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giovedì 19 aprile 2012

Appunti durante un concerto: Shostakovich e altre amenità in Sala

Sottotitolo:
dello strapotere dello smatphone multiuso

in Sala, prima di suonare
Solo i percussionisti fanno i pensatori con le mani in mano, finché non suonano.
Stasera Sostakovic e i mirabili violoncelli davanti. Gli archi, anche se non suonano, hanno le mani occupate.
La Batiashvili ha un vestito rosso natalizio. Anche il braccio, mentre suona, le diventa rosso natalizio (mai vista sta cosa)!
Piovani è in rosso, anche lui.


laddove le signore si tuffano sulle patatine
Ed io, al solito, circondata da più che pensionate con odori di naftalina e/o (che non so se sia peggio la congiunzione o l'avversativo) profumi antichi per cassetti… atkinsons.

Oltre a ciò si sentono i soliti malanni (leggi tosse) degli spettatori, tra le note. Sob.
Ma stasera - colpo di scena - un bastone di legno cade per le scale della galleria. Che numero!
Le signore accanto a me rivanano nelle loro borse in cerca degli occhiali, non curanti della musica che suona…

profondo rosso poltrona

Arrivano le voci bianche, oltre al coro super. Su una sessantina di ragazzini, quanti ne conto da quassù - età media 13 anni -, ce n'è una rasta (!) e ben tre rossi di capelli…
 

Le spettatrici russe, venute a canticchiare un po' nella loro lingua, sono in infradito. Mi pare coerente.
Amenità, dicevo, appunti durante un concerto.

r.

martedì 3 aprile 2012

La Cavalleria un po' Rusticana, un po' gentile

Ieri sono andata ad ascoltare La Cavalleria Rusticana, o meglio, un pezzo di questa opera, composta da Mascagni e cantata in dialetto siciliano (è tratta da una novella di Giovanni Verga): finalmente no deutsch, no italiano aulico, ma siculo e James Conlon (direttore made in U.S.A.) che ripeteva il testo, durante la direzione, il che probabilmente lo aiutava a sentirsi più compenetrato nella parte. Compare Turiddu e Santuzza sul palco della Sala Santa Cecilia.


Mi accomodo nella mia consueta galleria laterale, dopo aver incrociato Peppe Servillo disorientato in fila in biglietteria. Apro un libro per leggiucchiare qualche pagina prima che comincino a suonare. La sala non è proprio gremita, ma sì c’è gente. Intravedo, alla mia sinistra, una signora che l’ultima volta che avevamo assistito a una roba cantata, se l’era cantata lei, tutta, accanto a me. Oddio… speriamo non la sappia!

Poi dall’alto, al solito, tutti gli abbonati della platea – per lo più – che si incontrano ogni settimana si salutano e parlano di feste, beneficienza, affari, insomma fanno salotto prima dell’inizio del concerto che se non cominciassero ad abbassare le luci, a una certa, rimarrebbero a ciarlare tuttoiltempo! Poi c’è qualcuno che s’aggiusta la sua cuccia per farsi un bel sonno. Essì, ne vedo di teste che si afflosciano durante i concerti: giusto ieri mi sono chiesta che ne pensassero i cantanti di questo pubblico debosciato.

Non capita spesso che oltre al coro ci siano anche i cantanti e, devo dire, che non mi piace molto in genere, però ieri è stato bello assai, perché i 5 facevano un po’ finta di essere sul palco di un teatro dell’opera, più che su quello di una sala concerti e quindi recitavano i loro pezzi cantati, dando pathos a tutte le azioni e le parole, nonché sottolineando i passaggi musicali.

Mi chiedo sempre dove prendano i costumi queste cantanti liriche che fuori dall’opera indossano abiti improbabili stile museo, tranne la mamma di Turiddu. Aveva una certa, era evidente, eppure il suo vestito lasciava intravedere reggipetto ed elastico delle mutandine… Ma poi è entrata Lola (il nome del personaggio) ed eccolo lì, il vestito stile tenda, con tanto di scialletto che non manca mai in cotante occasioni! Ma perché si devono coprire le spalle (o le braccia cascanti…)? Mica siamo in chiesa! Devono dare un senso di classico? Ma qui, più che di classico, mi pare vecchio, da soffitta, impolverato… bah.

Poi, alla mia sinistra, la tipa ha cominciato a disegnare l’aria con le mani, seguendo la musica e il suo vicino dirigeva e cantava, allo stesso tempo, in preda all’euforia… non ne potevo più. Mentre la signora alla mia destra cantava pure, ma era appassionata e simpatica.
Non so perché a casa mia, della Cavallerie Rusticana, negli anni, non si sia molto parlato. Le favorite rimanevano i classici di Puccini e Rossini. Stop. Poi al massimo, ogni tanto, faceva capolino l'Andrea Chénier con la sua mitica aria La Mamma morta, interpretata da una incredibile Callas.

La Cavalleria Rusticana è un misto di suoni celestiali, che ai più – uniti al concetto “arcaico” di musica classica che hanno – risulterebbero insopportabili, e cavalcate, appunto, rustiche... che – metaforicamente – restituiscono esattamente le sensazioni dei suoni delle percussioni, dei fiati…

Non manca poi l’applauso goffo, stentato e in un momento in cui – dai, ormai lo sanno tutti – non c’entra niente. Sì è etichetta. No, non è una questione di snob del cavolo! Ma solo perché, evidentemente, se il direttore non s’inchina e chiede di fermarsi con gli applausi, vorrà pur dire che non ha finito, no?
E allora diventa rispetto per qualcuno che di musica ne capisce di sicuro di più di quello che capisce lo spettatore medio che batte le mani.

L’altra giornata di Cavalleria è domani e non, come al solito, stasera. Se vi va, andate a provare.

Orsù

mercoledì 1 giugno 2011

Prime parole Estate romana 2011


Carissime/i, scampoli di Stagione Sinfonica & co. Dico scampoli, perché quello della prossima settimana (la cui prima esecuzione, in realtà, si svolgerà sabato 4 alle 18, per poi replicare lunedì 6 alle 21 e – il mio turno – martedì 7 alle 19) è l’ultimo concerto della stagione 2010/2011. Poi comincia la stagione estiva, in Cavea e non. Tra gli altri il mitico Luglio Suona bene che, quest’anno tanto mitico non è, anzi… stagione tremenda, con un'età media altissima (Manhattan Transfer, Joe Cocker, Chicago, John Mellencamp, Lou Reed, Ringo Star, Cindy Lauper... i Pooh!) e, di conseguenza, un mio disinteresse ai massimi mai registrati. Al solito c'è sempre qualcosa che si salva.

Passiamo subito ai fondamentali

1)
la 5a Sinfonia di Beethoven di cui vi riporto il link quissotto:
http://www.santacecilia.it/news/kavakos.html
è, si quella che fa tatatataaaaa, tatatataaaaa, ta ta ta ta ta ta ta ta, ta ta ta ta ta ta ta ta etc...
Al link di sui sopra, trovate anche le 3 diverse date, al solito, nonché l'ulteriore link ai prezzi dei vari settori. Il diretur Kavakos suonerà anche il violino, pensate... interessante, no?

2)
Tra le cose salvifiche c’è Telecomusica 2011. In Cavea, appunto.
Si tratta di 3 eventi (tutti con prezzi abbordabilissimi che vanno dai 10 ai 35 euro): il primo (16 e 17 giugno) viene presentato come il Bolero di Ravel, ma è molto di più. Sono 2 serate dedicate al compositore e, dunque, non solo il Bolero, ma anche Daphnis e Chloe e il Concerto per la mano sinistra. C'è un'offerta per questo: se comprate il biglietto per la prima serata, avrete uno sconto del 30% per un biglietto della seconda serata. Il Bolero l’ho ascoltato per la prima volta, completo, alle scuole medie, con la professoressa di musica che ci voleva far ascoltare il tempo, il ritmo. Il secondo evento (1° luglio) è un po' meno interessante (tradotto: a me non intererssa!!!), ma lo segnalo, chissà... si tratta de I canti che hanno fatto l'Italia, sempre in omaggio ai fantastici 150 anni. Dico chissà, perché potrebbero interessare a qualcuno, per quanto io confesso di preferire quelli popolari ai patriottici. Bah. Il terzo evento (6 luglio) mi incuriosisce: i Carmina Burana di Carl Orff eseguiti in Cavea... fantastico, si spera in uno splendido tramonto. Sicuramente li conoscete tutti. In quanti film è stata inserita questa musica? Forse anche spot? Adesso non mi sovviene, per fortuna.

Il tutto è riportato a questo link:
http://www.santacecilia.it/news/telecomusica2011.html

Buon ponte a tutti,
Robiciattola

venerdì 27 maggio 2011

Cristina Donà, dal 7 maggio a oggi, il concerto su Radio 2


Stasera alle 21, su Radio 2 sarà trasmesso il concerto di Crsitina Donà tenutosi all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il 7 maggio scorso. In Sala Sinopoli.
Il sito e la newsletter lo annunciano dicendo che è stata una data importante ed emozionante, perciò vale la pena ascoltarlo. E chissà, mi chiedo, se dal solo ascolto, trasuderà tutta quell'emozione che ho provato io, e con me tutto il pubblico, nel sentirla esibirsi con tutta la carica che si porta sempre appresso.

Sala Sinopoli, dicevo, prima fila, io da sola, amici sparsi. Ho preso il biglietto presto, ché non potevo più aspettare. Non ho i miti, io, nella musica. Non ho miti. Ho persone che stimo molto e lei è una di quelle.
E' ironica, autoironica, semplice, sensibile, un vulcano di energia, è simpatica, è BRAVA! E' un'artista seria.
Quando lei ha cominciato a pubblicare album, io non ero ancora approdata in capitale. L'ho sentita la prima volta ad Enzimi, sul palco, quando si faceva... beh, non avevo ancora punti di riferimento certi... mi sembrava vicino alla stazione Tiburtina. Possibile? Doveva essere il '98... uhm, un sacco di tempo faaa!!

Amore a prima vista (o a primo udito! come suona male, però!)... cd come se piovesse. Una voce calamitosa (Si, ok, si dice calamitata, lo so benissimo, ma calamitosa racchiudeva in sè anche il concetto di un senso di sentimento).
Comunque magnetica. E quest'ultima prova in Sala Sinopoli è stata straordinaria. Questa sala è quella di mezzo, come grandezza. E' una sala giusta, intima e concentrata (la Petrassi la odio!). Tutta per lei.

La scaletta era costellata di questo ultimo disco "Torno a casa a piedi". Comincia a cantare Bimbo dal sonno leggero. Interessante, pop, da scoprire, con 2 o 3 chicche vere, da lacrime. Nelle intercapedini, poi, si è dedicata completamente agli affiscionados, ha eseguito i brani storici, sparsi ed io lì pronta a fare le mie richieste, all'uopo. Non ce n'è stato bisogno.

Così, dopo essermi ritrovata, al momento di Un esercito di alberi, con la pelle d'oca addosso, il momento di sicuro più emozionante, per me, è stata l'esecuzione di L'aridità dell'aria. La band si è dileguata e lei è rimasta da sola sul palco. Da sola, si fa per dire... era li a schitarrare con la sua. Era lì pronta a gridare "...a frantumarloooo". Una forza, una carica incredibili.

E, nel mentre, una chiacchiera. Fino a che, alla fine, la Cri ci ha chiesto di andare tutti sotto al palco ed è partita con Triathlon (cantata, sul disco, con Samuel dei Subsonica, che ho visto, per la prima volta alla stessa edizione di Enzimi di cui sopra). Anche li, la platea è venuta giu. Tutti in piedi, Daniele Silvestri compreso (si scambiano spesso le band, questi due qua), a ballare.

Bellissimo concerto. Emozionante. Adrenalinico.
Ero seduta da sola, in prima fila e pensavo, all'inizio tra me e me, che stavo lì a godermi quelle canzoni in un modo così intimo, così reale. Ho provato sensazioni diverse, ma tutte belle, tutte veloci e tutte a fior di pelle. La musica è questo per me. Emozione. Spesso non riesco a interagire ed il motivo sarà pur questo: manca un poquito de corazon.
Un concerto di chi si vuole divertire e condividere con il pubblico. Era il concerto di una persona vicina, non di una star.

Grazie

Vi lascio una chicca, semplice e tanto pop, perché sto concetto della seta e delle ortiche mi piace assai:

Più forte del fuoco e dell'acqua che scende
c'è solo l'amore, esiste da sempre.
L'ho visto arrivare in un'alba cometa,
ha il tuo stesso sapore e lo sguardo di chi aspetta.


Più in alto dell'aria la terra si perde
rimane l'amore, il resto, forse, non serve.
L'ho visto tornare che non ci pensavo
e con poche parole, sai, mi ha ricordato...


che sei tu il suo riflesso,
che tu il suo riflesso.


C'è quella frase che dice:"chi ha già provato le
ortiche riconosce la seta".


Tra le distese e le case vorrei poterti incontrare, per dirti...


Più grande del sole e di quei grattacieli
è di certo l'amore anche se non lo vedi.
Un demone e un santo, la stessa moneta.
Se l'odio ti schiaccia l'amore
come sai ti risolleva.


E sei tuil suo riflesso
e sei tu il suo riflesso.
Devi guardar le ferite
se hai già provato le ortiche riconosci la seta.
Tra gli aeroporti e le case vorrei poterti
incontrare per dirti che sei come la seta.


E sei tu il suo riflesso
tu il suo riflesso.
(Più forte del fuoco, Torno a casa a piedi)

buona scoperta, di qualsiasi scoperta si tratti.

giovedì 7 aprile 2011

Il solito discorso del rispetto per gli altri. Ai concerti, al cinema etc...

Ok ok, io sono famosa. Nonnò, non intendo famosa nel senso di famosa… una star! Nooooooo. Piuttosto una cosa più relativa, più di piccola entità: famosa tra gli amici più intimi per essere una rompi, al cinema/teatro/concerti&co nel moderare il disturbo del pubblico verso chi vuol essere davvero pubblico e non solo una presenza così. Una vigilessa, ecco. Più chiaro? No. Bene, mi spiego. Se qualcuno fa volare una mosca, mentre guardo un film al cinema, io puntuale comincio a guardarli i n modo minaccioso: si, mi giro e li fisso. O, peggio, a volte, faccio una battuta. Perché a volte proprio non mi spiego com’è che certa gente decida di fare una conversazione di sana pianta sulla qualunque, proprio dentro alla sala di un cinema. Vai a sapere.


Detto questo, probabilmente si tratterà, per tutti, del più comune disturbo che si verifica da sempre nella sala di un cinema, nel momento clou, o durante una conferenza o – ancora – durante un concerto, ché finché si sta in piedi in uno stadio mentre Springsteen, chessò, canta con la E-street band, allora pure pure, ma se ti trovi in Sala Santa Cecilia, comincia ad essere fastidioso e pure il pubblico intorno si chiede: ma che siete venuti a fare?
Dunque capita sovente che si tossisca in modo convulso e i più civili escono dalla sala, finché i colpi non smettono di martoriarli, ma quello, infondo è una cosa involontaria… più o meno.

Ma capita anche che i cellulari squillino. Adesso la voce dell’Accademia tuona ad ogni concerto: si prega di spegnere i telefoni cellulari. Dunque OBBEDITE! In sala non c’è linea, per lo più. Ma questo pare capiti ai più civili, per tutti gli altri le famose “tacche” sul display del cel, compaiono copiose ed ecco qui che nel bel mezzo di un concerto… driiiin! ARGH! Li strozzerei!

Pappano lascia correre, in genere. Ma qualche martedì fa, durante il mio turno d’abbonamento – ripreso in TV -, è successo un fatto increscioso: secondo tempo del concerto, sinfonia di Mahler cominciata da 15 minuti circa ed ecco che parte una soneria tutt’altro che discreta! Un DRIIIINN incredibilmente forte. Mi giro, è 5 file dietro di me, la donna (giovane!) colpevole. La guardo che sta lì intenta a ravanare dentro la sua grandissima borsa per cercare il telefono, ma non lo trova. Che disdetta! Finalmente riesce, ma tanto ormai il danno è fatto. Dopo un minuto Pappano accusa il colpo. Si ferma. Tony Pappano cambia espressione, lui che è sempre sorridente… è serio, stavolta. Si gira e dice: caro pubblico, mi dispiace, ma dato che c’è una ripresa televisiva in corso, siamo costretti a ricominciare da capo. Bene. Il pubblico risponde cominciando a gridare improperi contro ignoti (perché chi non le era vicino, non sapeva): cafoniii, maleducatiiii, ignorantiii!!!
E speriamo che questo basti, per il futuro.

auguri a tutti,
Robiciattola

P.S.: intanto sere fa, durante il concerto di Brad Mehldau, il mio vicino è stato tutto il tempo, ma tutto dico eh, del concerto, a controllare il suo bel Blackberry illuminato e colorato di rosso. Che facesse di preciso non so, ma mi sa che si connetteva ad internet. Io l’ho guardato, ho sbuffato, ma questo non ha sortito effetti. Sembrava essere una cosa nervosa, ma comunque… e goditi il concerto, dico! Comunque qui, a parte il disturbo, su di me, dell'illuminazione costante di sto teleefono, c'è anche il fatto che la gente, anche i grandi dunque, è talmente perennemente connessa, che non si ferma a godersi più le cose. Ma qui entriamo in un'altra sfera, appunto.

giovedì 31 marzo 2011

Brad Mehldau Solo - Auditorium Parco della Musica - 29 marzo 2011

Il sole di fine agosto.
Ma quella è un’altra storia.

Ieri Brad Mahldau, con la sua camicia viola ha suonato un concerto di 1 h e tre quarti in Sala Sinopoli. Una sala che mi piace tanto. Raccolta, meno dispersiva, più confidenziale.
Anche Bollani di venerdì 25 è stato lì. E’ un diverso modo di suonare e rapportarsi al pubblico. Ma dipende da come sei, trovo. Bollani è una personalità esplosiva, estroverso, simpatico. Questo, per molti, si scontra con l’immagine del talento jazz. Per molti ha a che fare con un modo di mostrarsi. Per me ha a che fare col fatto di non poter fare a meno di essere come sei, nemmeno sul palco e, quindi, finisci per coniugare il tuo talento di pianista, con la forza della personalità che deve essere platealmente mostrata. Sei su un palco, del resto. Che mostri il tuo talento o la tua personalità… le due cose, finiscono per fondersi. Il risultato di questa fusione, per quanto riguarda Bollani, è piuttosto piacevole.

Mehldau ha una personalità del tutto diversa. E’ un timido, riservato. Suona ad occhi chiusi. E la sua faccia è visibilmente compenetrata al pezzo che sta eseguendo. Studia. Riproduce i pezzi di artisti di altro genere musicale, cominciando così il suo concerto con una versione tutta relax e bassi di Smells Like teen spirit che poi presenta, per chi non l’avesse riconosciuta, con quei ta na na naa, ta na na naa, ta na na naa, yeah…(anche lui un suono del pianoforte!), dei Nirvana, anzi di Kurt Cobain, come ha detto lui. Poi evita un moscerino che gli gira intorno, ma lui con la mano sinistra continua a suonare e con l’altra lo scaccia un po’, sorridendo sotto i baffi (metaforici. Non ce li ha) insieme a noi. Poi un pezzo “by me”, dice e, a seguire, Bittersweet simphony dei Verve. Questa mi è nuova. Legata com’ero alle sue cover di The Day is done di Nick Drake, Paranoid Android dei Radiohead e Teardrop dei Massive Attack che mi hanno conquistato, buttate qui e là – tra i pezzi suoi – nel primo suo disco acquistato.

Ha una formazione classica, eppure sembra che abbia rivoltato le sue corde a favore del jazz, con questi gusti rock che entrano nel panorama della sua musica come fossero una seconda pelle. Senza colpo ferire.

Dice due parole due, in italiano: “sono… felice, contento, di essere qui, a Roma” e poi, più sciolto in “english-usa”, per presentare quanto suonato fino a quel momento. Ricomincia con i Beatles di Blackbird. Io quasi commossa, ché dei Beatles, ultimamente, sto facendo una colonna sonora costante. Termina con Hey Joe di Jimi Hendrix. Credo. Non c’è stato tempo di elencare il “suonato”, perché s’è goduto gli applausi, ma penso di non essermi sbagliata.

Tornerà, probabilmente, quest’estate con Joshua Redman, in Cavea.
If you love jazz, you can’t miss him!

lunedì 28 marzo 2011

Bollani "Sheik Yer Zappa" - 25/03/2011

E coi capelli crespi raccolti con un elastico ha cominciato a suonare come un vortice di note. Senza guardare. Pensavo, proprio, che le sue braccia/mani suonano come se non dovessero suonare, ma come se non potessero fare altro. L’ho regalato ad un’amica questo concerto di Bollani che ripercorre i pezzi di Frank Zappa in chiave Jazz ed ho avuto un po’ paura che fosse un Jazz troppo spinto per una non appassionata. Ma tale era la bravura di lui, al solito, e di chi l’ha accompagnato…


Dal vibrafonista al trombonista erano un talento materializzato sul palco, a raccogliere applausi sentiti e scroscianti, fino al Bollani vero, quello che butta giu tutta la sua personalità poliedrica, quando tira fuori due giocattoli: una tromba e una chitarra, che suonano davvero. È lui, non c’è dubbio. Un musicista che sa quello che fa, mentre sorride, condivide col pubblico e coi suoi colleghi, che sa farsi apprezzare e che, nel suo stile, non se ne fa niente di star serio lì a suonare. E, pensavo, se uno è fatto così, come fa a star lì fermo, senza interagire ogni tanto, “lontano” dai tasti? Non per questo credo sia meno bravo. Qualcuno dice che si fatica ad identificarlo in uno stile. Ma io non penso che un bravo pianista debba essere per forza identificato con un genere, basti a noi che sia un talento indiscutibile ed a lui per sapere che può suonare qualsiasi cosa, per deliziarci.

Troppo celebrativa?

Io sono per questo genere di personalità, quindi celebro lui, più che i musicisti orsi, anche se se lo possono permettere. Chapeau per quelli, ma tanti altri per Bollani.
 
 
 
Leggete anche:
- Conlon e Bollani suonano Gershwin
- Rava Bollani - The Third Man
- Bollani suona Gershwin con una donna: Xian Zhang
- Conlon e Gershwin: Bollani con loro

lunedì 7 febbraio 2011

Requiem di Verdi - Accademia di S. Cecilia c/o Auditorium Parco della Musica


Le ultime chance – per quest’anno – di ascoltare/vedere l’esecuzione del Requiem di Verdi, da parte del m° Yuri Temirkanov, con l’orchestra dell’accademia di S. Cecilia, sono stasera lunedì 7 febbraio, alle ore 21 e dopodomani 9 febbraio alle ore 19.30.


Insomma, nel 150enario dell’unità di questo vituperato paese, in un momento in cui l’attuale esecutivo ha deciso pure di istituire, solo per quest’anno, una festa (il prossimo 17 marzo) in onore di questa patria che una parte del governo, praticamente non riconosce, tocca non perdersi una prova di una delle ultime e gloriose opere di un genio della musica italiana, Giuseppe Verdi, dedicata, la messa, ad Alessandro Manzoni. Il risorgimento, l’epoca in cui componeva. Il suo nome è legato anche a momenti in cui il quasi popolo italiano, già sotto casa Savoia, insorgeva, appunto, rifletteva, si ribellava, si riuniva segretamente per dar vita a movimenti solidi, destinati a rimanere nella storia, non solo per l’importanza del contesto in cui si muovevano, ma anche perché forse sono stati gli ultimi più seri esistenti in questo paese che s’è dato al lassismo e alla mala politica.

Vabbè, ma bando alle ciance. Teniamo alla musica (Anche se questo è l'esempio di come, già un po' di tempo fa, l'arte dava il suo contributo alla politica. Segretamente? W V.E.R.D.I.! L'arte, la cultura, di cui adesso un paese sembra poter fare a meno. tanto, a che/chi serve?).

Temirkanov stasera si esibisce nella direzione posata che lo identifica. Senza colpi di testa. No, niente metafora in questo senso, quando si parla di direttori d’orchestra, i colpi di testa sono reali, indi per cui le capigliature folte e i ciuffi liberi, ma lui no. Classe 1938, il giovane Yuri – eccerto, perché un direttore di 73 anni è ancora giovane, dati i vari Pretre & co ultraottantenni – è Direttore Musicale del Teatro Regio di Parma, dal 2009 e fino alle celebrazioni del bicentenario verdiano del 2013. Manco a farlo apposta, stasera dirigerà il Requiem di Verdi.

Et voilà. Buon ascolto.

mercoledì 26 gennaio 2011

Rimpiangere il passato

Ieri sera. Auditorium. Uscendo dal concerto di musica classica.
Due signore, commentando la situazione politica del nostro paese, esclamano:

"Eh, una volta c'era De Gasperi!"




r

martedì 9 novembre 2010

Sinfonia di Leningrado a S.Cecilia, Non arrossire di Gaber e Blue di Joni Mitchell

Ottima esecuzione di Kirill, il russo. Emozionante, coinvolto, come i direttori che mi piacciono. Quelli che travolgono l'orchestra. Applausi a scena aperta.

Non arrossire
Non arrossire
quando ti guardo
ma ferma il tuo cuore
che trema per me
non aver paura
di darmi un bacio
ma stammi vicino
e scaccia i timor
il nostro amor
non potra' mai finire
stringiti a me
e poi lasciati andar
no non temere
non indugiare
non si fa del male
se puro e' l'amor
non arrossire
quando ti guardo
ma ferma il tuo cuore
che trema d'amor



...non posso altro che musica sto periodo qui.
a un certo punto si spegne tutto e allora cerco le cuffie e premo il triangolino.
oppure scappo a santa cecilia.
oppure canto.
oppure scappo e basta.
ma rimango, soprattutto. rimango, spesso.

arrossisco, anche, di gusto.
r

AGGIORNAMENTO: davanti a Rai 2. Guardo X Factor, in preda al raptus musicale. Nathalie, quella per cui tifo che mi piace assai, perché ha la voce roca e sceglie bene, insieme a Morgan, redivivo tra i banchi dei giudici, cantano Blue di Joni Mitchell (l'album omonimo è uno di quelli che fanno parte del mio Olimpo). Bravi, davvero e poi sentirla ad X Factor... bella cosa, davvero!

giovedì 21 ottobre 2010

Una botta al cerchio e una alla botte

Il titolo è questo, perché mi sembra che questa abitudine si stia allargando sempre più. In Italia, certo.
Giusta o no? Beh, dipende dall'ambito. Ma non voglio parlare di tutto il resto.
Solo dei giornali italiani.
Che parlano davvero, ma davvero, di tutto.
I tuttologi, però sono noiosi... a lungo andare e finiscono per abbassare di molto, anche loro, il livello di cultura di un paese, visto che un quotidiano rappresenta ancora una voce autorevole, almeno nell'immaginario, poi vai a leggere...

Evviva Garimberti! Speriamo resista. Senza cerchio e senza botte.

Ieri Guglielmo Tell all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Bello, ma... il francese non so. Per il tema forse, in barba al libretto dell'Opera di Rossini, avrei preferito il tedesco. E' che "siamo" abituati al tedesco o all'italiano. Che gelida manina...
4 ore di spettacolo, tra fanciulle e signore in ghingheri, tra cedimenti strutturali della prima ora, per me, che poi mi sono ripresa con un caffesito e qualche chiacchiera, tanto per mantenere alta l'attenzione sulla storia di Guglielmo, al secolo Guillame, en francaise, Jemmy, il figliolo, interpretato da un soprano donna in tailleur, Edwige, la moglie, una teutonica presenza in verde e, delle stesso verde, ma con 5 metri di stoffa in meno, la celestiale Matilde. Scaramucce d'amore e frecce. Abbiamo resistito e non ci hanno sostituite. Siamo rimaste lì, attente, tra i colpi di tosse di molti, la fuga di Piovani ed altri alla fine del secondo atto (platea piena di poltrone rosse!). W Tony Pappano!

PLASTICI!!! L'altra sera toccava scamparsi l'ennesimo spettacolo di pessimo gusto del Vespa e l'ho fatto. Tanto poi c'ha pensato Di Pollina a documentare e commentare. E chiosa così: In una delle prossime puntate, prevedibile (forse) il plastico della villa di Berlusconi ad Antigua, con la carta argentata per fare il mare, e Vespa che sposta da una stanza all'altra una decina di Barbie.


Hanno rubato da Cartier. Un anello del valore di 500 mila euro. Mah!

buona giornata.

mercoledì 29 settembre 2010

Joanna Newsom - 28/09/2010 - Auditorium Parco della Musica, Roma

C'è che ti trovi nella Sala Sinopoli, la mia preferita del Parco della Musica di Renzo Piano, perché ha la giusta misura dell'intimità e del ritrovo e attendi che sul palco salga questa tizia che hai ascoltato una cosa come 4 anni fa e che nel frattempo ha continuato a suonare la sua arpa e la sua musica poco orecchiabile...

Sul palco, non certo di un concerto di classica, campeggia un'arpa, un pianoforte a coda e vari sgabelli corredati di strumenti a percussione e a corda. Un fiato solo. Avevo precisato che non si trattasse di un concerto semplice, di facile ascolto. Io stessa i suoi album non li ascolto mai troppo a lungo, ma la ritenevo una esperienza interessante quella di ascoltarla dal vivo.

Have one on me è il suo ultimo disco e Ondarock, il sito a cui mi affido nei momenti di mia personale distrazione, dichiara:
Have one on me è un disco partecipativo, che cerca l'emozione e la compassione e che adatta a questo fine - con una naturalezza a dir poco sorprendente - uno stile ostico e che sembrava andare in tutt'altra direzione.
Bene. E' così, ancora una volta, osservo che con la musica si scoprono tanti talenti anche giovani. Lei ha, oggi, appena 28 anni. Si spostava dall'arpa al pianoforte, come fosse acqua fresca. La accompagnavano due violini, un sax vestito da Ken o Big Jim (beh, si, in effetti era biondo, dunque Ken!), strumenti a corde vari per una sola persona e percussioni varie, per un'altra.
Il concerto è stato splendido, perfetto, ineccepibile. Lei ha una voce magnetica: o la odi, o la ami. Io ho deciso per me e nessun altro: la amo.
E' un'artista. Che ha pizzicato quelle corde rendendole indie, folk, pop... all'uopo. Ma la sua voce è lo strumento che la rende più aliena.
E' talmente particolare che, durante l'esibizione, mi sono piovuti in testa un sacco di nomi che mi sembrava potessero essere parte del misto di voci che facevano la sua, tutte insieme. Dipende un po' dai momenti. Dalle note.

Loreena McKennith, Beth Gibbons, Bjork, le Cocorosie, come mi ha giustamente suggerito qualcuno, Kate Bush, anche, si e Tori Amos.

Ma comunque difficile. Ero concentrata. Attenta ad ascoltare ed osservare gli strumenti, l'interazione tra di loro nel trovare l'incastro, più che la melodia. Talmente impegnata a non perdere una nota che ogni poco, a farci caso, mi sono riscoperta, a più riprese, tesa. Proprio tesa sulle gambe.

Detto questo, spero di avervi incuriosito abbastanza.
E dunque, buon ascolto.

notte,
Robiciattola


Ps: se non altro, all'Auditorium, per tutto il corridoio, ci sono scatti di vari fotografi italiani, da Mimmo Jodice a Gabriele Basilico. Fuse con la musica. In qualche bizzarro modo che vi invito a scoprire. Quelle di Basilico, se lo conoscete, in genere, sono davvero buffe.

lunedì 30 agosto 2010

Tutte le sinfonie di Beethoven

Udite udite!
Dal 2 al 24 settembre prossimi, presso l'Auditorium Parco della Musica, Kurt Masur dirigerà le 9 Sinfonie di Ludovico Van nella Sala Santa Cecilia.

Tutte le info su costi, date, sinfonie e sconti, le trovate qui.

Sui consigli non saprei, perché dipende da cosa conoscete delle nove. Dunque, io amo moltissimo l'Eroica che è la 3a.
La 5a è quella che fa tatatataaaa, però ha un seguito che nemmeno immaginate quanto sia bello.
La pastorale (o 6a sinfonia) è un sogno che diventa realtà.
La 9a è l'Inno alla Gioia, non potete sbagliarvi, ma smettete di collegarlo alla sigla dell'eurovisione!

Kurt Masur è l'ennesimo 82 che sale sul palco con l'Orchestra. Non deluderà, perché la passione con la quale questi anzianotti dirigono è sempre speciale. E', insomma, quanto di più lontano immaginiate dalla rigidità che l'etichetta di sala impone. E' passione pura, spontaneità, amore, condivisione col pubblico e con gli orchestrali, nonché col compositore. Un rapporto uno a uno. Da non perdere.

Spero andrete, così poi mi direte.
Io sono qui e sarò lì. Ubiquitaria.

a presto,

Robiciattola

mercoledì 21 luglio 2010

Erykah Badu - 20/07/2010 - Cavea dell'Auditorium Parco della Musica - Roma

























Quello di ieri sera è stato un evento eccezionale.
Erykah Badu, sul palco della Cavea del Parco della musica, ha fatto quasi un SOLD OUT. Si è esibita regalando note, parole, dialoghi con la band, col pubblico e abbracci. Ma è una signora. Una perla rara di classe, bellezza, unicità.

Ho comprato Mama's gun nel 2000.
Una black lady che seguiva la sua anima nera, appunto, improvvisando, trasformando, come solo alcuni generi possono. E, allora, la commistione ha dato eccellenti risultati, nei generi che più si confacevano alla sua voce, spaziando dal funk al jazz, dal soul all'R'n B. Li copre, li tocca con grandiosi acuti da contralto, dimostrando di conoscersi.
E' emozionante così. E il pubblico era in delirio. Le si stava dietro facilmente, con quell'accompagnamento straordinario di una band all black but one, il chitarrista. E chi suonava le percussioni? Solo 17 anni! Tra il pubblico, chi indossava le parruccone stile Badu, chi cantava a memoria le canzoni, chi non ha potuto resistere al ritmo e si è alzato dal proprio posto per ballare occupando ogni pertugio della Cavea.
La signora s'è fatta un po' desiderare. L'inizio del concerto, infatti, è slittato un po' oltre l'orario previsto: 21.45 (ci hanno tenuto compagnia un breve DJ set e la presentazione della band). Poi è arrivata tra le urla entusiaste della gente che l'ha vista comparire, come ci si aspettava: stoffe africane e turbante e... i tacchi. Ma tra un brano e l'altro via il sopra, via il sotto e... piedi nudi. Madre Terra.

Poi niente bis. L'uscita è stata lunga e appassionata, tra il pubblico. Perciò ok. Sono pochi quelli a cui piace piace stare tra il pubblico e dilungarsi e donarsi.

Peccato.
Tuttavia una bellissima esibizione.
Davvero chapeau!

alla prossima,
Rob

martedì 6 luglio 2010

The XX - 6 luglio 2010 - Cavea Auditorium Parco della Musica

Stasera 6 luglio alle 21, nella splendida cornice della Cavea dell'auditorium parco della musica, si terrà il concerto degli XX.
Giovani, inglesi ed occupati in un indie pop che è un po' il modo di intellettualizzare un banale pop. Il loro primo, e unico per ora, album è arrivato nel 2009. Come direbbe un mio amico: un po' troppo easy listening, ma perché no? Aggiungo io.
Mi piace questo doppio di voci maschile-femminile.
Non si sono inventati niente, per carità, ma mi sembrano bravi, promettenti.
Staremo attenti, tanto in questi casi, trovandoci a metà del 2010, direi che, a occhio e croce, stasera potrebbero presentare qualche nuovo pezzo.

buoni ascolti,
(Ah! E lei sembra Tracey Thorn degli Everything but the girl: scucchia, stesso taglio e forse pure i baffi!)
Rob

mercoledì 3 marzo 2010

GERSHWIN: Stefano Bollani suona il piano, James Conlon dirige

Lo scorso 20 (ma anche 22 e 23) febbraio 2010 l'Accademia di Santa Cecilia si è data da fare con Gershwin, amatissimo compositore, le cui musiche, ultimamente, sono state sempre eseguite dall'Orchestra diretta da James Conlon e da uno Stefano Bollani al piano, sempre malinconico e silenzioso quando si tratta di esibirsi sul paco della musica classica romana.

Per la seconda parte Conlon, senza Bollani, ha deciso di eseguire le musiche de La Sirenetta di Zemlinsky.

Ma è nella prima, del Concerto in Fa, che si sono potute apprezzare le doti di eccelso pianista di Bollani.


Ne ho già parlato qui e qua.


C'è da rimanere a bocca aperta quando si vedono due mani che volano sopra i tasti, perché il pianista si compenetra così tanto in ciò che sta eseguendo e la musica gode di un'interpretazione a pieno.

Per un pubblico emozionato, quanto credete possa valere il fatto di vedere l'orchestra... emozionante? L'ORCHESTRA!!! Insomma, Bollani è un istrionico volteggiatore di tasti, calato nell'atmosfera sinfonicamente un po' regale, a tratti formale, gigante, ma timida... è tutto un ossimoro! Bollani chiacchierone, diventa silenzioso e debitore all'Orchestra per aver suonato ancora una volta con un pianista Jazz.
Eppure meglio di lui no.

E il pubblico, nonostante si tratti, per lo più, di amanti della musica classica integralisti (pronti all'applauso solo quando vedono i vecchietti che suonano ancora o i giovanissimi talenti chepropriononsipuònongridarealgenio), ha talmente apprezzato che non la smetteva più di applaudire, di sorridere, di incitarlo a suonare ancora e... così è stato, per bene 3 volte.


Durante i bis ero felice e sorridevo come una bambina davanti ad uno straordinario fenomeno della natura. E l'Orchestra sembrava fare altrettanto. Capita raramente, infatti, di poter osservare i suonatori, mentre il solista esegue il bis, con le facce ghiacciate dalla bravura, incuriosite tanto da esclamare, senza parlare, un simpatico: ma come fa? o dove mette quelle mani?


Il pubblico era in delirio.

Non potete perderlo la prossima volta.

buon ascolto

giovedì 1 ottobre 2009

Stagione dei concerti






























Under the pink
è stato un album bello, intenso, emozionale ed emozionante. Tutto quello che c'era in una copertina celeste pigiama era una dama in bianco con una folta chioma rossa dalle cui corde emergevano note nuove ed interessanti, da esplorare...
Ecco, dopo aver desiderato per anni un concerto che oltre Eboli non si è spinto e mai l'avrebbe fatto (come Cristo!), l'evento è giunto ghiotto e ricco nella capitale, ieri 30 settembre 2009.

La rossa, classe '63, si è esibita nella Sala Santa Cecilia, gremita e illuminata da effetti continui e dei più diversi, visibili e godibili. Presente con un tacco 12, un fuseau di un argento sbrilluccicoso e uno strascico molto sensuale, come anche la voce, d'altronde.
La nostra ha cantato per circa due ore e mezza, compreso bis, senza mai fermarsi, con due frasette di elogio a Roma e la presentazione dei suoi due musicisti.
Quella voce unita a quelle note di pianoforte sono un connubbio di perfezione, ascoltando la quale sembra spesso di essere tornati agli anni '80... ancora, senza fermarsi, senza esitare, senza mai star ferma per più di 2 minuti dalla stessa parte dello sgabello, visto che era circondata di tastiere varie!
C'è qualcosa che strideva?
Temo che il concerto sarebbe stato più bello se ci fosse stata lei lì, sul palco, a suonare il suo pianoforte, da sola con la sua voce, senza batterista (seppur bravissimo!), senza bassista e senza effetti al microfono. Ma i tempi che corrono vanno assecondati, per evitare di essere risucchiati dalla concorrenza...
Dunque, a quasi 3 anni dalla nascita, questo Blog ha ufficialmente iniziato, con l'entrata dell'autunno, la stagione romana di concerti pop-rock-jazz etc... e mentre si attende fiduciosi l'inizio della Stagione Sinfonica di Santa Cecilia, ci sono già due concerti in arrivo da segnalare, grossi, poi degli altri "minori" si vedrà.

Il 28/10/2009 sarà la volta di Riuichi Sakamoto.
Il pianista giapponese suonerà nella Sala Santa Cecilia dell'auditorium Parco della musica. I biglietti vanno da 15 a 40 €.
Ma non è tutto per quella sera, perché non troppo lontano da lì, presso l'Auditorium Conciliazione, si esibiranno anche i Kings of Convenience. I biglietti vanno dai 25 ai 40 €.

Che dire? Due eventi così metterli la stessa sera è davvero una furbata!!!
Ed ora ci/vi tocca scegliere.
A presto,
Robiciattola

giovedì 18 giugno 2009

Bollani suona Gershwin, con una donna!

Quando qualcuno suona Gershwin, con il giusto impeto, si riesce a provare un'emozione tipo elettroshock, soprattutto se lo si contestualizza... Rapsody in Blue è del '24!
Se questo qualcuno è Bollani, che non fa altro che continuare a elogiare il genio musicale del compositore, mettendo ulteriori sperimentazioni nella sua musica, come solo si può fare se lo vuole elogiare, ci possiamo anche inchinare.
Ciò che intendo dire è che Gershwin ha rappresentato, nell'epoca in cui compose, una vera ventata di novità... a testimoniarlo anche Porgy & Bess che fu la prima opera interpretata da attori neri!!!
Dunque continuare a lavorarci su, arzigogolando le note che lui stesso arzigogolava, non è affatto male. Me lo immagino compiaciuto, nella tomba, col suo corpo da morte prematura di 39enne! Ahimè.
Dunque ieri sera, all'Auditorium Parco della Musica il primo tempo si è svolto con le note di uno splendido medley di tutte le più belle e famose canzoni composte da Gershwin.
Per il secondo è stata scritturata una direttrice d'orchestra cinese, tale Xian Zhang, classe '73. Fantastica vista, anche se molto androgina e composta, un militare nei movimenti, ma coinvolta e presente. Attenta.
La musica eseguita con Bollani al pianoforte era Rhapsody in Blue, una meraviglia per tutti grandi e bambini, da non sottovalutare: le note sembra che si leghino da sole, una dopo l'altra; per poi passare alle musiche da film che molto conoscono per aver visto quelle 10 volte a testa in Un americano a Parigi, con l'adorato Gene Kelly e Leslie Caron (quella di Papà Gambalunga-Fred Astaire). Avanguardia pura.

Tutto questo anche e soprattuto per invogliarvi ad approfittare della seconda serata di concerto che offrirà l'Auditorium.
Non potete perderla!

A presto,
Robiciattola

martedì 26 maggio 2009

Auditorium e dintorni

Da segnalare stasera 26 maggio e domani 27, al Parco della Musica, il concerto di
Kodò - I tamburi giapponesi dell'isola di Sado.

Questo il loro sito ufficiale: http://www.kodo.or.jp/

Per la precisione, l'esibizione di stasera è abbinata a La Sagra della primavera di Stavinskij, un buon contrasto con i tamburi nipponici, non trovate?
Domani, invece, i tamburi si esibiranno da soli. Qui le info: http://www.auditorium.com/eventi/4943640

Inoltre tra meno di un mese saremo in estate e vi vorrei ricordare che L'Auditorium avrà un ricco calendario di concerti, come ogni anno ormai, che si terranno nella Cavea!

Luglio suona bene quest'anno è veramente stra stra ricco!!! Affrettatevi, insomma, perché i biglietti non sono tantissimi...

Ancora da non sottovalutare, per i più appassionati, le serate previste a Villa Adriana , splendida cornice nella quale da un paio d'anni si possono ammirabili artisti eccezionali!

a presto,
Robiciattola

mercoledì 8 aprile 2009

La musica trema

Questa è la vista dalla cosiddetta piccionaia, il punto più alto della Sala Santa Cecilia.
Alle 19.45, più o meno l'ora della nuova scossa di terremoto, il legno di cui la sala è costruita ha cominciato a scricchiolare e le poltrone si muovevano come se qualcuno stesse violentemente strattonando la fila intera.
Tutti gli spettatori seduti in alto si sono accorti che era un'altra scossa bella forte, cosa intuibile dal brusio che ha cominciato a prendere corpo in sala.

Il battito cardiaco era ormai parte integrante dell'orchestra, uno strumento in più per la prima esecuzione di Martucci. Era il Concerto per pianoforte n. 2 eseguito insieme all'orchestra, dal piano di Bruno Canino. Devo dire che non mi aspettavo di essere così rapita da questa esecuzione, perché è questo il suono che amo ascoltare da un pianoforte.
Tuttavia dopo le 19.50 mi sono persa. Distratta.

Il direttore Pappano, entrando in Sala aveva giusto appena chiesto di tenere un minuto di silenzio per i nostri connazionali abbruzzesi e poi è partito.

Terminata la prima parte, abbiamo tutti atteso l'inizio della seconda, soprattutto perché si trattava di pezzi entrambi piuttosto struggenti e malinconici adatti al momento:
Schubert - Sinfonia n. 8 "L'incompiuta"
Mahler - Sinfonia n. 10: Adagio

Per quanto abbia ascoltato in varie occasioni l'Incompiuta, amandola profondamente per i passaggi forti alternati agli adagi che regalano allo spettatore uno stato di grazia notevole, ho amato tantissimo Mahler.
Forse perché nell'ultima parte del concerto, verso cui Pappano ha fatto facilmente virare l'orchestra nel bel mezzo di Schubert, finalmente è subentrata una distensione tale da concedere concentrazione e orecchio completamente aperto a quell'insieme di note.

Dopo la scossa nessuno si è mosso e nessuno pare abbia rinunciato al secondo tempo per la paura.

In barba alle solite scene di panico, gli spettatori/ascoltatori di Santa Cecilia, sono coraggiosi e impavidi amanti della "loro" musica.

bonne nuit,
Robiciattola

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