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martedì 10 aprile 2012

Il famoso viaggio della speranza: ma perché si chiamerà così?


Salita sul treno a Crotone alle 13.12, direzione Catanzaro Lido.
Lì avrei dovuto prendere un treno per Lamezia Terme, ma è stato soppresso.
Panico.
Ci offrono un fantastico giretto per le campagne calabre, tra CZ Lido e Lamezia, con soste alle stazioni di Sambiase e Nicastro.
Accanto a me un signore che, in un'ora, avrà fatto 15 telefonate in inglese per sbrogliare gli affarucci (an englishman - che tanto english non era - in Calabria) ed io che comincio a friggere per il timore di non arrivare in orario.
Davanti alla stazione: Traffico! Io comincio ad agitarmi, imprecando contro i vigili che

cosacistannoaffareeee? che so tutti in doppia filaaaaa, dove c'è scritto BUS, grande e giallo???

L'autista mi fa: non ti preoccupare che mo si spostano questi, sennò... noooo, non lo perdi il treno!
Mi fido.
E infatti. 5 min di ritardo. No problem.
Ma il tabellone recita:
Regionale per Cosenza 15.42: 10' di ritardo
IC per Roma Termini 15.53: 5' min di ritardo.
S'accavalleranno?
No, prima passa la diligenza regionale.
Poi arriva l'IC.
Salgo.

Prima classe e, nello spazio tra bagno e intercapedine, fumano o pensano di fumare fuori, perché stanno sulla soglia, ma in realtà, lo sbuffo finisce all'interno.
Che dire?
Per ora nulla. Cerco prima di guadagnare una posizione decente, ma nel mentre li incenerisco con lo sguardo. Lo notano temo. Temo? puff... chi io?

Detto ciò, guadagno - dicevo - il famoso strapuntino nel corridoio, che ogni 3x2 ti devi scansare un po' per fare deambulare gli altri viaggiatori alla disperata ricerca di un bagno.
No, per carità, come tutti sanno, ci sono due bagni per carrozza, su ogni treno. Siii, certo....
Vabbè, c'era molta gente.
Comunque la fumeria è continuata per un bel po', ahimè ed ahiloro.
Che fare?
Sguardo cattivo al capotreno.
Sguardo cattivo ai fumatori.
Due paroline qui e là.

Insomma tricche tracche, siamo giunti, con pochi minuti di ritardo: 21.50. Tiè.
La speranza, dunque, dopo tutte queste ore dalla partenza della disgraziata ionica è... arrivare.
Ecco perché.

Entrata in casa alle 22.15.
YEAH!

lunedì 31 gennaio 2011

Mi chiquitita Patagonia

Glacier Grey - Lago Grey - Cimitero degli iceberg - Cile
Le foto non rendono.

Così piccole, lontane, poco preziose, rispetto alla grandezza, maestosità e spettacolarità di ogni giorno. Probabilmente, se anche le nostre terre non fossero così affollate oggi, avrebbero avuto un aspetto primitivo, quasi inviolato e libero. La Patagonia ha pochi abitanti e tutti concentrati in piccoli centri. Gli spazi sono grandissimi e le nuvole sembrano strecciate come nelle foto stirate in Photoshop. Gli orizzonti lontani sono lì a indicarti costantemente quant’è vasto il luogo in cui stai camminando, circondato da distese monocolore: gialle in Argentina e verdissime in Cile. I colori della vegetazione sono regolati dai venti e dalle temperature delle Ande. La prima risente del blocco delle montagne, il secondo ne giova. Diversi, ma entrambi affascinanti. Mi immagino cosa possa significare fare questo giro in bicicletta. Diventi ancora più piccolo. E l'intorno ancora più grande. Buon viaggio a voi.
Perito Moreno "il magico", il fronte sud, dal nord - Argentina

Perito Moreno "il magico", fronte nord - Argentina


Perito Moreno "il magico", fronte nord - Argentina

sabato 1 gennaio 2011

Buon anno a tutti e... a presto

Intanto Buon Anno.
E poi io domani vado qui:



... e poi porto con me Bolano, Coloane, Sepulveda, Allende, Serano (forse).
buon viaggio a tutti, di ogni tipo.

R

venerdì 30 luglio 2010

Fotografie e pace

Se andaste sul sito della National Geographic, trovereste una galleria di foto di Paul Nicklen.


Ecco, quando ho visto questa mi sono detta:
quando sarò davanti a questo, raggiugnerò la pace dei sensi.

buon fine settimana,

Rob

martedì 11 maggio 2010

Cambodia mon amour

Eccomi di ritorno dalla Cambogia.
La mia prima alba ad Angkor Wat (foto n. 1) è stato l'unico momento fresco del viaggio (per il resto 40°!). Intravedere la sagoma del tempio è stato, per me, rivelatore di emozioni e sensazioni ancestrali. Il cielo ha fatto il resto. Il sole sarebbe arrivato di lì a poco.

1.
Soaran ci ha lasciato all'entrata, col suo tuk tuk e dopo pochi passi, tra me ed Angkor Wat, tra me e il sole, c'era solo un laghetto e pochi turisti.
2.
The sun has come. E' ora di entrare.
3.
Spero troviate il modo di ammirare questa meraviglia.
buon viaggio

sabato 1 maggio 2010

Sono ancora qui...


martedì 24 novembre 2009

Un fico greco per strada... in Grecia

Non c'è niente di meglio che fermarsi lungo la strada a rubare un fico qua e là.
(Limnos, Isole del Nord Egeo, Grecia - agosto 2009)

giovedì 10 settembre 2009

Orvieto settembrino

Leggo di 20.000 abitanti circa, per questa cittadina umbra, in provincia di Terni. Quando si arriva dall’autostrada, si intravede la forma circolare della parte alta costruita sul tufo, quasi ad accogliere il visitatore come un messo che si appresta ad entrare in un’antica cittadina fortificata. La tranquillità dell’aria e delle strade, per quanto animate, sembra irreale, ma attraente, un po’ come spesso accade in Umbria. I tetti, le porte in rima con l’architettura tutt’intorno e un’attenzione, in generale, a mantenere uno stile che piace ai turisti, ma anche all’arte, cosa che succede in poche regioni d’Italia.

Il Duomo è davvero bellissimo, dalla facciata fino all’interno sobrio, interessante in ogni angolo, con poche sedie, il che gli restituisce una navata ampissima e le giuste proporzioni.
Nella piazza antistante al Duomo, incredibilmente, non esistono negozietti odiosi ricolmi di cartoline e souvenir col Duomo che cambia colore o le palle di neve o altro, ma ben 2 musei (Etrusco e del Duomo) e qualche negozietto, ma di quelli di bravi artigiani. E poi uno sferruzzante dipanarsi di viuzze e di salitelle ove scoprire luoghi pittoreschi, affacci sulla “valle” e passeggiate lungo le rupi (il tufo verticale su cui si poggia la città).

I Km che separano questo piccolo grande gioiello da Roma sono davvero pochi, perciò non visitarla è quasi disonorevole!!!
Il treno è comodo e frequente, sia il regionale, che l’intercity; con la macchina c’è l’uscita per Orvieto, dall’Autostrada per Firenze.

E, tra l’altro, per quanto ormai valga poco – vista la frescura di questi ultimi giorni - si sta freschi!

Si consiglia, a tal proposito, un delizioso B&B:

B&B La Soffitta
Via del Popolo, 2
05018 Orvieto (TR)
Tel./Fax: 0763.344158
Cel. 339.4225985
maria.silvana@libero.it
www.orvieto.it/b&b_lasoffitta
http://www.argoweb.it/bedandbreakfast_lasoffitta/

E, per mangiare qualche tipico sapore orvietano, con qualche tocco di creatività, che non guasta mai, si consiglia La Trattoria del Moro – Aronne che si trova nel centro storico di Orvieto, a 10 metri da Piazza del Popolo.
Un esempio? Ombrichelli al tartufo o Carbonara di fave e baffo (guanciale), nonché un gustosissimo piatto di Tagliata di pollo, tenerissimo, con mandorle e tartufo.

Trattoria del Moro - Aronne
Via S. Leonardo, 705018 Orvieto (TR)
Tel.: 0763 342763 - Fax: 0763.342763
cristianmanca72@gmail.com
aronneorvieto@gmail.com
http://www.trattoriadelmoro.info/

buon weekend,
Robiciattola

giovedì 26 marzo 2009

Trieste - misto Italia

Se si aspetta un'assolata giornata, probabilmente il fascino di questa città di confine farebbe strabuzzare gli occhi, perché anche nel caso di nuvole perpetue, se ne intuiscono le potenzialità. Peccato che non abbia, perciò, potuto rimirare le montagne che mi dicevano avrei dovuto scorgere già da Piazza dell'Unità d'Italia.
Passeggiando anche di sera, si intuisce che la città è piccola e tutto è a portata di mano, di naso e di occhi (anche se gli occhi, di questa regione hanno visto cose belle, tantissimi anni fa, dunque anche non "a portata"!), dai moli e i palazzi del centro, ai locali, buffet e specialità che si assaggiano.

Leggendo di Trieste, quello che domina è il discorso sulla moltitudine di culture presenti in questa terra di confine che ha accolto (ma non di buon grado, secondo alcuni) croati, sloveni, ebrei, greci etc... permettendo loro di esprimere sempre liberamente la loro individualità, senza mai con-fondersi troppo nel mucchio. Se fosse vero sarebbe da prenderne spunto, ma ho sentito un tantino di acredine verso le minoranze tutelate o robe simili, dunque non pare più l'isola felice di cui leggevo, ma tutto il mondo è paese!

In una città di mare si mangia pesce, no?
Dunque, vada per Menarosti, un antico ristorante dal 1903. Preso un bicchiere di Ribolla gialla, che accompagnava come antipasto il granchio, le seppioline e il polipo, mentre come secondo (perché se al nord andate a mangiare troppo tardi - le 22 - i primi non ve li cucinano!!!) una murmura e un pesce pagello. Soddisfatta, direi perché quando si sente che il pesce è fresco, c'è solo da godere del piatto e leccarsi i baffi. Tutto il resto è noia!

L'ambiente del ristorante e la Signora Lilly (che non è la Lili di Muggia, già citata!) era assolutamente kitch da morire... dall'arredamento all'abbigliamento di lei e nel modo di raccontarti i piatti che abbiamo definito da mamma che si prene cura di te!
La serata si è conclusa con una bevanda trentina: il Parampampolo! Tipica della Valsugana, mi dicono, è fatta con grappa, caffè, vino, zucchero caramellato e si presenta fiammeggiante. A Trieste si trova solo al Fora per Fora e se non la si beve, l'oste si arrabbia!


Sulla collina per San Giusto, ho fotografato una statua sulla quale una signora ha rintracciato una somiglianza con i bronzi di Riace... buuuuuuh!


Altra cosa, pare tipica, della città friulana è di andare a mangiare ai Buffet, locali grandi in cui si degustano formaggi e salsicce delle più varie, che mi hanno tanto ricordato le fraschette dei castelli romani. Ovviamente non per i prodotti, ma per l'allestimento della sala e per i banconi entro cui i prodotti sono esposti.


Si è provato Rudy, sempre in centro, ma roba troppo da crucchi, per i miei gusti! Salsicce in tutte le salse (!) bavaresi e non, avvolte nello speck etc... che possono essere accompagnate dalle patate in tecia che sono bollite e insaporite con la cipolla.

Roba pesantina, insomma.


Per una giornata il sole ci ha fatto una concessione ed è spuntato timidamente da dietro una nuvola.

Dunque, percorrendo il lungomare di Barcola, si giunge al Castello di Miramare, opera architettonica voluta dal fratello di Cecco Peppe (megli conosciuto come Francesco Giuseppe!) stabilitosi lì per 4 anni, prima di andare in Messico, con la moglie Carlotta.





Mentre si arriva, se qualche raggio filtra, la luce regala all'acqua un aspetto cristallino...

E poi, il Castello sospeso, come è parso a me!

Oltre alla costruzione, è piacevole fare un giro nel parco del Castello che è verdissimo e silenzioso, tranne per il cinguettio degli uccelli, ma per chi proviene da Roma è molto godurioso!

E, affacciandosi dall'altra parte del parco, un porticciolo.


Poi tornando scorgo, guardando il lungomare di Barcola, dove i triestini vengono a prendere il sole e a farsi il bagno (no spiaggia, solo cemento a livello strada!), la gente che legge il giornale della domenica, una siesta che tanto somiglia all'architettura di tante passeggiate costruite negli anni 70.

























La sensazione che ho registrato è strana. A Trieste, data l'esistenza di varie minoranze, ciò che qui ha un sapore straniero, estero, lì sembra di casa, come lo sloveno che parla, per esempio, sembra una diversa inflessione del dialetto, per quanto mi sembra di aver capito che il triestino sia un veneziano un po' rivisto.

Orgoglio o no, lingua riconosciuta o no, mi sembra che la mistura non sia male.
Chapeau anche a Trieste!

buoni viaggi a tutti,
Robiciattola



Menarosti
Via del Toro, 12 - Trieste
tel. 040 661077

Fora per Fora
Via Diaz, 9 o Via Cadorna, 10 - Trieste
Tel: 3409197873

Buffet Rudy spaten
Via Valdirivo 32 - Trieste
Tel +39 040 639428

lunedì 23 marzo 2009

Muggia (Trieste), uno degli ultimi comuni prima del confine

Muggia è uno degli ultimi comuni, cartina alla mano dovrebbe essere il terzultimo, prima del confine sloveno.
Un paesello al quale si approda dopo pochi minuti di traghetto da Trieste. Qualche canaletto e un leoncino, tipo quello di Piazza S. Marco a Venezia, ma con tanto di bocca storta e libro chiuso!
Purtroppo il grigio del cielo ha composto un ritratto del paesino, poco allegro, seppur evidentemente vivo. Tuttavia sono sicura che in altre condizioni atmosferiche, avrebbe reso di più. Sennò perché far qui il famoso Carnevale de Muja?


Dunque, come ogni paesello sul mare che si rispetti, troviamo il porticciolo, col suo bel riflesso, il pescatore e il localino in piazzetta: Pane, Vino e S. Daniele.

Il San Daniele non delude mai e il Rebolla che lo accompagnava, per quanto ne capisca di vino, mi sembrava un ottimo connubbio!
Peccato che, invece, il cotto con il cren, specialità di quelle parti, non l'abbia affatto trovato buono. Sarà che abbiamo beccato il locale sbagliato, in cui il taglio del cotto non era proprio prelibato, ma pure il cren ha fatto la sua parte.





















Comunque questo era solo un piccolo brunch, perché arrivati nel porticciolo, non si può non farsi rubare gli occhi dai ristorantini a pioggia. E un fotografo milanese che passava di là ci ha indicato "quel posto al dilà delle grate" e così abbiamo prenotato da LiliBontempo.




















Con un Tocai della casa ad accompagnare, il pranzo è cominciato, degustando con piacere, oltre che l'antipasto, anche la cordialità e l'ospitalità della Signora Lili. E mentre il cuoco si lasciava osservare, abbiamo potuto assaporare una fresca e fredda (ma era previsto!) gransevola (un granchione, molto tipico lì) con i mussoli in un altro piatto.
Anche gli gnocchetti avevano questo sughino ottimo di gransevola, una specie di ragù, molto molto gustoso.


















Ma la cosa che ha colpito di più è stata di certo la chiave con la quale si aprono i mussoli!!! Adesso, non vi aspettate proprio una chiave con i suoi dentini, ma questi affarini tracozzeevongole che vedete di lato, si aprono come vedete nel riquadro in basso:

1) si estrae la chiave

2) si apre il guscio

3) si mangia






















E, per concludere, vi lascio con una "splendida" immagine di un bel fumo denso, intenso e in rapida fuoriuscita, dalle ferraglie di una fabbrica che sembra quella di Metropolis (il film di Fritz Lang) tanto è vecchia!
... e si parla di Ecologia?






















Robiciattola

Lili Bontempo
Riva Nazario Sauro, 10
tel. 040.9278908
Muggia (TS) - mercoledì chiuso

sabato 14 marzo 2009

BIRMANIA volti e colori - mostra in Prato - Toscana

BIRMANIA volti e colori - foto di Simone Pacini
che si terrà il 17 marzo 2009
[orario 17.30 - 19.30] presso il Tommy Bar [viale V. Veneto, 56 – Prato].
La mostra sarà visitabile fino al 10 aprile.
“Diecimila uccelli possono trovare rifugio su un buon albero” (detto birmano)

Dopo l’occupazione inglese e quella giapponese, dal 1948 al 1962 la Birmania è stata per un breve periodo un paese democratico. Il presidente fu destituito da un colpo di Stato militare che gettò il paese in una feroce dittatura. Nel 1990 si tennero per la prima volta in 30 anni le elezioni libere. La NLD (National League for Democracy) portò alla Assemblea Costituente 392 membri, su un totale di 485, ma lo SLORC (State Law and Order Restoration Council), spalleggiato dall'Esercito, si rifiutò di cedere il potere, rovesciando l'assemblea popolare, ed arrestando i leader della NLD.

Nel settembre 2007, i bonzi protestarono pacificamente contro il regime invitando il popolo ad unirsi nelle dimostrazioni. La giunta militare rispose con la violenza, ci furono almeno 200 morti tra monaci e giornalisti. I monaci chiedevano il rispetto dei diritti umani e libertà che il regime totalitario impediva. Il governo militare si è sempre rifiutato di divulgare precise informazioni sugli scontri e minimizza l'accaduto. Infatti ha vietato anche l'uso d'Internet a tutta la popolazione, preoccupato dalle possibili reazioni dell'opinione pubblica mondiale. Ancora oggi la situazione politica è molto tesa (negazione delle libertà dell’uomo, lavori forzati, lavoro minorile, repressione della minoranze etniche) e il silenzio del resto del mondo appare imbarazzante. Come se non bastasse, l’appoggio al governo birmano da parte dei governi cinese e russo impedisce al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di prendere una posizione critica nei confronti della giunta militare.

Questo è un piccolo insieme di foto scattate durante un viaggio in Birmania, i protagonisti degli scatti sono i volti della gente birmana e i colori delle sue terre. E’ la Birmania del Lago Inle, luogo ameno e suggestivo, dei contadini che lavorano il bambù, delle contadine nelle risaie, della vita spalla a spalla con l’acqua. Sono immagini descrittive su come la gente birmana cammina, si muove, studia, lavora, sulla loro spiritualità e sulla loro vita, sui loro ritmi, sulla loro battaglia quotidiana contro un regime silenzioso. E’ uno sguardo con l’occhio europeo di chi li guarda ammirato e stupito.

Un ringraziamento a Dafne per la simbiosi e la comune visione nel viaggio, a Paolo e Giulia per il fondamentale supporto organizzativo, a Matteo per la grafica. Un ringraziamento inoltre a Piero Cammelli e Orazio Pacini.Questa mostra è dedicata a Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace 1991 e leader della National League for Democracy, partito vincitore alle uniche e ultime elezioni democratiche e al quale è stato impedito di governare dalla repressione militare. La donna è tuttora agli arresti domiciliari.

Accorrete numerosi,
salutissimi,
Robiciattola

lunedì 9 marzo 2009

Il cuore del Chianti e un Papavero, molto gustoso!

Alle porte delle primavera, trovarsi in Toscana, nel cuore del Chianti, significa già essere entrati, dopo aver aperto tutte le suddette porte.
Quando non ci si è mai stati, l'occhio sembra perdersi tra i vigneti e le colline monocolore, intervallate da gruppi di casette di pietra su qualche cucuzzolo. E, passeggiando, il vino sembra di sentirlo nel naso, come fosse (ed è!) nell'aria.
Sole e curve, casette di pietra, poche chiese e qualche bimbino nei passeggini!

A condire il tutto non poteva mancare poi una cena gustosa in un posticino intimo e accogliente Il Papavero. Da Castellina a Gaiole in Chianti ci vuole pocchissimo e Barbischio è lì con l'Osteria dalle finestra rosse, che se ci si va di sera, si scorgono per prime le illuminate insieme ai fumi della cucina. In realtà il fumo è quello del caminetto che riscalda l'ambiente, anche in senso metaforico, insieme ai soli 24 coperti.
Si sorseggia il vino della casa (manco a dirvelo che lì un vino della casa è strafino come il migliore dei vini che potete bere altrove!) già insieme all'Antipasto dell'Osteria, abbondante e ricco di assaggini: dal minitortino pancetta e porri, al panzerottino con salsiccia, a una prelibata salsa di formaggi, finocchiona brasata nell'aceto balsamico e polenta e funghi col gorgonzola fuso.
Poi si passa al primo, un classico, cui non mi sentivo di rinunciare: Pappardelle al cinghiale, con assaggio agli Gnudi di porri e ricotta, entrambi fatti a mano in Osteria. Le pappardelle avevano una consistenza perfetta, esaltata pure dalla cottura. Questo tipo di pasta si unisce in un matrimonio perfetto col sugo di cinghiale, amalgamato doc! Gli gnudi, che mi incuriosivano già dal nome, sono l'esatto contrario di ciò che suggeriscono al palato le pappardelle. Delicatezza e ricercatezza, morbidezza alla prima forchettata e una delizia da assaporare.
Ah, dal tavolo accanto, ho sbirciato un piatto che si presentava davvero bene: Ravioli con ripieno di carciofi pecorino e ricotta conditi con taleggio e noci o burro e salvia. I clienti, evidentemente affezionati, si sono complimentati con l'oste Riccardo Rauggi che ha ringraziato, continuando poi la chiacchierata in tema di Jazz che non fa che risuonare piacevolissimamente per tutto il locale, rivelando un'altra passione del proprietario! E questo è un altro dato interessante: chiacchiere, musica, intimità.
Si rinuncia al secondo (ANATEMA... lo so, con quella carne prelibata di quelle parti... ma sarà per la prossima volta!), perché i piatti gustosi e abbondanti hanno dato satisfation al mio palato e alla mia pancia! Inoltre confesso che stavo lì a desiderare le patate al forno al finocchietto, nonché a gongolare per il dolce, dunque ho dovuto optare per tenere un po' di spazio (riservandomi la carne per una prossima volta che non mancherà, a questo punto).

Assaggiata pure l'insalata di finocchi, arancia, mele, olive e... mi manca un ingrediente, ma se vi incuriosisce, recatevi nel Chianti anche voi, no?!

Per i dolci si è scelto il Soufflé al cioccolato e un Tulipano (il contenitore di pasta soglia) con crema chantilly e frutti di bosco. Ottima chiusura.

Sul sito che vi riporto in basso, troverete indicazioni, foto e menu.
Spiace solo di non poter assaggiare tutto, quando si va in questi posti, perché si è obbligati a fare una scelta, ma sotto sotto c'è il piacere di darsi un prossimo appuntamento.

a presto,
Robiciattola

Osteria "Il Papavero" - località Barbischio, 15
Gaiole in Chianti (SI) tel. (+39) 0577 749063
mail: info@osteriailpapavero.it
Orari: dalle 12.00 alle 22.30
E' GRADITA LA PRENOTAZIONE
Coordinate:N 43.4626E 11.4552
http://www.osteriailpapavero.it/

venerdì 12 settembre 2008

New York City - 2 (il primo giorno!?!?)

Cosa colpisce il primo giorno quando lasci il tuo ricovero newyorkino e scendi in strada?
YELLOW CAAAB!!! Il taxi giallo, come si dice.
E, per molto più di un attimo, sembra di essere catapultati sul set di qualche film.
Perché questa sembra essere la città più ripresa del mondo, esagero?
Woody Allen per una vita ha scelto la sua città come location per i film, prima di cambiare, "alla vecchiaia", con Londra (da Match Point in poi).
A cercare indizi, si scopre nientepopodimenoche una pagina di Wikipedia che riporta una quantità uncountable di film girati nella Grande mela, dal 1910!
Tantissimi da Come sposare un milionario a Colazione da Tiffany, da West Side Story a Rosemay's Baby, da Il Padrino, Serpico, Gli Intoccabili, I tre giorni del condor, King Kong e l'adorato Manhattan!
E si comincia a passeggiare tra la griglia di strade. La terza, la quarta strada e la prima avenue, fino alla nota quinta, quella movimentata, piena di negozi, frenetica, quella che ti sembra di non respirare, ma poi basta mettersi col naso all'insù e guardare i grattacieli che svettano e tutto torna!
Quassù: una nota di design al MoMA, il primo Yellow Cab, studenti davanti a un'opera di Andy Warhol e Philip Guston (trito e ritrito! Attualmente c'è una sua personale anche in due sale della Morgan Library).

Il primo giorno a NYC, quando il cielo non ha nemmeno uno squarcio, dunque rischio pioggia, può essere dedicato all'arte: il MoMA - 53 Street, between Fifth and Sixth avenues. Right?
Incredibile di come non ci sia nemmeno un tassista Made in USA, ma tutti indiani, pakistani, arabi, etc... Può capitare di incontrarne uno pakistano, e di regola tutti sembrano avere un'irrefrenabile voglia di chiacchierare, ma quello pakistano era senza denti e capirsi è una faticaccia, ma alla fine si riesce ad uscirne soddisfatte: Our first tip!!!
Come alcuni fanno spesso con le riviste, si può iniziare la visita al MoMA, di questi tempi, cominciando dall'ultimo piano, dove c'è adesso una personale su Dalì.
Visitando la casa museo di Dalì a Figueres, in Spagna, si può rimanere colpiti, ma non troppo, ammirati da quel suo essere così visionario, ma non affascinati. O si. Eppure, in questo caso, per chi è indissolubilmente legato a ua certa cinematorafia, qui ci si può emozionare o anche semplicmente stupire!
L'oggetto sono degli studi particolari del "baffuto Salvador", in combutta con Hitchcock per il mitico Spellbound (Io ti salverò) e, incredibile ma vero, Destino il cortometraggio animato che prese parte a Fantasia, dopo la richiesta lusinghiera di Walt Disney. Strepitoso.
L'ala dedicata alla fotografia è interessante, da non perdere: tante stanze per diverse epoche e le epoche mostrano l'evolversi della tecnica, della macchina, dei colori e dei soggetti.
La presenza di Diane Arbus, Koudelka, Robert Adams, Roni Horn, Gertrude Kasebier, Stieglitz, Ansel Adams e Paul Strand cambia la prospettiva, facendo per un attimo chiudere la mente (o aprirla, dipende dal punto di vista!!!) come in isolamento. Ma una chicca che colpisce è la parete tempestata di piccole foto di unknown photographers, montate su piccole cornici nere, che ritraggono diversi soggetti, ma tutte riprendono pure l'ombra del fotografo. Speciali.

Nel primo giorno a NYC ci dev'essere posto anche per Time Square e Broadway, a individuare il musical. Dopo un po' di indecisione, si può optare per la Disney, che pare sia sempre una certezza e... MARY POPPINS sia (Mezzanino a 55 USD - New Amsterdam Theatre)!!!

Lì intorno si diramano le strade più frequentate di Manhattan, con punti nevralgici imprescindibili: dalla Grand Central Station (ricordate la culla che scivola per le scale ne Gli Intoccabili?) a la Radio City Music Hall, il Rockfeller Center (a Natale è sicuramente più suggestivo!). Un must?? Un hot dog, in giro, in qualsiasi chioschetto!

Osservate poi, con una stranezza quasi familiare, le volanti del NYPD e vi sembra di scorgere qualche attore famoso vestito da poliziotto! Attenti!

Tanti saluti e ci vediamo alla prossima puntata newyorkina.
Robiciattola vostra

venerdì 5 settembre 2008

NEW YORK CITY - 1 (consigli pratici)

Alla fine di agosto New York sembra non essere poi così afosa come si diceva, ma piuttosto piacevole, niente scirocco, niente sudore, niente boccheggiare in cerca di una fontanella...
50 USD per arrivare in taxi dall'aeroporto JFK, all'East Village di Manhattan e precisamente sulla 3rd Street, tra 1st e la 2nd Avenue, in un posto accogliente e mistico!
Bene, dopo aver visualizzato l'esatto incrocio, visto che a Manhattan più che strade mi sembra di parlare di coordinate per un velivolo o di latitudine e longitudine (che poi credo sia la stessa cosa, no?), Adi si presenta: un signore gentilissimo che gestisce il bed & breakfast e si coordina con gli ospiti via mail, ma poi sparisce, nel senso che fa della discrezione un punto forte! Parla a bassa voce, mentre ti illustra le "regole" della casetta: - dunque, qui si fa colazione e, se volete portare da mangiare nel vostro mini appartamento, vi prego di non introdurre carne di nessun tipo e suoi derivati (no uova). Per il resto, tutto ok, portate la chiave con voi. Buona permanenza. Ciao - (FRASE DI RITO!)

Nella moltitudine di appartamenti e camere dei civici 73 e 75, può capitare anche quello/a al 5° piano senza ascensore e potrebbe sembrare impossibile, ma in realtà ogni mattina la corsa verso le strade della grande mela, le azzererà, non facendole mai apparire come lunghe e pesanti, magico no?(piuttosto la sera, al rientro dal tour de force!).
Il soggiorno del numero 75 della 3rd strada è piccolo, ma una volta entrati la cucina appare come un miraggio, sembra di essere nella cucina di Babbo Natale, dalla quale il ciccione vestito di rosso col cappello, passa a rimpinzarsi prima di cominciare a portare i regali. Un cestone di frutta, marmellate, tè, nutella, succhi, latte e varissimi tipi di conrflakes. Ognuno fa come a casa propria , di Adi non c'è traccia, nel rispetto degli altri in arrivo (questo vale pure per la connessione internet gratuita, peccato che non sia chiaro a tutti il concetto di turno, ma questa è una vecchia storia!).
Si sta bene, l'atmosfera è davvero rilassante, a provocare un perfetto contrasto necessario, tra il caos per le strade della città e la calma nella dimora degli Hare Krshna, aiutata da la filodiffusione sempre accesa coi canti gregoriani (!!!).

Inoltre, in serata, quando state per sdraiarvi ed abbandonarvi alle ore piccole, potete scegliere di riscaldarvi una tazza di tè e godervi la terrazzina al sesto piano, dalla quale si vede nientepopodimenochè L'Empire State Building! E poi c'è una pace... sembra di avere i tappi alle orecchie anche sul terrazzo.

Il quartiere poi, lo consiglio vivamente. Innanzitutto è pieno di ristoranti dei più vari e di localini, inoltre, durante la giornata, si possono raggiungere a piedi, o comunque pizzichi di taxi o metro, molte delle cose importanti da vedere. Perfetto, no?

Allora, quando andrete da Adi???
Dimenticavo che il posto è anche a buonissimo prezzo. Che aspettate??

abbraccetti,
Robiciattola

lunedì 9 giugno 2008

Genova per noi...

Sono stata a Genova a metà maggio, perché un'amica mi ha proposto di scoprire il teatro di Thomas Richard, un tizio made in USA, venuto in Italia nell'86 con Grotowski.
Così mi sono presa questa licenza ed ho deciso di imbarcarmi sull'ICplus per Torino Porta Nuova che ferma a Genova PP, fermamente convinta di riuscire, finalmente, a vedere le Cinque Terre, ma il meteo mi ha buggerato, così abbiamo fatto tutta una tirata e siamo giunte in città giusto giusto all'ora di pranzo.
Eh già, perché la suddetta amica sapeva bene come convincermi a fare la gitarella fuori porta: - assaggiamo tutti i tipi di pesto genovese!!! - ed io: - siiiiiiiiiiiii!!! -
Io, dunque, ero munita di lista di posti da assaggiare, gentilmente fornita da Fiordisale che si è dilungata tantissimo, cosa che ho apprezzato tanto, perché ce n'era davvero per tutti i gusti, per tutti i quartieri, per tutte le tasche, ma soprattutto le mie, non proprio ricche, ultimamente...

Così, giunti in alberghetto, siamo poi andati verso Maria (questo non era consiglio di Fiordisale, ma pare sia un mito a Genova!) in centro, un posto supereconomico, per capirci il menu era da 9 euro, per primo e secondo!
Molto spartano, ma mi aspettavo un servizio più efficiente, nel senso che i camerieri non hanno molto da fare, dunque... e poi i piatti vanno via subito, quindi se non ti sente chi ti deve sentire, hai perso il turno e la pietanza è finita, insomma, ti attacchi... ! In sostanza, preso subito pesto, le trenette e poi varie cosette di secondo, cima alla genovese + torta pasqualina + zucchine ripiene... ma nulla di che. Il tutto per 17 euro diviso 2. La cosa da segnalare, è il servizio, dicevo, un po' così!
Giretto per la città, il porto, le viuzze... ci siamo imbattutti, alla fine di Via del Campo, se non ricordo male, in questo caffè meraviglioso, piccolo, ma estremamente godurioso, con caffè sfiziosi, come quello qui sotto...


Mentre giravamo per le vie, constatando la mobilitazione per l'arrivo del Papa, il giorno seguente, abbiamo notato e immortalato questa scena simpatica:

... per poi recarci, come previsto al Teatro della Tosse, alle 19, per lo spettacolo che ci ha portate lì: The Letter.

Troppo sfizioso il posto con questi disegni (qui su) sui muri!!!
Ma la sera, usciti dal teatro, dopo 1 ora e mezza circa, eravamo affamatissimeeee!!!
E' qui che Fiordisale ha fatto colpo sulla mia amica, con un suggerimento mooolto apprezzato: Antica Trattoria Sà Pesta (sale pestato, in ITA). Vi dico che il piatto misto iniziale era speciale: farinata + Torta di riso (con la prescinseua) + Tortino di cipolle + polpettone (fagiolini, patate, uova e prescinseua) + ricotta e bietola; a seguire i meravigliosi, superbi, insuperabili colzetti (o cozzetti???) con pesto e/o con ragù... si si, quelli tondi qui sotto, un sapore affascinante ed un pesto esagerato!!! ... e anche il ragù era molto buono!
Abbiamo chiuso il giro degli assaggi da Rina. Un ristorante vero, niente trattoria, con un metre di tutto rispetto, simpatico, brillante, davvero un mito di intrattenimento! E cosa abbiamo mangiato? Beh, devo dire che la mia memoria gustativa (?) era rimasta a Sà Pesta, così non ricordo bene e non ho nemmeno scritto (e neanche fatto foto a Rina!) quello che abbiamo mangiato, ma in linea generale io ravioli ripieni di branzino con sughetto al pesce... ottimi, ma il minestrone della mia amichetta con il pesto, le verdure e non so che altro, lo era di più!

In realtà, prima di partire, abbiamo anche preso una focaccia da Teobaldo, in Via Balbi... ecco, così abbiamo chiuso!
Saluti a tutti,
Roby
Maria: Vico Testadoro, 14 (da Via XXV Aprile) - Tel. 010.581080 - Genova
Antica Trattoria Sà Pesta: Via Giustiniani, 16 rosso - Tel. 010.2468336 - Genova - http://www.sapesta.it/
Ristorante da Rina: Mura delle Grazie , 3 R (zona acquario) - Tel. 0102466475 - Genova - http://www.ristorantedarina.it/

martedì 13 maggio 2008

Di ritorno dal Marocco...

Le ho messe sfuse queste fotine simpatiche.
Niente ordine di priorità o ordine cronologico, alla rinfusa tutto.
olè!
Tornata da questo viaggio. Niente stordimento... sono contenta di avere staccato un po' dalla quotidianità opprimente più che mai, ma non è stato un viaggio troppo magico e prima di ritornare in un paese islamico, ce ne metterò, insomma amo molto questa cultura perciò voglio tempo e spazio dentro di me per innamorarmi di nuovo, se ce ne sarà bisogno!
In tutto ciò è un caso se il deserto sia capitato come 1° foto, ma è stato, di notte, una delle cose più belle del viaggio, insieme a ll'Atlante, per le stelle che riesci a vedere, per l'immensità del buio e per la soffice sabbia entro cui il piede affonda con fatica, mentre sali o con libertà, mentre scendi dalla duna, a tutta veloctà.
Qui accanto, invece, una foto di Ifrane un paesetto di villeggiatura simil Svizzera o montagna... strano, no?
La prossima immortala un mucchio di tajine, contenitore per
cucinare lo spezzatino, qui nella versione Sale & Pepe!!!

Next foto: altro mucchietto... ciotoline colorate. era pieno!









E qui, qualche turbante berbero, appeso a prendere vento, poco prima che qualcuno tentasse di avvolgerlo sulla mia testa!







Olive, che pazienza!!!











Credo sia la mitica Pastille, tipica di Fes.
E' una sfoglia con zucchero e cannella sploverati sopra, con all'interno piccione (o pollo), mandorle, uova, zafferano e
altri odori e spezie varie.






Una donna con un giaciglio di menta sulla testa... mentre sceglie un piatto da comprare.





E a Marrakesh ci siamo arrivati proprio il 1° maggio, festa del lavoro anche lì. E questa non è piazza S. Giovanni, ma una
piazzetta con qualche sindacalista, cartelli varie e l'assenteismo totale... pure lì! :)


Babucce di ogni forma, colore e gusto.



Le api sul miele.
Torroni a volontà, in giro per le strade con le api appiccicate sopra.
VIVE VIVE.






In piazza Djema el fna, a Marrakesh, siamo entrati in un ristorantino così che ci proponeva tutto il meglio della cucina marocchina!





Eccoquaaa... la FNAC Berbera!!!





E questo sarà pure il motivo della dissenteria durata una settimana? Na abbiamo abusato, bevendone 2 bicchieri al giorno.
Certo, si chiedeva sempre senza ghiaccio, ma poi sulla pulizia dei bicchieri...!


La moschea di Hassan II, cioè il precedente re, padre dell'attuale.
Il Re decise che Casablanca non aveva un monumento, così nel 1987 fece cominciare i lavori. E' enorme, pare la terza, dopo La Mecca e Medina ed il bello, trovo, sta nel fatto che la Moschea, terminata nel '93 è un tripudio di artigianato tipico marocchino proveniente da ogni parte del paese e, soprattutto, realizzato da giovani marocchini, visto che il re ritenne che la tradizione si stesse perdendo, dunque questo è stato il loro Rinascimento!!!
Che bravo il re!!!
:)

Bentornata Roby.

mercoledì 23 aprile 2008

Robiciattola va un attimo in vacanza...

Bonne soir!
Ebbene sono a poco più di 48 ore dalla partenza e comincio ad assaporare quel friccicorio che mi assale ogni volta che parto.
Il mio viaggio comincia quando l'aereo atterra, quando capisco di essere veramente da un'altra parte, di poter staccare, dimenticare, stare a galla, per un po'.
E via...
Qualcuno oggi mi ha chiesto come mai non mi sentisse eccitata al pensiero del viaggio, ma rispondo che succede sempre che l'euforia me la trascino al ritorno, per continuare a vivere da un'altra parte ancora per qualche giorno, senza ripiombare nella tremenda quotidianità.
Ebbene ho comprato la guida, come vedete a lato e orpelletti vari da Decathlon, a due lire.
Devo ancora decidere se partire con il mio fantastico fuoriclasse da 70 litri, ma per 9 giorni... forse non è il caso! Tuttavia, se penso che comprerò due tappeti... lo porto vuoto, e poi!!! :)
Insomma, Robiciattola in viaggio!!!
Sempre racconti, fotografie, raccomandazioni e adesso ci vado pure io.
Peccato breve, ma sarà di certo più intenso!!!
Buoni ponti pure a voi tutti e godeteveli!
baci baci e ci si risente al rientrooooo!

venerdì 4 gennaio 2008

Ho scelto questo, per parlare del Kenya


E' un Blog attivato da Padre Kizito.
Non so perché sia chiami così, perché lui è nato a Lecco.

Io, da parte mia, spero che non si rimanga a guardare, come fu per il Rwanda, tanto per ritrovarci nel 2018, molto retoricamente e con lacrime fintamente scorrevoli, a commemorare a 10 anni dal genocidio, le migliaia di morti...

Vi prego no.

La mia Africa...
Roby

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