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mercoledì 14 marzo 2012

La Siria… ancora

Ad agosto avevo scritto questo post – in cui ricordavo della mia visita ad Hama – spinta dagli eventi tragici di quel periodo, in quel paese.

È marzo, eppure nulla si è calmato. Tutt’altro, direi.

L’ONU non condanna completamente, perché alle sue risoluzioni pongono il loro veto quelli che possono: Cina, Russia e Cuba, sebbene non mi spieghi le “ragioni” (ammesso che gli altri due ne abbiano e ne dubito) quest’ultima…
Ma cosa deve succedere ancora? No, dico, cosa ancora oltre a tutti questi mortammazzati?

Sì l’ho amata assai la Siria e non mi stanco di ribadirlo. Ma non c’entra questo.
E, forse, non c’entra nemmeno la religione, ma solo il potere. La religione è sempre, o quasi, una scusa.
Oggi ho trovato questo passo, nel libro che sto leggendo Leggere Lolita a Teheran (di Azar Nafisi), che è ambientato negli anni della rivoluzione e subito dopo:
Il proprietario era un armeno (…) c’era un cartello a caratteri cubitali che non riesco a dimenticare: MINORANZA RELIGIOSA. Tutti i ristoranti gestiti da non musulmani erano obbligati a esporre quel cartello bene in vista, così i buoni credenti, che consideravano impuri i fedeli delle altre religioni e non avrebbero mai mangiato dagli stessi piatti, erano avvisati.

Spesso, dunque, è un fatto di cecità.

Detto questo come si fa a non notare che siamo immobili, ancora, un’altra volta, davanti a un massacro filmato, fotografato, di cui abbiamo prove e testimonianze?
Possibile, davvero è possibile che si abbia il coraggio di buttare fango sulla storia e ammettere candidamente che non ci abbia insegnato nulla, dalla Bosnia al Ruanda, per nominare i crimini più recenti, ai quali abbiamo lasciato spazio perché i massacri avvenissero senza che nessuno dicesse basta, puntando il dito?
Niente, nessuno impara ed io non so i perché. Ma parlo di un perché che abbia senso, non di petrolio, religione, potere etc…
Assad è tornato da Londra per fare questo? Ma chi comanda davvero? C’è qualcuno dietro di lui?

Giorni fa, su twitter, scopro – tramite radio24 – che padre Paolo Dall’Oglio (nella foto quissù) sta provando ad avvisare che, in Siria, si sta rischiando di ripetere il Ruanda.
Padre Paolo l’ho incontrato. Correva giu dalle scale del “suo” monastero Deir Mar Musa, fuori Damasco. È lui, un francescano, che si occupa della “gestione” del monastero, tentando di facilitare l’incontro tra religioni così apparentemente diverse, ma molto simili, per certi versi. Basta volerli vedere.

All’epoca, nel 2007, sono rimasta molto colpita spiritualmente da questa persona e da questo luogo. Una specie di eremo in mezzo al deserto. Solo che non era esattamente un eremo solitario, tutt’altro. A Mar Musa ci può andare chiunque a pregare, a dare una mano, a portare cibo, a visitare anche semplicemente la piccola chiesetta che padre Paolo si è impegnato a fare riconsacrare, sebbene nella raffigurazione di inferno e paradiso, nel primo fossero presenti i vescovi!

Un panorama incredibile, tante scale, un gatto e i sorrisi dei monaci. Quando ti affacci dalla terrazza dove in genere si mangia, la sensazione è di levità assoluta, giuro.
Al mio ritorno, ho trovato le foto di Ivo Saglietti al museo di Roma in Trastevere. Le immagini raccontavano la vita quotidiana al monastero di Mar Musa e dell’incontro con le altre religioni. Ero emozionata. Nel bookshop del museo ho comprato il libro Sotto la tenda di Abramo che contiene tutte le foto, più la premessa di padre Paolo dall’Oglio, che se fate i bravi ve la mostro.
Ha 57 anni ed è uno di quelli che si fanno in 4 per contribuire al dialogo laddove sembra che non ci sia pace. È stato minacciato di espulsione. Adesso leggo che qualche giorno fa, soldati armati hanno fatto irruzione nel monastero, mentre padre Paolo non c’era, per cercare armi e soldi. Senza successo. Se vedeste, capireste che lì i soldi sono il riso e le patate e di armi… nemmeno l’ombra.

Io spero di non sentirvi piangere, prima o poi, per questi massacri siriani.
Sarebbero litri di lacrime inutili, se poi a queste non dovessero seguire interventi per fermare questa violenza.
Siamo tutti bravi a commuoverci. È facile. Ma almeno singhiozzate e urlate il vostro sdegno.
Spero di non sentirvi piangere, dicevo, tanto per fare sentire che siete commossi. Non basta.

r

lunedì 2 gennaio 2012

Svetlana Allilueva (Mosca, 28 febbraio 1926 – Richland Center, 22 novembre 2011)

Nella libreria del mio salotto, in Calabria, c'è un mucchione di libri che ricordo sempre, anche per la loro posizione, i loro colori, le copertine un po' a effetto per essere saggi storici...
Uno in particolare, tra gli altri, era Venti lettere ad un amico di Svetlana Allilueva (Mosca, 28 febbraio 1926 – Richland Center, 22 novembre 2011) che scopro essere morta lo scorso 22 novembre all'età di 85 anni, negli USA.
Era la figlia di Stalin. si, quello Stalin. Una figlia che ha combattutto il padre, che è stata allontanata dal suo paese, che ha viaggiato, che si è molto sposata, che ha denunciato il regime del padre dall'estero.
Oggi non c'è più lei, ma il suo libro è un po' riaffiorato ed è arrivato il momento di leggerlo.

Tra le frasi del libro, riportate in un articolo che ho letto, mi rimane impressa questa:
"non esiste una distinzione tra comunismo e capitalismo ma solo tra uomini buoni e cattivi"
perché è molto simile a una riflessione che ho fatto anche io, spesso:
sto maturando l'idea che che i totalitarismi della storia, le dittature, messe in campo da despoti di destra o di sinistra, non siano figlie davvero delle ideologie politiche di cui questi uomini si sono fatti portatori. Sto pensando realmente che i vari Hitler, Stalin, Pol Pot, Miloshevic, etc... erano semplicemente dei pazzi furiosi. O uomini cattivi, per dirla in accordo con Svetlana!
Vi parrà semplicistico, ma a me sembra che - stringendo - il loro modus operandi fosse molto affine - per quanto concerne i milioni di morti di cui si fecero mandanti - e, quindi, non possiamo pensare di ricondurre tutto alla stessa ideologia! Piuttosto, appunto, io parlerei di patologia. Quella sì!

mercoledì 16 novembre 2011

Fumata bianca: Habemus gobernum...!

Ecco la porticina. Si aspetta, in diretta, come sotto a San Pietro, quando si guarda tutti col naso all'insù se arriva la fumata bianca. Sono stai chiusi un bel po' di tempo Giorgino e Marietto, ma alla fine, ce l'abbiamo fatta:

Presidente del Consiglio – Mario Monti

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio – Antonio Catricalà
Economia – Mario Monti
Interni – Anna Maria Cancellieri
Esteri – Giulio Terzi
Giustizia – Paola Severino
Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti – Corrado Passera
Politiche Agricole e Forestali – Mario Catania
Istruzione, università e ricerca – Francesco Profumo
Beni Culturali – Lorenzo Ornaghi
Lavoro, Politiche Sociali e Pari Opportunità – Elsa Fornero
Difesa – Giampaolo Di Paola
Salute – Renato Balduzzi
Ambiente – Corrado Clini

Ministri senza portafoglio
Affari europei – Enzo Moavero
Turismo e sport – Piero Gnudi
Coesione territoriale – Fabrizio Barca
Rapporti col Parlamento – Piero Giarda
Cooperazione internazionale e integrazione – Andrea Riccardi

Mi sono emozionata. Sarà per il passaggio, per la fine di quello di B., sarà perché l'abbiamo vissuta tutti diversamente, questa volta, sarà perché Monti, a parte tutti i commenti (liberale, coinvolto con goldmansax e ciccipasticci vari), mi sembra uno serio superpartes, dove, per partes intendo gli interessi politici, su quelli economici ho qualche dubbio, però... vedremo. E così, mi sembrava di aspettare proprio la fumata bianca, davanti alla porticina in foto, che per un bel po' di minuti è rimasta pure senza corazzieri, chiusa, barricata, marrone sul muro bianco, immobile.

E poi finalmente!
Che dirvi? Io non li conosco! Nessuno. Ma questo non conta. Oppure potrebbe essere un bene, che dite? Ecco, mi sembra che sia uno stop rispetto ai ministri di rappresentanza per dire grazie a destre e a sinistra, per ringraziare o per mettere a tacere tizio senza il quale non avrei raggiunto la maggioranza e caio, senza i quale non potrei farmi i cavoli miei. Qualcuno ancora dice che non è democratico, ma no. Cioè certo che non lo è molto, però siamo qui. Cioè... sono lì e ci staranno, spero, finché non proveranno e riproveranno a mettere in ordine le... carte.

Ma sono tutti professori? Muah!
Rutelli ha detto questo:
Spero che almeno ci saranno viceministri e sottosegretari politici. Altrimenti vorrebbe dire che esiste la volontà esplicita o implicita di indebolire Monti, con un governo di soli tecnici da indebolire in Parlamento.
Mah, io non mi esprimo. Solo penso, e spero - ancora -, che siano tutti riuniti per aspirare al bene comune, raggiunto nel più breve - e migliore - tempo possibile.
E per far questo, per il bene dell'Italia, non si può stare sotto scacco di uomini tipo Bossi, accontentandolo tramite un Calderoli, per il quale si sono pure sprecati ad inventarsi un ministero dal nulla.

No tra spead, BOT, indici, margini, crisi etc... non ce lo possiamo proprio permettere. Direi.

Perciò in bocca al lupo a tutti, noi italiani, intendo.
Questi altri quassù faranno il loro lavoro.

r

martedì 20 settembre 2011

Uff... Di Pietro!

Insomma ieri sento qualcosa su Di Pietro che riguarda il figlio, tale Cristiano, e le raccomandazioni a suo favore. E mi vengono le bolle. Sì, l'orticaria proprio, perché Di Pietro è un personaggio che non m'è mai andato giu. E quindi oggi leggo meglio, perché vorrei diffondere questi ultimi fatti, perché li sentano tutti quelli che mi dicono, tutti contenti e orgogliosi: ah, io voto Di Pietro, che è l'unico che dice le cose come stanno, a suo modo, ma lo dice e le canta a tutti! ... Tranne che a se stesso - però - aggiungo io.

Riporto un commento di Filippo Facci di ieri sul Post, a proposito di Di Pietro:
facci

19 settembre 2011 at 21:47
Poi un giorno arrivano i dipietristi del Molise e si accorgono che Di Pietro è familista. Cioè: nell’autunno 1992, a Milano, quando Cristiano Di Pietro era un ragazzino e suo padre già un eroe, il rampollo vinse il concorso della Polizia e ottenne il primo posto in graduatoria su 150 partecipanti. Papà era presente alla cerimonia e Cristiano, successivamente, per puro caso, presenziò nella scorta del padre. E’ il periodo in cui viveva in via Andegari, dietro Piazza della Scala, e cioè nell’appartamento a equo canone affittato naturalmente a suo padre, e questo nonostante il regolamento della Cariplo proibisse ogni tipo di subaffitto. Un paio d’anni prima, invece, Cristiano figurava come stipendiato dalla Maa assicurazioni di Giancarlo Gorrini, quello dei 100 milioni «prestati» sempre a suo padre: soldi che usò per comprare una casa proprio per suo figlio Cristiano a Curno, vicino a lui. Papà, tempo dopo, comprò e affittò all’Italia dei Valori due appartamenti che si ripagava col denaro pubblico: e come si chiamava la società a cui erano intestati gli appartamenti? «An.ton.cri», sigla che racchiudeva anche il tuo nome di Cristiano. Il quale, tempo dopo ancora, bussò direttamente al padre divenuto frattanto ministro delle Infrastrutture: e così perorò la costruzione di un parco eolico in Molise. Stiamo parlando di un personaggio, Cristiano, che vive in una casa a Montenero di Bisaccia, e chi gliel’ha venduta? Suo padre. Lara, la moglie di Cristiano, per puro caso di cognome fa proprio Di Pietro. E uno dei loro figli, per puro caso, l’hanno chiamato Antonio.
E adesso arrivano i dipietristi del Molise e si accorgono che Di Pietro è familista. Nel tardo settembre 2011. In pratica l’Italia dei Valori di Termoli, l’altro giorno, ha scritto che «Di Pietro è come Bossi e anche come Berlusconi, sono accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica». Seguivano accostamenti col Trota figlio di Bossi e con la Minetti amica di Berlusconi. Tutto perché Di Pietro di punto in bianco ha preso il figliolo e l’ha piazzato nelle liste per le Regionali molisane del 15 ottobre prossimo: e loro si sono incazzati proprio, il loro comunicato di protesta è firmato dall’intero circolo. Hanno scoperto che Di Pietro è familista. Cioè: Cristiano Di Pietro finì sotto inchiesta perché chiese l’assunzione di amici suoi a Mario Mautone, ex provveditore alle opere pubbliche di Molise e Campania: ed era stato suo padre, da ministro delle Infrastrutture, a nominare Mautone Direttore centrale del settore edilizia e poi presidente di una commissione tecnica sugli appalti autostradali. Lo stesso Antonio Di Pietro, in quei giorni, disse che «quello delle raccomandazioni è il male italiano, mio figlio avrebbe fatto bene a non caderci pure lui». In questo, Antonio e Cristiano sono uguali: hanno un’impareggiabile e impunita disinvoltura nel plasmare la realtà a loro immagine e somiglianza. Ma non c’è solo Cristiano. La tesoriera Silvana Mura, che praticamente è una di famiglia, nel 2004 fu trasformata di punto in bianco in assessore alle Attività commerciali del comune di Bologna, sindaco Cofferati. Poi c’è Susanna Mazzoleni, sua moglie. Nello stesso anno, a Bergamo, il posto di assessore al Commercio era già assegnato da un pezzo a Goffredo Cassader, coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori e uomo che si era speso per il partito più di chiunque altro. Stavano giusto per incaricarlo quando piovve il diktat: l’assessore doveva farlo la Mazzoleni. Il giorno dopo, Cassader sbattè la porta e lasciò il partito.
Ora i dipietristi del Molise non solo protestano, ma dicono che la composizione della lista regionale, scrivono, «è stata fatta apposta con candidati deboli per favorire l’elezione del figlio del leader». E sapete perché dicono questo? Perché i dipietristi del Molise si sono accorti che Di Pietro è familista.

... c'è qualcos'altro da aggiungere? Non penso.

martedì 7 giugno 2011

12 e 13 giugno: strumento di DEMOCRAZIA DIRETTA: il Referendum!

Qualcuno oggi mi ha detto che negli ultimi 16 anni, nessun referendum ha avuto esito positivo (e no, non mi ricordavo, non avevo contato!). Ovvero nessun referendum POP (sì, come la musica, sempre nella stessa accezione di popolare), negli ultimi 16 anni, ha mai raggiunto il quorum. Su wikipedia, sotto alla parola referendum, trovate alcune spiegazioni/definizioni. Le più pregnanti, le ho messe di seguito:


La parola referendum riprende il gerundio latino del verbo refero, "riferisco" e indica comunemente lo strumento attraverso cui il corpo elettorale (noi, voi, insomma, i cittadini italiani! ndr) viene consultato direttamente su temi specifici; esso è uno strumento di democrazia diretta (ricordate questa parolina? DEMOCRAZIA. ndr), consente cioè agli elettori di fornire - senza intermediari - il proprio parere, o la propria decisione, su un tema oggetto di discussione.
(...)
Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare (bello, no? ndr), sancita all'art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana.
L'esito referendario, espressione di questa sovranità, è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo.
Detto questo, dunque, sarebbe interessante capire perché riterreste in cuor vostro, domenica e lunedì prossimi, di non andare a votare. I referendum spesso sono battaglie ideologiche che diventano bandiere di un partito. Chi le porta avanti ne fa una lotta politica. Per partito preso! :)
Ma non è così, in realtà. Nella pratica, infatti, potremmo tutti quanti avere interesse a che l’acqua non venga privatizzata o che non si costruiscano centrali nucleari in questo paese… poi magari, mi direte, che il legittimo impedimento è una cosa che potrebbe interessare a una certa parte politica, più oggettivamente, ma per il resto direi che questo referendum agisce nell’interesse comune.
Chi non vota, quindi, dimostra solo di non voler esercitare un suo proprio potere sovranamente democratico, di sua propria sovranità – mettiamoci il carico, sul concetto, va… – visto che ogni singolo vota conta e non siamo mai tanti da dire: vabbè, ma è una goccia nel mare… NO. I voti per i referendum, in Italia, constatato che non si raggiunge sto quorum da 16 anni, sono preziosi come il pane, come… l’acqua, pensate un po’. Preziosi, ripeto.

Non c’è niente di meglio, dopo l’affogamento delle elezioni di metà maggio per le amministrative, che formulare un’idea propria sui quesiti ai quali ci si chiede di rispondere e andare a votare, cercando di mantenersi asettici e senza seguire indicazioni dai partiti. So che è difficile, perché appunto, diventa sempre il solito gioco di potere tra destrasinistracentro – a nostro scapito, tra l’altro –, però tentate. Anche perché il gioco di potere è il referendum, a prescindere dai temi dei quesiti, nella lotta che si consuma tra i poli. Ed io, francamente, sono un po’ stanca dei giochi di potere che paghiamo noi, perché quelli là non sono in grado di badare nemmeno alle loro mutande.

Voi no? Non vi basta questo? Non siete stufi anche voi? Invece di manifestare, per una volta, non è bello, importante, interessante vedere come funziona un referendum per il quale si raggiunge il quorum???
Sono rimasti in pochi quelli che si ricordano del referendum tra monarchia e repubblica! E il divorzio?
Non le ritenete forse battaglie fondamentali in questo paese? Non è l’esercizio del potere di un popolo? Non è lampante, non lo vedete? Non avete voglia di contare un po’ più di quel poco che contate da anni?

VOTA VOTA VOTA !!!

Non Antonio… (battutaccia!), ma SI’ – per quanto mi riguarda – ai 4 quesiti.
Sennò, almeno andate.
E insegnatelo ai vostri figli ché questa è educazione civica spicciola.

Vi saluto e vi lascio 3 link:

1) Guida ai referendum abrogativi

2) Articolo di Gian Antonio Stella: Votare fa bene a tutti

3) E l'opinione di Francesco Costa, perchénnò.

lunedì 23 maggio 2011

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Isola delle Femmine, 23 maggio 1992)


Tutti i giorni.
Mi chiedo se ogni persona riesca a ricordarlo, quotidianamente, davanti alla propria coscienza.

sabato 14 maggio 2011

AGGIORNAMENTO - 10 candidati per me... amministrative a Crotone



A Crotone - la mia città (e fin qui, sembra l'inizio di un tema delle elementari) - ci sono 9 o 10 candidati sindaco. Consiglieri non ne parliamo (tipo 800!). Le liste che appoggiano i candidati sindaco sono… uno sproposito. Crotone conta 70.000 abitanti. I candidati di Crotone sono 10 come per Napoli, che ha quasi 1 milione di abitanti.
Vi è chiara la differenza?
Gli argomenti sono molteplici: i numeri dei candidati sindaco, i numeri dei candidati consiglieri, il voto di scambio che si sta scatenando.
Lotte intestine ai vari partiti, a livello locale, sono sfociate in diversi gruppi di interesse, appoggiati qua e là da chi s’è già candidato, da chi è uscito del partito, da chi è stato condannato e non può più candidarsi e qualcuno per bene, che sembra partire con buone intenzioni, ma poi chissà magari si perde. Perciò succede:

- che la candidata del PDL Dorina Bianchi (eletta in Parlamento, tra le fila del PD !!! capito?) riunisca UDC e PDL (l'altro ieri Belusconi è andato a darle man forte: la foto in home page del Corsera di ieri, era con lei, la bionda);
- che si ricandidi l’attuale sindaco Vallone, forte del 70% dei voti preso alle scorse amministrative. È bene che faccia attenzione, vista l’infermità che l’ha colpito nel primo periodo del suo mandato: la città era sporca e i cittadini si sentivano abbandonati. Mi auguro che abbia intenzione di svegliarsi;
- che si sia candidata la moglie di un imprenditore/produttore TV. È una TV locale, si chiama RTI e lei si chiama Giusi Regalino. Sono cresciuta con la sua voce che dava le notizie al TG (adesso la figlia si alterna ad una giornalista), notizie condite di una retorica inaudita, lunghe e, dopo un po’, volevi cambiare canale! Lei non sembra male, dopo tutto, se non fosse per la gente che si agita dietro di lei, per quelli che l’appoggiano;
- che ci siano altri – troppi – candidati piccoli.
Ma il voto è segreto e, detto sinceramente, ancora non so. Escluderei, però, di certo, la Regalino per quelli che stanno alle sue spalle.

L’altro argomento è il numero dei consiglieri: signora mia, una volta la politica la si faceva per passione, adesso è un mestiere per tirare a campare. È come andare in ufficio la mattina, ma lì non serve davvero fare qualcosa, attivarsi. Serve solo prendere la presenza, poi il resto, a chi importa? Le candidature sono spesso un riempi liste. Frotte di gente poco convinta che tenta, come tenta un concorso.
Forse c’è un pro, in tutto questo. Ma cosa pesa di più, in effetti? Questi riempitivi hanno ingrassato il numero delle candidature, così che il famoso voto di scambio diventa difficile, perché ogni famiglia possiede di sicuro un candidato e quindi… a meno di grossi favori promessi, ognuno sostiene il proprio cugino, zio, cognato etc.
Al momento mi sembra che la mia famiglia non abbia nessun candidato, quindi io andrò a votare, ma non ditelo a nessuno, altrimenti le telefonate si scatenerebbero ed io non ho nessuna intenzione di rispondere o no, non posso, sono già impegnata. In genere, queste telefonate, le ricevono le mamme che per la preoccupazione di un figlio disoccupato, rispondono: sì, ti do il voto, se tu domani aiuti mio figlio. Ma signore! Cosa volete che cambi un voto??? Eppure, così va. Vi assicuro. Anzi, aggiungo, questo è il meglio. Si vota qualcuno, piuttosto che un altro, per molto, ma molto meno. E’ triste, perché ci si accorge, in questi momenti che il calcare che ha inondato questi meccanismi, è talmente indurito che – per i più – a far qualcosa ci si perde la ragione, il sentimento, tutto, finendo poi con l’arrendersi.

Conclusione triste di chi, però, speranze ne ha tante.

AGGIORNAMENTO:
Vanno al ballottaggio (29 e 30 maggio prossimi) il candidato del centrosinistra Peppino Vallone, 35,6 per cento, e quella di centrodestra Dorina Bianchi, con il 20,3 per cento. E gli altri voti? Sparsi tra gli altri 7 candidati, condannati e grillineschi. Anche questo è un dato importantissimo!
Io sono la tipa che andrebbe da Vallone - visto che l'ho votato -, se dovesse uscire vincitore, per cantargli le cose che non fa, se ancora non dovesse farle, come negli scorsi 5 anni (dico, 5!) che lui stesso ha definito "di rodaggio". Eh... qui al sud siamo lentini. Speriamo ingrani, sennò si troverebbe una Robiciattola alla porta.
A presto


mercoledì 23 febbraio 2011

Tremonti e i moscerini sui treni

pezzo del quotidiano "La Repubblica" dell'11 febbraio 2011 


Non avrebbe bisogno di commenti, ma essendo io una meridionale, mi sento in dovere di dire che… Tremonti è veramente simpatico. Beh, almeno adesso non si dica che nessuno sapeva che i treni del sud sono i rifiuti dei treni del nord, quelli di secondamano.


Al sollevarsi di proteste sul tema, negli anni, le risposte sono sempre state che “al nord c’è il triangolo dell’industria e, quindi, volete che non si dia un servizio adeguato, altrimenti il paese crolla?“ bene. Ma qui allora è il solito cane che si morde la coda: se il sud non possiede questi ed altri servizi, perché “tanto non vale la pena fare questi investimenti”, come sarà possibile mai che questa parte dello stivale diventi competitiva come e più del nord??? “Colpa della mafia/’ndrangheta/camorra/sacracoronaunita & co?” Un’altra risposta terribile, che mi lascia basita, soprattutto se a darla è un ministro o un capo del governo. Ma, ahimè, lo Stato è il primo al quale pare sia sempre convenuto lasciare le cose com’erano e come sono ed a soffrire di quel male putrido che è l’OMERTA’.

Non ci credete, voi del nord, voi increduli?
Beh pensate alla Salerno-Reggio Calabria? Possibile che non ci sia un governo capace di velocizzare i lavori dell'autostrada che piu' pensalizza la comunicazione del sud col resto dello stivale? E cosa si dice? Che sia la camorra/'ndrangheta etc... si, ok, ma in DECENNI, non si e' trovato il modo di arginare? Ridicolo!
Cioe', non mi dite che se domani Tremonti andasse in macchina a Reggio Calabria, imbattendosi nei lavori e vedendo la sua macchina rallentare, ne concluderebbe che i moscerini non si schiacciano sulla macchine che vanno al sud?!


R.

mercoledì 16 febbraio 2011

Cambio???? I vertici PD, si intende

Mentre ero in Patagonia pensavo: ma perché non organizzare una manifestazione che chieda le dimissioni dei vertici del PD per far spazio ai giovani? O, in modo più soft, senza parlare di dimissioni… TOGLIETEVI DI MEZZOOO! Abbastanza soft? Insomma, ma com’è possibile che non le si provi tutte? Anche se l’idea del ricambio generazionale è alla base, no? Non è proprio un estremo. Ma poi in un sistema ormai chiaramente fallimentare, cos’è che blocca la voglia di migliorare per tutti, agevolando questo “passaggio” di testimone, anzi no, meglio, questa rifondazione (perché temo che il testimone presupponga una continuità di filosofia e non è proprio il caso)? Ne parla chiunque, ma attivarsi in un girone dell’inferno incancrenito, sembra la cosa più complicata del mondo.

Per carità, capisco bene che sia inconcepibile lasciare le belle poltrone che si sono guadagnati con il sudore… ehm, che dico? Con i fatti… ehm, che dico (2)? Con dico/non dico. Ecco. Ma adesso, dopo anni, la gente vuole facce nuove, se non altro per provare a vedere se i giovani del PD hanno qualcosa nel cilindro, ancora o se siamo proprio diventati barchette alla deriva. Noi speriamo di no, ma nel mentre il tempo passa e viviamo tutti in un ambiente costantemente inquinato. Ci si occupa/preoccupa (nemmeno tanto, visto che il conflitto di interessi sta ancora li, bello lucido lucido) di Berlusconi, senza veramente avanzare proposte concrete, dignitose, serie. E, anzi, ricordiamoci, che quando s’è avuta l’occasione per farlo, ci è sonoramente sfuggito.

Mi dicono che non ci vuole l’uomo nuovo, perché allora sarebbe una dittatura, ma le idee nuove. Ok, capisco sì, certo. E che i 4 smandrappati che stanno dietro all’asse bersanidalema&co non valgono. Uhm… su questo non so. Non ho l’impressione che siano dei grandi rivoluzionari, insomma, ma che ne sappiamo? Cioè, non avendo avuto mai modo, di fatto, di ascoltarli per bene, come si fa ad essere così certi che non siano valorosi guerrieri (nel senso più pacifico della parola, si intende) che si battono per la nostra crescita politica e sociale?

La polemica a prescindere mi pare sterile. In un momento storico così buio e profondamente infecondo, i cambiamenti potrebbero essere il pane quotidiano.

giovedì 10 febbraio 2011

L'altra sera (8 febbraio), al programma 8 e mezzo, condotto da Lili Gruber su La7, erano due gli ospiti che si contrapponevano, in qualche modo: l'on. Laura Revetto del PdL (nella foto) e l'on. Italo Bocchino di Fli.
Ovviamente il discorso è caduto immediatamente sulle attività sessuali del premier e sulle indagini in corso. La donna nella foto, incalzata dalla Gruber, ha espresso il suo scetticismo sull'operato dei pm con queste parole:

"Non capisco com'è possibile he ci sia un imputato per il quale si chiede il rito abbreviato e gli altri, coimputati, per i quali si chiede il rito ordinario. E questo chi è? Il Presidente del Consiglio"

Ma guarda un po'! Glielo diciamo tutti insieme che è proprio per questo che per LUI si chiede il rito abbreviato???

martedì 8 febbraio 2011

Se non ora quando?

Tornata dalla Patagonia da 2 settimane, dopo tre settimane di distacco quasi totale dalle vicende italiote, mi sento già assediata e stufa. Quasi, perché qualcuno ha pensato bene di inviarmi un articolo di giornale che faceva un sunto delle attività sessuali del nostro premier. E sì che avrei fatto bene io a non guardare nemmeno la mail... Stavo così bene a non sentire di queste imbecillità… e adesso ci scappa la manifestazione Se non ora quando? Che si terrà domenica 13 febbraio, in varie città d’Italia. A Roma l’appuntamento è per le ore 14 a Piazza del Popolo (qui gli altri appuntamenti).


E’ importante, insomma. Voi ci siete? Tutte. Tutte le donne, anche quelle che non possono venire, ma che saranno in piazza virtualmente. Ho letto di una polemica terminologica, sul Corriere, rispetto a questa manifestazione. Ma l’importante non è il messaggio? Un manifesto rosa. Uno in cui non ci sono tette e labbroni o assegni da urlo, un manifesto di libertà. Non c’è più spazio, e tempo, per le polemiche terminologiche. C’è solo un piccolo margine per guadagnare di nuovo movimento, per richiamare in vita una dignità persa e ricordarla, perché no, a chi non se n'è accorta, un margine piccolissimo per tornare a sognare, essere normali, guarire le cose serie e non essere più l’obiettivo di barzellette, gossip & co. Ce la possiamo fare.
 
r.

mercoledì 2 febbraio 2011

Caracciolo sull'Egitto - Repubblica di ieri

Qualche riga da L'occasione che perderemo di Lucio Caracciolo:
L'Egitto è un'occasione che perderemo. L'occasione è storica: spezzare nel più strategico paese arabo il circolo vizioso di miseria, frustrazione, regimi di polizia e terrorismo - spesso alimentato dai regimi stessi per ottenere soldi e status dall'Occidente - che destabilizza Nordafrica e Vicino Oriente fino al Golfo e oltre. Il successo della rivoluzione avvierebbe la transizione a un Egitto "normale", con un potere politico legittimato dal popolo.

Eppure Roma tace. Il nostro governo ha trovato modo di non esprimersi fino a sabato. Meglio così, forse, visto che quando ha parlato - via Frattini - nessuno se n'è accorto. Mentre tutto il mondo si preoccupa del dopo-Mubarak, noi ci dilaniamo sulla "nipote". Stiamo perdendo l'occasione di incidere in una svolta storica - stavolta l'aggettivo è pertinente - che riguarda molto da vicino la vita nostra, soprattutto dei nostri figli e nipoti.

Se sbagliamo politica in Egitto, in Tunisia o in altri paesi del nostro Sud, il prezzo lo paghiamo in casa.

Un sobrio accertamento dello stato delle cose dovrebbe indurre il nostro governo a mobilitare ogni risorsa a sostegno dei cambiamenti in atto sulla sponda africana del Mediterraneo. Se ciò non accade, non è solo colpa di Berlusconi o Frattini, ma della rimozione che l'Italia ha compiuto di se stessa. Della sua geografia e della sua storia. Nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità è duro ammetterlo. Ma è un fatto: non sappiamo dove siamo né da dove veniamo.

Per anni abbiamo vissuto di verità ricevute. Un eterno fermo immagine. Intanto, la società civile egiziana cresceva, si strutturava. Ci sono certo i Fratelli musulmani, un arcipelago dalle mille ambiguità, che Mubarak ci ha rivenduto con successo come banda di terroristi. Ma ci sono anche laici, cristiani, nazionalisti, socialisti, gente che semplicemente non ne può più della "repubblica ereditaria". Quanto meno daremo ascolto e supporto alle loro istanze, tanto più il rischio di una deriva islamista diverrà concreto. E' quanto sperano Suleiman e gli altri anziani ufficiali drogati da decenni di potere incontrastato. Per riproporre e rivenderci il muro contro muro.


Obama e alcuni leader europei forse cominciano a capirlo. Fra cautele ed esitazioni invitano a voltare pagina. Non noi italiani. Continuiamo ad aggrapparci a un Egitto che non c'è più. L'Egitto che prova a nascere non lo dimenticherà. La sua sconfitta sarà la nostra. La sua vittoria, solo sua.

Lucio Caracciolo da La Repubblica di ieri
http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/31/news/occasione_egitto-11862368/?ref=HREA-1

mercoledì 26 gennaio 2011

Rimpiangere il passato

Ieri sera. Auditorium. Uscendo dal concerto di musica classica.
Due signore, commentando la situazione politica del nostro paese, esclamano:

"Eh, una volta c'era De Gasperi!"




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martedì 21 dicembre 2010

Gasparri e basta. Altro?

Solo un link da Wittgenstein, il blog di Sofri, quello giovane:
http://www.wittgenstein.it/2010/12/20/il-modulo-gasparri/


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martedì 19 ottobre 2010

Cota VS Bresso

Hanno interrotto la riconta.
Cota e' vincitore.
L'ha deciso la Consulta di Stato.
Le liste che il TAR aveva detto essere non valide,
oggi sono state dichiarate tali.

lunedì 11 ottobre 2010

Come distruggere qualcuno, nelle migliori dittature...

E' ovvio, penso, che nel 2010 una dittatura non possa essere uguale, nelle azioni, a quelle che storicamente sono diventate l'esempio che oggi dovremmo rifuggire.
Sarebbe stato troppo facile, probabilmente, accorgersi dell'incedere di un dittatore se questo si fosse mostrato a noi come un qualsiasi dittatore sudamericano, orientale, o dell'est europa, del passato.
Ma no, siamo nell'era della comunicazione, dei mezzi di massa, ma non come poteva essere decenni fa, quando già erano stati inventati e collaudati. Siamo oggi in un epoca in cui tutto è mediato, tutto è visibile (quando lo si vuole), tutto è trasformato ad hoc per essere distillato attraverso il mezzo che si sceglie, in primis, ma poi tutti mezzi sono portatori, di una notizia, delle immagini di un personaggio, degli eventi.

Da una parte questo significa più libertà, ma dall'altra, quella più subdola, più becera, più viscida, diventa un marchingegno autodistruttivo per un popolo: usare la comunicazione, i mezzi, per costruire un colosso, distruggendo intorno tutto ciò che si oppone, in un movimento invisibile, apparentemente innocuo per la gente che non vede, quando non si interessa, quando non vuole accorgersi, perché - anche - ha giustamente delegato chi dovrebbe intendersene.

Dunque, quando si pronuncia oggi la parola dittatura a quelli della parte politica che rappresenta il consenso per il cavaliere, questi ridono, rispondendo che la sinistra italiana è la vera rovina e che quando B. non ci sarà più non sapremo più di che parlare.
Ma, in un certo senso, anche qui e oltre, se si parlasse di più dell'Italia che di fattarelli di gossip o poco più, forse non staremmo proprio messi così.

... e, intanto, si scrivono articoli, ma la "penna" (altamente metaforica) è quella di gente che la stragrande maggioranza non legge, purtroppo. Perciò pare fiato sprecato.

Ho appena letto l'articolo di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica:
http://www.repubblica.it/politica/2010/10/11/news/dossier_d_avanzo-7933677/?ref=HRER1-1

di cui riporto solo il pezzo finale:

Il "giornalismo" di Vittorio Feltri è questo: minaccia, violenza, abuso di potere. Non importa sapere qui se è anche un reato. Dopo il character assassination in serie di questi dodici mesi, ne sappiamo abbastanza per giudicare. Ora non è rilevante conoscere se a questo "assassino politico", dunque a un professionista di una "macchina politica" e non informativa, si deve riconoscere lo status di giornalista. Non glielo si può riconoscere. È un political hitman. È un altro mestiere. Non è un giornalista. Non è lui il problema. Il problema è il suo Capo. Come non è in discussione la libertà di informare o la libertà di fare un giornalismo d'inchiesta. Quel che si discute è la minaccia che precede il lavoro d'inchiesta; è un giornalismo, un finto giornalismo agitato, come nel caso di Emma Marcegaglia, quasi fosse un manganello per fare piegare il capo al malcapitato. Quel che è importante adesso sapere è quanti sono nella vita pubblica italiana coloro che, ricattati dal Capo con questi metodi, tacciono? O spaventati da questi metodi tacceranno? Con quale rassegnazione si potrà accettare un congegno che consegna al capo del governo la reputazione di chiunque, come una sovranità sulle nostre parole, pensieri, decisioni?
Oltre a riportarvi il link al sito de Il Fatto quotidiano che ha gentilmente riportato le intercettazioni sull'affare Marcegaglia-Il Giornale:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/marcegaglia-il-giornale-laudio-delle-intercettazioni/70154/

Ascoltarlo, potrebbe portarvi a odiare Porro e a considerarlo un viscido esponente della parte più orribile del giornalismo italiano. Nel suo modo di esprimersi, nei concetti, nelle intenzioni... insomma probabilmente idealizzo un mondo che è sporco da sempre, ma ascoltare un giornalista dire che si sta per mettere in moto una macchina contro la Marcegaglia perché il capo dell'ufficio stampa non lo saluta o perché ce l'ha con B. o perché... così, mi va... è davvero deprecabile. Per non dire altro.

Spero di non sentire nessuno dire che il povero B. non c'entra niente con la premiata ditta Feltri-Sallusti-Porro, che dirige il SUO giornale, perché penso sia proprio una delle più premiate, dunque... fate voi.

saluti e buon inizio settimana

lunedì 6 settembre 2010

Antonio Vassallo, mortammazzato n. ...

E’ stato ammazzato un sindaco in Campania. Ogni volta di più, per come la vedo io, muore la Campania, l’Italia, l’essere umano.
Ne ho letto ora e mi sembra che ci siano tutte parole tipo: “è stato spezzato un sogno”, “era un simbolo di legalità”.

E’ dunque inutile chiedersi perché. Basta questo. Quando uno è fuori dagli schemi e alza un po’ la testa, pensando di farsi giustizia, ecco qui che viene gabbato dalla facilità che si usa in certi contesti, per liquidare una persona scomoda, di intralcio alle abitudini ormai vigenti.

A volte mi capita di chiacchierare con gente del centro nord, dove non si comprende bene cosa voglia dire vivere con l’omertà della gente, con la paura.
Ed io sono di quelle che, per carità, dicono sempre di ribellarsi, ma so anche che non è facile. Perché è difficile chiedere alla gente di avere più coraggio, di difendere la propria vita, i propri cari, il proprio lavoro, quando spesso la gente del sud non ha niente da difendere e lo Stato non sostiene, non appoggia, non protegge, non interviene. Di fatto è il primo a non difendere.

La storia, al solito, non ha insegnato nulla.
E con questo intendo che è inutile l’intervento dello Stato in termini di intervento della serie “una botta e via”, quanto meno per i servizi di prima pagina in TV che pubblicizzano uno Stato interventista (come nel caso Fortugno). Ma poi? Del seguito nessuno parla. Almeno fino al prossimo mortammazzato

Eppure si sa che spesso i Magistrati vengono lasciati da soli ad agire in un territorio ostile. C’è bisogno che vi racconti io l’epilogo, in seguito a cui tutti si riempiono la bocca dei “poverino”, “era un esempio”, “la mafia così…”, “la ‘ndrangheta colì…”, “la camorra di qua e di là…”. Puntate di programmi TV, processioni, manifestazioni, funerali, talk shows, per? Niente, niente, stavamo scherzando.

I diritti civili minimi, prima di quelli… moderni, l’ecologia. Sì. In molti paesini del sud, però, è la legalità che deve essere curata e tutelata. E’ una priorità perché non scorre nelle loro vene, non sono tutti abituati, perché nessuno l’ha mai tenuta troppo in considerazione, perché c’è sempre stato l’eco di un: “e vabbè… che fa?”.

Però poi quanto rimbomba? Quanto si paga?
Quanto è grande la voragine delle lacune di una regione che non ha perseguito la legalità nel senso di responsabilità, civiltà, rispetto per gli altri, come obiettivo minimo, basilare e comune?

Gigante. Colmabile solo se si riparte.

Solo se ci si convince che non si può avere paura. Solo se si comprende che il messaggio dal centro, dall’alto, non può essere poco convinto e poco convincente, non può essere flebile, ma forte e chiaro.
Non si può scegliere gente inetta, indagata, collusa, debole. Ci vuole coraggio, troppo coraggio spesso.
Sono scettica. La mia sfiducia sta nel fatto che la gente ignorante la si controlla meglio e basta dargli da digerire piccoli e innocenti contentini, cui tutti abboccano, per convincerli che “… qualcosa, in fondo, la stiamo facendo“. Questa situazione piace, dopo tutto. Tanto è vero che, nelle terre più difficili, i concorrenti sono sempre soggetti manipolabili e mai teste troppo pensanti e pesanti.

Nessuno che si metta in testa di sovvertire l’ordine.
Se si, guai!!!

Da leggere:
http://www.ilpost.it/2010/09/06/angelo-vassallo-il-sindaco-di-pollica-ucciso-stanotte/
http://www.ilpost.it/2010/09/06/chi-era-angelo-vassallo/

giovedì 10 giugno 2010

Il pubblico italiano

Oggi una tizia che fa colazione "con me" tutte le mattine è entrata già arrabbiata, così, anche senza caffè.
Il motivo era l'ascolto del TG della mattina che parlava degli stipendi dei politici (ma non si parlava di quelli RAI?) e così ha sentenziato, in un estremo colpo di logica incredibile:

"Ma i giornalisti, che pubblicano a fare ste notizie, se poi non ti danno anche la possibilità di agire? ma che questa è democrazia? questa è dittatura e quindi io non voto!"

Ora, per carità, non che i giornalisti italiani siano degli stinchi di santo, ma la sana protesta della gente dov'è finita? perché questa pigrizia? perché questa passività?
Non si trova spazio per cercare e ottenere, ma per le lamentele, sempre.

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giovedì 15 aprile 2010

Una mosca bianca. Lasciatevi contagiare!

Mi scoccia celebrare qualcuno.
Mai avuto miti. Non mi piace. Uso mezzi termini, salvo poi ammirare le azioni o i risultati di queste. Amo follemente musicisti, registi, scrittori, ma non mitizzo.
La vita è lontana dall’essere un mito.

Poi però… C’è un piccolo uomo. Cioè c’era una volta un piccolo uomo. Ma poi è diventato grande.

Nichi Vendola rappresenta, per me, l’individuo che impersona la concretezza dei gesti, quelli che sembrano piccoli a chi non è abituato a vederli mettere nero su bianco, ma anche il personaggio. Perché in un’era come questa, la lotta si misura su quanto sei comunicativo.
Scaltro? Anche. Ma quello da sempre. Non c’è niente di nuovo rispetto a decenni fa.
E il comunicatore è un personaggio estremo. Oggi.
Dove per estremo si intende normale.
Normale delle cose normali, quelle che non si sentono più da tanto tempo.
Estremo anche nel dichiarare quello che si pensa davvero, senza la paura di perdere voti/potere, senza il timore di essere cacciato dall’intellighenzia di qualche circolo, senza nascondersi dietro alle convenzioni.
Quelli di una volta non avrebbero creduto che uno così, come Nichi, potesse significare cambiamento e avanguardia.
Ma quelli di una volta non immaginavano nemmeno un’Italia così ridotta.

Spingiamo talmente in avanti le nostre speranze, che basta poco poi per affiancarsi ad urlatori e gente che, alla fine, arrabbiata comprensibilmente, si mette allo stesso livello di chi dovrebbe essere combattuto con le “armi” che si conoscono o, al massimo, con delle nuove idee proprie, senza format, ma non con le stesse dell’avversario.

E poi ci perdiamo, noi italiani. Siamo un popolo illuso, perso dietro slogan falsi e accattivanti.

E chi ci raccoglie? Il primo urlatore, appunto.

Poi, però, per fortuna è arrivato uno semplice. Uno di cuore. Uno che dalla fondina (cito liberamente da Il mio nemico di Silvestri: mica ci tiene le carte VISA!) tira fuori un sorriso e una speranza, non altro. E quel sorriso arriva sincero, mica ce l’ha appiccicato al viso! Vendola che conosce la sua Puglia e se ne interessa, migliorando cose inimmaginabili.
Quanto mi piacerebbe un Vendola nella mia Calabria.
Ma la Puglia è una piccola isola, nel sud.
E poi la Calabria è troppo sulla punta. Nella Puglia c’è ricircolo e più gente che rimane, che ci torna. Dalla Calabria si fugge appena possibile.E poi: ma quanto sopravvivrebbe uno come Vendola nella mia Calabria?

E’ fastidioso come un moscerino impazzito uno normale come Vendola.
Uno di Sinistra e Libertà, tra l’altro…
L’avessimo raccontato, solo 6 anni fa, non c’avrebbero creduto. Promotori e detrattori.
La solita arrendevolezza del: e che dovemo fa?

Ci si credesse di più…

E in Puglia, intanto, succedono cose meravigliose.
La gente, tutta, ci crede. Da giovani, agli anziani. Come la storia della signora di un paese che gli ha affidato il cuore, dandogli un anello che lui ora tiene al pollice.
Ci crede pure chi lavora per lui, come Proforma (quelli che pure a Bertinotti avevano fatto Voglio… con i post-it. Io ricordo. Ero al Palalottomatica, nel settembre 2005, con la maglietta gialla come il post-it e tanta fiducia) che gli cuce addosso sensazionali campagne elettorali.
E ci credono quelli della Fabbrica.
Vendola “ruba” a tutti un po’ di voglia di fare.
Anche a me.

Dopo questo risultato elettorale deludente, l’unica luce rimane lui.
E quello che si porta dietro. Quello che crea.
Fa paura alle poltrone del PD. Quelle prime donne che non si schiodano. Luca Sofri, il 1° aprile, aveva messo sul suo Blog una dichiarazione di Bersani che si stava dimettendo da segretario: pesce d’aprile.

Se solo l’Italia che non ha votato ritrovasse un po’ di fiducia. Quella vera. Fiducia in chi le cose le fa, senza blaterare, urlare, imbrogliare, ipnotizzare.
Fiducia nella persona che rimane coerente, senza paura.
Se la gente riuscisse a credere in chi ha coraggio di buttarsi, di dichiararsi omosessuale senza mezzi termini, rimanendo fedele ad un credo cattolico.

Certo, è difficile anche per me pensare che la gente, in massa, riesca a credere.

Perché, comincio a pensare che siano tutti presi dalla vita facile, la vittoria facile, l’imbroglio facile… gli italiani pensano al proprio orticello. Non c’è un’educazione globale. Non c’è coscienza politica, figuriamoci civile.

Ma ho fiducia. I motivi della folla saranno i più disparati, ma l’importante è che ci siano e ci si pensi.
buone pensate!
Robiciattola quasi in viaggio verso penisola 2.

martedì 30 marzo 2010

SCATAFASCIO 2010

Sono troppo stanca per parlare di questo scatafascio di elezioni.
E' da oggi pomeriggio che, cominciato lo spoglio, tremo.
E' da oggi pomeriggio che campeggiano sulle home page dei quotidiani online le facce dei candidati.
Dalle foto è già possibile capirne l'andazzo.
Guardate quella del Corriere:Formigoni si commenta da solo, ma la Polverini è una coatta allucinante (ora su rainews24: sta giacchetta de pelle che non se la toglie da 3 mesi!!!) contro la Bonino che è una donna seria; E Cota? Sembra un comico di Zelig, un leghista assurdo, che vince anche in Piemonte, una delle Regioni che funziona meglio, che ha funzionato meglio sotto la Bresso, una delle Regioni italiane in cui il Centro Sinistra è sempre andato bene, con Chiamparino a Torino, in primis; E Zaia???? Il Veneto si dovrebbe solo vergognare... non ci sono parole. Ora mollerà il ministero e al suo posto? Davvero Galan???
E il PD?
Resiste in Emilia, Toscana, Umbria, Liguria, ma in Campania??? De Luca, stimato pare sindaco di Salerno è sconfitto e Loiero in Calabria, presidente uscente: FUORI.
MA NON SAREBBE IL CASO DI DARSI UNA SVEGLIATA e costruire qualcosa???
ANCORA LOIEROOOO???
In Calabria il PdL è colmo di gente che stava nel PD. Ma com'è possibile che gli italiani manchino completamente di vergogna???

Aspettiamo con ansia le dichiarazioni del segretario Bersani.
Che potrà mai dire???
Fin'ora solo Di Pietro ha detto una cosa vera e inconfutabile: ha vinto il PdL!
Già. Come negarlo?

Vi lascio qui l'editoriale del direttore di Internazionale di qualche numero fa:

Sostanza

Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma. Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari. Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione.

E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno? Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva.

Giovanni De Mauro

meditate. gente!!!

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