippi Burning è solo uno delle decine di film girati sul tema del razzismo. Rivederlo serve a ricordare. E questo era un evento.
L’altro è avvenuto in giornata: ho letto una notizia online, sul sito del Corriere vi giuro che, per quanto sia rarissimo che possa accadere in questo momento storico leggendo un giornale, ho sorriso. Ma un sorriso di speranza, orgoglio. Di gusto. La notizia è la seguente:











in una scuola media di Catanzaro, la dirigente scolastica ha tentato di tagliare fuori dalle gite un ragazzo affetto dalla sindrome di down. I genitori hanno denunciato la cosa e la dirigente s’è rivolta agli alunni stessi, chiedendo di mentire al ragazzo, circa le uscite della classe di terza media. A quel punto i ragazzi – roba da film – hanno risposto che avrebbero rinunciato anche loro, pur di non discriminare il loro compagno di classe.

Secondo la normativa di riferimento, cito dall’articolo del Corriere: le gite rappresentano un'opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l'attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio.
Una dirigente scolastica, dunque, avrebbe il dovere di promuovere cose del genere, perché educative, lezioni di tolleranza per ragazzi di 13 anni che apprenderebbero che l’integrazione è nel nostro essere umani, è arricchente e giusta.
Beh, è successo il contrario: i ragazzi di 13 anni di Catanzaro l’hanno insegnata a tutti noi, che dovremmo ricordarcene più spesso.
Che vergogna!
E’ giusto che questa persona stia in una struttura scolastica a prendere decisioni per i vostri ragazzi? Cosa potrebbe insegnare e decidere questa persona per una scolaresca??? Fare altri danni? Se un domani ci fossero ragazzi più deboli, come potrebbe succedere di essere ancora a soli 13 anni, la vincerebbe lei? E cosa imparerebbero i malcapitati? Si chiede alla scuola di supplire alla famiglia, ma in questo caso MEGLIO DI NO!?!?

mercoledì 16 febbraio 2011

Cambio???? I vertici PD, si intende

Mentre ero in Patagonia pensavo: ma perché non organizzare una manifestazione che chieda le dimissioni dei vertici del PD per far spazio ai giovani? O, in modo più soft, senza parlare di dimissioni… TOGLIETEVI DI MEZZOOO! Abbastanza soft? Insomma, ma com’è possibile che non le si provi tutte? Anche se l’idea del ricambio generazionale è alla base, no? Non è proprio un estremo. Ma poi in un sistema ormai chiaramente fallimentare, cos’è che blocca la voglia di migliorare per tutti, agevolando questo “passaggio” di testimone, anzi no, meglio, questa rifondazione (perché temo che il testimone presupponga una continuità di filosofia e non è proprio il caso)? Ne parla chiunque, ma attivarsi in un girone dell’inferno incancrenito, sembra la cosa più complicata del mondo.

Per carità, capisco bene che sia inconcepibile lasciare le belle poltrone che si sono guadagnati con il sudore… ehm, che dico? Con i fatti… ehm, che dico (2)? Con dico/non dico. Ecco. Ma adesso, dopo anni, la gente vuole facce nuove, se non altro per provare a vedere se i giovani del PD hanno qualcosa nel cilindro, ancora o se siamo proprio diventati barchette alla deriva. Noi speriamo di no, ma nel mentre il tempo passa e viviamo tutti in un ambiente costantemente inquinato. Ci si occupa/preoccupa (nemmeno tanto, visto che il conflitto di interessi sta ancora li, bello lucido lucido) di Berlusconi, senza veramente avanzare proposte concrete, dignitose, serie. E, anzi, ricordiamoci, che quando s’è avuta l’occasione per farlo, ci è sonoramente sfuggito.

Mi dicono che non ci vuole l’uomo nuovo, perché allora sarebbe una dittatura, ma le idee nuove. Ok, capisco sì, certo. E che i 4 smandrappati che stanno dietro all’asse bersanidalema&co non valgono. Uhm… su questo non so. Non ho l’impressione che siano dei grandi rivoluzionari, insomma, ma che ne sappiamo? Cioè, non avendo avuto mai modo, di fatto, di ascoltarli per bene, come si fa ad essere così certi che non siano valorosi guerrieri (nel senso più pacifico della parola, si intende) che si battono per la nostra crescita politica e sociale?

La polemica a prescindere mi pare sterile. In un momento storico così buio e profondamente infecondo, i cambiamenti potrebbero essere il pane quotidiano.

martedì 8 febbraio 2011

Se non ora quando?

Tornata dalla Patagonia da 2 settimane, dopo tre settimane di distacco quasi totale dalle vicende italiote, mi sento già assediata e stufa. Quasi, perché qualcuno ha pensato bene di inviarmi un articolo di giornale che faceva un sunto delle attività sessuali del nostro premier. E sì che avrei fatto bene io a non guardare nemmeno la mail... Stavo così bene a non sentire di queste imbecillità… e adesso ci scappa la manifestazione Se non ora quando? Che si terrà domenica 13 febbraio, in varie città d’Italia. A Roma l’appuntamento è per le ore 14 a Piazza del Popolo (qui gli altri appuntamenti).


E’ importante, insomma. Voi ci siete? Tutte. Tutte le donne, anche quelle che non possono venire, ma che saranno in piazza virtualmente. Ho letto di una polemica terminologica, sul Corriere, rispetto a questa manifestazione. Ma l’importante non è il messaggio? Un manifesto rosa. Uno in cui non ci sono tette e labbroni o assegni da urlo, un manifesto di libertà. Non c’è più spazio, e tempo, per le polemiche terminologiche. C’è solo un piccolo margine per guadagnare di nuovo movimento, per richiamare in vita una dignità persa e ricordarla, perché no, a chi non se n'è accorta, un margine piccolissimo per tornare a sognare, essere normali, guarire le cose serie e non essere più l’obiettivo di barzellette, gossip & co. Ce la possiamo fare.
 
r.

mercoledì 2 febbraio 2011

Caracciolo sull'Egitto - Repubblica di ieri

Qualche riga da L'occasione che perderemo di Lucio Caracciolo:
L'Egitto è un'occasione che perderemo. L'occasione è storica: spezzare nel più strategico paese arabo il circolo vizioso di miseria, frustrazione, regimi di polizia e terrorismo - spesso alimentato dai regimi stessi per ottenere soldi e status dall'Occidente - che destabilizza Nordafrica e Vicino Oriente fino al Golfo e oltre. Il successo della rivoluzione avvierebbe la transizione a un Egitto "normale", con un potere politico legittimato dal popolo.

Eppure Roma tace. Il nostro governo ha trovato modo di non esprimersi fino a sabato. Meglio così, forse, visto che quando ha parlato - via Frattini - nessuno se n'è accorto. Mentre tutto il mondo si preoccupa del dopo-Mubarak, noi ci dilaniamo sulla "nipote". Stiamo perdendo l'occasione di incidere in una svolta storica - stavolta l'aggettivo è pertinente - che riguarda molto da vicino la vita nostra, soprattutto dei nostri figli e nipoti.

Se sbagliamo politica in Egitto, in Tunisia o in altri paesi del nostro Sud, il prezzo lo paghiamo in casa.

Un sobrio accertamento dello stato delle cose dovrebbe indurre il nostro governo a mobilitare ogni risorsa a sostegno dei cambiamenti in atto sulla sponda africana del Mediterraneo. Se ciò non accade, non è solo colpa di Berlusconi o Frattini, ma della rimozione che l'Italia ha compiuto di se stessa. Della sua geografia e della sua storia. Nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità è duro ammetterlo. Ma è un fatto: non sappiamo dove siamo né da dove veniamo.

Per anni abbiamo vissuto di verità ricevute. Un eterno fermo immagine. Intanto, la società civile egiziana cresceva, si strutturava. Ci sono certo i Fratelli musulmani, un arcipelago dalle mille ambiguità, che Mubarak ci ha rivenduto con successo come banda di terroristi. Ma ci sono anche laici, cristiani, nazionalisti, socialisti, gente che semplicemente non ne può più della "repubblica ereditaria". Quanto meno daremo ascolto e supporto alle loro istanze, tanto più il rischio di una deriva islamista diverrà concreto. E' quanto sperano Suleiman e gli altri anziani ufficiali drogati da decenni di potere incontrastato. Per riproporre e rivenderci il muro contro muro.


Obama e alcuni leader europei forse cominciano a capirlo. Fra cautele ed esitazioni invitano a voltare pagina. Non noi italiani. Continuiamo ad aggrapparci a un Egitto che non c'è più. L'Egitto che prova a nascere non lo dimenticherà. La sua sconfitta sarà la nostra. La sua vittoria, solo sua.

Lucio Caracciolo da La Repubblica di ieri
http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/31/news/occasione_egitto-11862368/?ref=HREA-1

lunedì 6 dicembre 2010

Domenicale: dal lenzuolo al fazzoletto

Il Domenicale del Sole 24 ore, da domenica 5 dicembre 2010 ha cambiato veste grafica.
Come è facile intuire dal titolo del post, da lenzuolo si è ridotto in un fazzoletto. Beh, non proprio, ma la riduzione c'è stata.
Il Sole rimane il quotidiano di più grande formato, ma i suoi allegati, in genere, sono grandi la metà delle pagine del giornale economico. Nova24, Plus24, etc... Ora il Domenicale è grande come questi e, secondo me, è un rinnovo apprezzabilissimo, perché ci guadagna in manegevolezza e in novità.
Credo, personalmente, che i rinnovamenti grafici di un quotidiano, magazine, rivista etc... diano sempre nuovo slancio ai lettori di sempre, ma anche a nuovi avventori.


Perciò, tanti auguri !

martedì 30 novembre 2010

Mario Monicelli (Viareggio, 15 maggio 1915 – Roma, 29 novembre 2010)

Mario Monicelli era un cinico, meraviglioso uomo italiano.
Monicelli era ironico, sorridente e amante della Commedia come via per comunicare col mondo. Cose di qualsiasi aromento.
Monicelli era grande. Spicciolo, perche' con poche parole, ti diceva tutto quello che c'era da ricordare.
Un grande regista che ci manchera'. Difficile ritrovarne uno cosi'.

"Branca Branca Branca!"

r

Ho letto i giornali ieri sera e stamattina. La notizia era stra battuta. Ma due cose mi hanno colpito, piu' di altre:

1. Il Corriere della sera ha scritto, in calce alla notizia "Corpo a terra - Foto". No, dico, ma e' possibile questo? Come puo' un giornale serio, o pseudo tale, scrivere una cosa del genere??????????????????? Io mi vergognerei. Rientriamo nell'oblio del cattivo gusto, della notizia a tutti i costi? E perche'? Per chi? Per cosa?

2. Ha fatto bene il nipote a dire che non e' un "evento tragico", come ha detto la Polverini. Precisare, in questo paese, pare sempre doveroso. Ognuno formula pensieri, senza riflettere. Io penso che avere potuto fare questo gesto, essere riuscito ad arrivare alla finestra, gli abbia dato una grande liberta'. Quella che altri avrebbero voluto. Grande anche in quel momento.

venerdì 19 novembre 2010

Hornby da Eggers, piuttosto che Baricco - Letto su Il Post

Ho appena letto questa notizia sul Il Post:
http://www.ilpost.it/2010/11/18/scuola-scrittura-ministero-delle-storie-nick-hornby/

Insomma, in breve, Nick Hornby ha aperto questa scuola per ragazzi, che si chiama il Ministero delle Storie. E, a parte che la parola ministero associata a qualcosa che non sia attinente a un governo, mi sa sempre di Harry Potter, beh il fatto che si sia ispirato alla scuola made in USA by Dave Eggers (j'adore), non puo' che ben predispormi verso questa iniziativa.
Entrambe mirano ad avvicinare bambini e adolescenti e sono legate ad una catena di negozi, di accessori quello di Eggers, di mostri, quello di Hornby.
Chapeau per NB.

E poi, insomma, noi in Italia c'abbiamo Baricco che fonda la Scuola Holden, di cui non ho un'ottima opinione, affatto... Si, ho detto una cosa, forse, politicamente scorretta, ma siamo qui anche per questo, no?
Cioe' c'e' sempre puzza si bruciato, insomma. Finche' la scuola si fa ai ragazzi, bene. Quando la scuola la sia fa per gente adulta che vuole imparare una cosa che secondo me dovrebbe essere cresciuta (o innata?), uhm, c'e' qualcosa che stride. Holden, Holden, Holden... mah... Oppure che una scuola sia anche un modo per dare lavoro a chi non ce l'ha? Intendo insegnanti e tutto l'entourage baricchesco. Non che ce l'abbia troppo con lui, ma piu' con chi lo incensa, lo venera, insomma i sostenitori, i Baricco's supporters.
Ma l'Italia e' meravigliosa per queste cose.
Siccome siamo pochi, le cose che abbiamo sono queste.

Friday!!!

lunedì 8 novembre 2010

IRAN - ITALIA = 8 a 3

Sere fa, al Festival del Cinema di Roma 2010, ho fatto un pensiero, dopo aver visto Dog Sweat, un film iraniano. In realta' il film non e' un granche', perche' e' slegato, scialbo, inconcludente... Ci sono storie, di ragazzi, moderni e parzialmente emancipati. Le storie si intrecciano, ma i tentativi di emanciparsi vengono cancellati dalla tradizione che avanza o, comunque, abbandonano il campo all'arrendevolezza: qualcuno decide che non ce la fa piu' e sceglie una modalita' estrema di affrontare la quotidianita'.

Tuttavia esistono.
Nell'era Ahmadinejad, dopo il successo della Satrapi con Persepolis, c'e' stato Donne senza Uomini e Gatti persiani ed oggi questo.
Si attivano, insomma. Sono bloccati, braccati, censurati, esiliati, eppure si muovono, urlano, creano, pensano, si ribellano.

Qui chi e' che si muove? Le pagine di pochi giornali? Un TG nuovo? Qualche trasmissione?
Stasera qualcuno lo ha fatto, con altro stile, sì.
Forse. Saviano e Fazio insieme a Benigni ed Abbado. Persone che no, non urlano, ma le sentiamo. Gli spettacoli hanno bisogno di grazia.
C'e' troppa gente che urla, per niente.
Ci vorrebbe piu' gente che porti avanti le proprie cause e quelle degli altri per propria bocca, con grazia, senza urlare.


r

martedì 19 ottobre 2010

Cota VS Bresso

Hanno interrotto la riconta.
Cota e' vincitore.
L'ha deciso la Consulta di Stato.
Le liste che il TAR aveva detto essere non valide,
oggi sono state dichiarate tali.

lunedì 11 ottobre 2010

Considerazioni sui mondiali di Volley

Ivan Miljkovic, nazionale serba.
Vedere una partita di pallavolo dal vivo è bello, ma vederla in TV, per certi versi, è meglio.
I giocatori e le azioni sono vicine vicine.
Io mi emoziono di più, mi arrabbio, tifo, mi sdraio a terra e mi rialzo, grido, dico parolacce.
Fatto sta che l'Italia ha perso.
I tempi di Velasco sembrano lontani un secolo. L'Italia ha perso contro un Brasile incredibile, perfetto.
Magari ad averlo incontrato oltre e non in semifinale...
Ma no, non c'è storia. Un altro mondo pare.
Ma sti brasiliani, mi chiedo io, c'è qualcosa che non sanno fare? canto, ballo, volley, calcio. E' frustrante. Avrei qualcosa da dire anche su Walter Salles, il regista, sui chirurchi plastici e... altro?
Detto questo, ho constatato, dall'interno del palalottomatica, che il tifo del volley sembra meno sportivo di quanto potesi sperare.
Alla battuta degli avversari dell'Italia, si poteva udire un simpatico buuuuuuuuuuuuuuu. Stavo per fermarli e spiegargli un po' di educazione allo sport. Ma poi mi sono detta che non ce l'avrei fatta mai.
STOP PEDAGOGIA!
Intorno ai palloncini griffati TIM che tutti sbattevano per tifare, le manine finte, la musica che si inseriva tra un punto e l'altro, mi sentivo un po' in confusione.
Detto anche questo, abbiamo avuto una volta ancora in questa occasione la riprova che la TV italiana si dimentica degli sport che non sono calcio, automobili e moto GP. Il resto è... noia?
Solo al passaggio alla semifinale, ho letto che la Rai ha cominciato a pensare di farsi spazio per mandare in onda la diretta della partita di sabato, alle 21.
Appena visto i servizi della Domenica Sportiva. Uno sul volley e poi, adesso, su una partitella di calcio della nazionale (LE QUALIFICAZIONIII!!). Mai provato a confrontare?
Il primo è un servizio di puro sport, asciutto, diretto, semplice ed efficace. Il secondo, al solito, la filosofia del calcio.
Roby Ayuara

PS: secondo me gli italiani hanno perso perché avevano le magliette e non le canottiere come i cubani, i brasiliani e, soprattutto, i serbi di oggi pomeriggio!

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