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venerdì 6 luglio 2012

Estate Romana 2012 or not?

Sebbene ogni anno, ogni estate, stia sempre a farmi i miei beneamati calcoli per incastrare tutto ciò che mi interessa, avevo bene accolto la nascita del portale Estate Romana, anni fa, perché era proprio il centro nevralgico di tutto, grazie al quale era possibile pianificare serate-giornate filtrando per interessi: cinema, musica, teatro, bambini etc... e poi orario e data.
Parlo al passato, ma no, non è un portale morto. Tuttavia scrivo questo post perché mi pare che la faccenda si stia facendo piuttosto antipatica e, quanto meno, il portale lo definirei in agonia. Acc...

E questo era un cappello.
Oggi il calendario segna 6 luglio: l'estate è ampiamente iniziata, che ne dite?
Eppure, come potete vedere dall'immagine sottostante, solo da pochi giorni (potete vedere la data in cui ho copiato l'immagine in basso a destra) campeggia - in home page - un trafiletto che inizia con "Presto on line..." e si chiude con il messaggio:
L'Estate Romana 2012 sta arrivando!
No, ripeto, è già arrivata!
Questo portale è solo un aggreagatore di dati, ok, siamo d'accordo. Chiunque volesse, potrebbe andare facilmente sul sito del singolo evento e informarsi: Villa Ada, per Roma incontra il mondo è aggiornato, Luglio suona bene dell'Auditorium Parco della musica, Notti di cinema a Piazza Vittorio, I concerti del Parco di Villa Pamphili... insomma tutti questi non si sarebbero potuti permettere di non "aprire" la saracinesca del programma 2012 per tempo.
Invece una volta tanto che il comune offre un servizio moderno, facile, intuitivo, di promozione, intelligente, questo servizio, dopo un po', implode.
Eppure il comune ha pensato già di farsi pubblicità, per un servizio che avrebbe già dovuto essere attivo, ma non è:



E, dicevo, oggi è 6 luglio, mica pizza e fichi... 6 luglio! L'estate, ci insegnano, comincia il 21 giugno. E, per lo più, tanti eventi sono belli che cominciati, tra l'altro, anche prima del solstizio estivo ufficiale.

Ma evidentemente sono indietro di un mese buono. Ci vorrebbe la Delorian per portarli indietro nel tempo e salvarli dagli strali che gli sto lanciando! Chi? Questi soggetti che, credo, dovrebbero solo inserire i dati in un data base e non costruire un protale ex novo, perché quello c'è già. E, magari, trattandosi di un servizio che offrono ai cittadini e di una promozione che fanno agli eventi in città, credo si possano anche permettere di chiedere ai vari organizzatori i dati già aggregati bell'eppronti per il loro access/sap, così che a loro rimanga solo il mitico push the botton perché siano online!

Così lilla lilla, il 14 giugno (del 2012!) mi sono connessa, certa di trovare il mio bottino, ma no, ancora non c'era neanche il messaggio di cui sopra, anzi... c'era scritto si è conclusa l'Estate Romana 2011, con un bilancio e bla bla bla.
A quel punto, curiosa, sono andata sulla pagina facebook e su twitter e, udite udite, nell'anno di twitter, in cui twittano pure i mufloni, l'ultimo cinguettio di Estate Romana risale a 264 giorni fa (che, nel frattempo, sono diventati 286!!!!!!): "Domenica 25/9 si conclude la mostra fotografica "All'altare di Dio" in programam ai musei capitolini. Info su... 060608". La pagina Facebook, invece, ha pochi "mi piace" e se non fosse per gli utenti che scrivono in bacheca, sarebbe agonizzante anche quella.

Bene,
dopo questo pippone sull'inefficienza del comune di Roma e delle sue aziende dedite alla cultura (tra l'altro Zetema indice spesso concorsi, quindi una persona che curi i social network, per cominciare, ce l'avranno pure, no?), sono passata all'azione.
Ho mandato una mail (e qui tanti non si stupirebbero, ridendone, ho fatto un po' alla Greenberg - film in cui io ero Ben Stiller :) ) a Zetema che appare fra i contatti ufficiali del portale Estate Romana. I punti salienti:
Ma com'è possibile che al 14 giugno ancora niente sia aggiornato?

(...) La pagina facebook, di una città come Roma, piace SOLO a 3.059 persone? ... basita.
Ma siete rimasti nel paleolitico? O aspettate che qualche giovine passi da qualche altra capitale europea e di ritorno qui dica: ragazzi, a xyz in quell'altro paese, sono proprio avanti!!!
(...) Ogni anno è così ed ogni anno mi stupisco che non vi rendiate conto, voi che passate anche per un'"azienda" (Zetema) esperta a cui tutti si rivolgono, ancora non capite che sta roba gira online?!?!?!
L'estate non comincia il 21 giugno, come da calendario, ma prima! La gente programma, decide, compra biglietti, si organizza primaaa! E se voi voleste dare un servizio più efficiente, dovreste organizzarvi primaa!
Perché dare un servizio questo significa.
Tra l'altro i programmi delle varie manifestazioni sono già tutti online, per noi plebe, dunque voi probabilmente avrete avuto la possibilità di averli prima chissà quanto tempo fa. Eppure...
Per caso non avete nessuno che vi aggreghi il dato?
Mi offro. Spero di vedere quanto prima il sito aggiornato a giugno 2012 ché il 2011 è passato da un bel pezzo.
Ovviamente non ho ricevuto nessuna risposta. Purtroppo temo che - in questi casi - non ci sia niente di cui lamentarsi, vero?
Perché è una cosa di cui si può fare a meno, dopotutto. Era solo un servizio comodo, facile, veloce.
Infatti la mia è una triste constatazione. Non può essere nulla più nell'annus domini in cui si cominciano a sentire i tagli a cultura & co (Villa Adriana è sparita dagli eventi estivi). E come disse una volta Elena, studentessa 22enne: ... dovrebbero inondarci di cultura!
Ma io mi chiedo: se questi di Zetema, o chi per loro, non hanno una persona che riesca a scrivere 140 caratteri (nel caso di twitter) per essere quantomeno in linea con il messaggio che, in questi giorni, campeggia in home page, ma che lo chiudessero no? Pagano anche il dominio?!?!
No, dico, è una cosa facile gestire un portale del genere, perché - ripeto - il grosso lo fanno gli altri, quelli che ti mandano i dati che sono interessati, dunque...

Niente, non ce la facciamo. E' sconfortante.

giovedì 31 maggio 2012

Bocca di Dama - San Lorenzo, Roma

Succede che, mentre passeggi per San Lorenzo, in un mare di pubetti, localetti giovini, aperitivaggi, etc... senza saperlo, càpiti davanti a Bocca di Dama.
No, questavoltano, ci sono andata di proposito, perché tutte le volte che mi ci sono imbattuta, in quelle vetrine da pura acquolina in bocca, mi sono detta: beh, qui ci devo venire a dare il santo sacro sollievo periodico alle mie papille gustative e poi rimandavo, me ne dimenticavo, insomma un disastro per una non affetta da alzheimer, no?
Così un sabato io e Fabio ci siamo detti: sì, ma da ste parti (bologna/nomentano/sanlollo/&co.) dove possiamo andare a mangiare, visto che è già tardino e visto che vorremmo provare una cosa nuova etc...??

E così ho suggerito Bocca di dama, sperando che organizzasse un discreto brunch nel weekend. E così fu.
Il locale è defilato rispetto al resto, oltreché in un senso metaforicamente concettuale, anche proprio fisicamente, perché Via dei Marsi, altezza mura, è proprio in fondo alla vietta - appunto - dalla parte della mura e perciò decentrato, ma se lo sai... è facile! :)

Il locale è piccolino e molto carino. La dimensione dello spazio lo rende gestibile, sia come attenzione che come arredamento, con oggetti simpatici, vintage e interessanti.
In realtà se googolate, trovereste la dicitura pasticceria, quindi capite bene che, entrando, la cosa che colpisce sono i dolci e la loro mostra: mmh, che voglia!
La sera per cena però no, la pasticceria non funziona, quindi sono chiusi. Ma in compenso il sabato e la domenica, com'è capitato a me e Fabio, fanno un simpatico brunch. I tavoli riempiono lo spazio della stanza e ce n'è uno "sociale". Su quello al centro ci sono tutte le preparazioni salate e per 20€ potete mangiare tutto ciò che volete, quindi alzandovi più volte, chiudendo poi con un pancake (incluso nel prezzo) su cui potete scegliere di metterci cioccolato, marmellata o crema (molto buona, quest'ultima). E, per finire, un caffè.
I tavoli non sono apparecchiati, quindi nell'angolino che vedete nella foto su, trovate tutto l'occorrente per mangiare, chiedere loro una bibita (inclusa) e fare il caffè (a sinistra si intravede la macchinetta. la cialda ve la danno loro).

Se poi, in alternativa, preferite un loro dolce elaborato, tralasciando il semplice, seppur buono pancake, potete andare verso la vetrina, a rimirare cotanta bellezza, oppure scegliere tra i piccoli dolcetti/biscotti esposti sotto al bancone, pieno di delizie da leccarsi i baffi. Il tutto a parte.

Have a happy brunch!!!

Pasticceria Bocca di Dama

Via dei Marsi, 4
Roma
Tel. +39 06 44341154
Orario: dalle 11 alle 20 (lunedì chiuso)
http://www.boccadidama.it/

giovedì 19 aprile 2012

Appunti durante un concerto: Shostakovich e altre amenità in Sala

Sottotitolo:
dello strapotere dello smatphone multiuso

in Sala, prima di suonare
Solo i percussionisti fanno i pensatori con le mani in mano, finché non suonano.
Stasera Sostakovic e i mirabili violoncelli davanti. Gli archi, anche se non suonano, hanno le mani occupate.
La Batiashvili ha un vestito rosso natalizio. Anche il braccio, mentre suona, le diventa rosso natalizio (mai vista sta cosa)!
Piovani è in rosso, anche lui.


laddove le signore si tuffano sulle patatine
Ed io, al solito, circondata da più che pensionate con odori di naftalina e/o (che non so se sia peggio la congiunzione o l'avversativo) profumi antichi per cassetti… atkinsons.

Oltre a ciò si sentono i soliti malanni (leggi tosse) degli spettatori, tra le note. Sob.
Ma stasera - colpo di scena - un bastone di legno cade per le scale della galleria. Che numero!
Le signore accanto a me rivanano nelle loro borse in cerca degli occhiali, non curanti della musica che suona…

profondo rosso poltrona

Arrivano le voci bianche, oltre al coro super. Su una sessantina di ragazzini, quanti ne conto da quassù - età media 13 anni -, ce n'è una rasta (!) e ben tre rossi di capelli…
 

Le spettatrici russe, venute a canticchiare un po' nella loro lingua, sono in infradito. Mi pare coerente.
Amenità, dicevo, appunti durante un concerto.

r.

venerdì 3 febbraio 2012

Il cinema Empire a Roma

No, no, al momento non nevica. Almeno, così sembra dalla finestra di casa. Certo è che c'è un tempo da lupi, che il cielo è grigio scuro e l'aria sembra ferma che ti taglia il viso, tanto è rigida.

Ieri sera al cinema Empire, però, era come stare all'aria e non in sala...
Non so se avete presente il suddetto che si trova in Viale Regina Margherita, tra Via Tagliamento e Via Salaria e sembra essersi fermato agli anni '70. Molto vintage. Uno dei pochi che ancora... resiste!
Dunque voi vi trovate da quelle parti e pensate di essere nel 2012, ma poi varcata la porta a vetri dell'ingresso con ancora - se non erro - le iniziali CG che stanno per Cecchi Gori (che poi fallendo all'epoca aveva dovuto vendere varie sale a Roma, di un circuito sterminato), vi trovate a fare un salto indietro nel tempo di qualche decennio, ma che dico? Ormai quasi mezzo secolo, via...

Ed ha un certo fascino, mi dirà qualcuno. E posso pure essere d'accordo negli spazi sconfinati, e inutilizzati, che danno respiro. Tuttavia io, nel caso specifico, penso che sia un po' squallidino trovarsi davanti a pareti chilometriche ricoperte di carta da parati o vellutino color carta da zucchero, scale che manco fosse il Teatro dell'Opera, ricoperte di? moquette, ovvio, e poi, dulcis in fundo, una sala che non ne esistono più:

864 posti! ... dico.

Avete davanti moquette e profili dorati, schermo gigante (che ormai nelle case puoi trovare schermi più grandi di quelli dei cinema) e poltrone sempre in tono, color carta da zucchero, ma consumate, con la stoffa scucita che lascia intravedere il legno sotto (ehhhh... ma pure questo è studiato, che ne sapete voi?) e qualcuna anche "transennata", perché manca la seduta.

Ma ancora più dulcis e, ancora più in fundo fundo, una sala così grande, se non la riscaldi per tempo, rischi l'assideramento degli spettatori: vuota che più vuota... eravamo solo 3!

In più durante la proiezione c'era uno strano rumore: tic tic tic e pensavo fossero le due signore sedute qualche posto più avanti, ma no, dopo mezz'ora ho pensato che anche la sua vicina si sarebbe innervosita e, quindi, ho capito che doveva essere un difetto della pellicola, o del proiettore o chissà...
Questo vorrebbe essere un appello.

buon cinema a tutti

giovedì 2 febbraio 2012

Pizzeria La Fucina - Roma

Ieri mi sono fidata del consiglio di Nancy e Adriano e abbiamo prenotato un tavolo a La Fucina. Loro c'erano già stati e, dunque, erano in grado di esprimere le loro preferenze, mentre io e Tiziana studiavamo il menu. E ce n'era da studiare...

Poi è un po' di tempo che la pizza non la mangio più di sera, perché se la mangio dopo le 21, divento un Gremlin (che brutta immagine... beh, dipende! magari per i fan di Joe Dante e del suo film - Gremlins, appunto - sarebbe stupenda!), ma non Gizmo, piuttosto il mostriciattolo in cui si trasforma! Argh! No, seriamente. La pizza non la sa fare più nessuno, risulta sempre pesantissima ed io la notte poi la passo in bianco, a pancia in su, con l'affanno. Che orrore! Meglio il Gremlin!!! Qui, invece, pare che siano attenti alla lievitazione, immagino soprattutto perché - data la copiosa quantità di ingredienti - non potrebbe essere diversamente.
Ma torniamo a noi... Sì, perché La Fucina, come loro tengono a sottolineare, è una pizzeria a degustazione, cioè non è che prendi una pizza come normalmente accade e la mangi per conto tuo, tutto solo/a e nemmeno la ordini al metro, no! Il menu ha un elenco di pizze che quando l'occhio comincia a leggere, l'acquolina in bocca è già diventata copiosa.

Colatura di alici di Cetara........... con broccoletti........ cream di ceci....... ahhhh muoio Orazio!!!

E così scegliamo, dopo aver ascoltato anche i fuori menù raccontati e consigliati vivamente da Ilaria. Poi l'ordine lo decidono loro, sapientemente, nel senso che le portate rispettano i gusti di ogni pizza, perché lascino spazio all'ingrediente successivo, senza monopolizzare le papille gustative.
Che non lo sapevate voi che il tartufo, per esempio, monopolizza le papille? Ehh...

Le pizze che abbiamo scelto, in ordine di portata:

1. Salmone selvaggio dell'Alaska affumicato (ma che davvero?), ricotta di pecora “De Juliis” e mozzarella di bufala su velo di pomodoro in salsa


2. Margherita con bufala e pomodoro sfumato al rum !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

3. Pistacchi di Bronte, funghi e mortadella artigianale, condito con olio di limone;
e, la mia preferita:
4. Capocollo con broccolo siciliano e stracchinato al tartufo (vi lascio solo immaginare la comunione di amorosi sensi risultante dal broccolo con questo stracchino adagiato su di esso)
Ovviamente, a leggere di questi ingredienti, potete facilmente immaginare che le pizze non costano 10 euro, come normalmente accade. Mi spiace, qui di normale c'è ben poco e, così, anche i prezzi delle pizze. Ma (questo ma non vuole disprezzare il concetto di anormale, tutt'altro... lo vuole rafforzare) l'esperienza degustativa è talmente soprannaturale che, per quanto mi riguarda, il prezzo vale tutto il bene che ne trarreste tutti.

Ognuno ha preso una birra da 500 ml. Weiss.

I dolci sono di Cristalli di zucchero (nota pasticceria in zona Monteverde, aperta anche in Via di San Teodoro, zona Circo Massimo) o di loro produzione e, dopo lunga indecisione, abbiamo optato per questi ultimi, anzi ultimo, perché abbiamo preso tutti lo stesso. No, perché io appena leggo mele, vado in tilt e sia:

Mela Gatta: mousse di ricotta, mele caramellate, lingue di gatto e calvados (avevo paventato l'ipotesi, per un attimo, di cedere anche a Casa Savoia: savoiardi artigianali, crema pasticcera al limone, composta di arance e 4 gocce di rum, ma no, alla fine Äpfel uber alles).

Ma non finisce qui!
L'amaro, no? Ci siamo proprio lasciati andare. Io ho preso un Passito particolare, molto speziato, mi sembrava e gli altri un ottimo liquore alle visciole.

Il conto era di 140 €.
No, non è economico, ma vi assicuro che ne vale la pena. Orsù, regalatevelo!

bon apetit

La Fucina

pizzeria a degustazione
Via Giuseppe Lunati 25/31 - Roma (zona Monteverde-Portuense)
Tel. 065593368
Orario: dalla Domenica al Venerdì dalle 19,30 alle 23,00 (chiuso il Sabato)
web: http://www.pizzerialafucina.it/

martedì 24 gennaio 2012

A.C.A.B. di Stefano Sollima

Una persona mi dice che ha letto il libro A.C.A.B. di Carlo Bonini (un altro giornalista investigativo serio che ha lavorato molto con Peppe D’avanzo). Gli è molto piaciuto.
Dice che “alla fine non sai da che parte stare”.

Io esco da questo film sgomenta. Mette paura.
Non ho letto il libro, ma il film non rimane molto in bilico, ho l’impressione.
Mi piace Sollima.
Ha sensibilità nel tenere l’inquadratura sugli occhi dei suoi attori, studia la luce o qualcuno l’aiuta a farlo, fatto sta…
Mi piace come sceglie la musica. Così ha fatto anche in Romanzo Criminale, la serie.
Mi piace come sceglie e dirige il cast. Un cast facile dirà qualcuno... romanacci che parlano romanaccio.
No.
Sì, anzi. È facile fare i romanacci? NO! E loro sono la crema dei romani che sanno recitare e bene, anche nel “loro” dialetto. Bravi da morire.
Li avete sentiti gli attori romanacci della serie fare altro? V’è parso di udire accento romanesco? Mmhh… non siete stati attenti. Giorni fa mi hanno suggerito di guardare l’episodio di Faceboom in cui Andrea Sartoretti (Er Bufalo, per capirci) era il protagonista. Beh… stupefacente!
E il Freddo a teatro che recita Dino Campana?
E Nigro (che con Romanzo Criminale non ha a che fare, eh) che in Diverso da chi? interpreta un gay, oggi è un celerino che sprizza odio, violenza e virilità.
Sì, perché – eccoci – per chi non lo sapesse, A.C.A.B. è l’acronimo di All Cops Are Bastards e, dunque, la premiata ditta Favino, Nigro, Giallini (il Terribile di Romanzo Criminale) nel film è vestita proprio da polizia. Celerini, appunto, per la precisione. Sartoretti ne è uscito. E Domenico Diele, un altro giovanissimo talentuoso, si trova a imparare che significa essere un fratello.

Il racconto è candido, sincero. Il ritmo è infallibile. Gli occhi alla luce e le teste in penombra. Sempre. Dubbi pochi, ma chissà qual è poi la realtà.
Perché te lo chiedi durante il film.
Ti assilla la domanda… il perché… quando nominano Genova, la Diaz, ti si attorciglia lo stomaco… la chiamano “la macelleria messicana”. Durante il film stai lì a chiederti se è tutta la verità. Chi ha raccontato a Bonini questa storia? Un ex poliziotto?
C’è qualcosa di dannatamente sopra le righe o è tutto reale?
La casa del poliziotto Favino forse è un tantino carica: quadro del duce, le spade dei samurai, quadri col saluto romano, varie ed eventuali. Ero in imbarazzo.
Quando ho visto Favino che picchiava per la prima volta, ero pronta a coprirmi la faccia. Sì, non ne posso più di questa violenza. Soprattutto quando so che c’è del vero. Preferisco gli zombie, allora. Roba finta. Pomodoro che sa di esserlo.
Sì, è un film sull’odio. Ma non è affatto fantascienza!
È tutto vero. E fa più paura.
E poi un sottotesto che tanto sotto non è: immigrazione, intolleranza, zingari, romeni, case occupate, case popolari, padri-figli, separazioni, croci celtiche in raduni di giovani che mi pareva This is England, ma era un’altra epoca, eppure… a volte ritornano. E un altro giro di budella.

Pensavo poi, ad un certo punto, che il film deviasse cambiando prospettiva e, in un certo senso, l’ha fatto. Questo ha decretato in qualche modo la condanna al sistema (italiano!?) e allo stato, di conseguenza, che non interviene e non dichiara, non apre gli occhi, non spegne interruttori per riaccenderli, con una luce più pulita. Non esiste. "Lo stato, lo stato…" come imprecava tuonando Rosaria Schifani al funerale di Falcone, nel 1993. E cos'è cambiato, mi chiedo. Ci chiediamo.

Dunque il messaggio finale, detto in molte lingue, parafrasando occhiate, spintoni e poi, molto chiaramente, è che “c’è del marcio in … Danimarca”. Anche se questo lo diceva Marcello in Amleto e il marcio è tutto italiano, mi sa, ma il marcio è un concetto che rende.

La distribuzione e l’afflusso in sala a Roma andrà benissimo, data la vicinanza degli adolescenti romani a temi e lingua parlata nel film. Temi… perché la criminalità, la violenza, gli stadi tirano sempre. Eppure ho paura. Quando guardo i film che raccontano di teppisti o poliziotti corrotti/violenti temo orde di ragazzi che hanno bisogno di un idolo e che troppo facilmente si ritrovano in finti eroi. Vedi This is England, appunto e tanti altri film, ma basta dare un'occhiata alle notizie di cronaca. Del resto, chi ha scritto il libro è un giornalista d'inchiesta...

martedì 8 novembre 2011

Il Gelatario - Roma

Non chiude mai. Per ora. Adesso vediamo. Nei mesi invernali sicuramente troverà una settimana per riposarsi, ma diciamolo, dopotutto mica siamo in Islanda! Le nostre temperature ci permettono di mangiare gelati a quattro ganasce anche nei mesi freddi, quindi evviva! Quando è buono.

E così Melania mi ha portato, poco tempo fa, in questo posto nientaffatto male tra il cinema Trianon, la stazione Tuscolana, nei pressi della Basilica di S. Maria Ausiliatrice e insomma, quella fetta di Via Tuscolana, appunto, dopo Via Assisi, verso fuori. Il numero civico, infatti, è 325 e si chiama Il Gelatario.

Entrando devo ammettere, sarà stato per la folla, che quello che mi ha colpito – più dei gusti – è stata la selezione dei classici gelati che normalmente si trovano nei frigo per confezionati, fatti artigianalmente: il cookie snack (oddio, questo era algida… meglio dire un gelato col biscotto, va…), i ghiaccioli, il cremino, il croccante… ci potete credere? Giuro!
E i gelati, beh i gusti sono pochi, ma… importanti: il cioccolato nelle versioni Noir e Valhrona, il pistacchio di Bronte (che, voglio dire ormai chi non ce l’ha?), biscotto di Roma (gentilini), crema, ricotta etc etc etc.
baffi da leccare!

bye

Il Gelatario
Via Tuscolana, 325 - Roma
Tel. 06/78346724

mercoledì 31 agosto 2011

Festival Teatro Pigneto: Italiani Cìncali di Mario Perrotta

La scuola Manzi. E dov’è? Al Pigneto… la ex scuola Diaz! Ah, ok. Di preciso preciso è al numero 15 di Via De Magistris, insomma proprio lì, all’interno del cortile, si svolge, per il 4° anno consecutivo, il Festival Teatro Pigneto, dal 30 agosto al 4 settembre.


Roberto Valerio e Martino D’Amico hanno presentato la prima serata ieri. Strepitoso Mario Perrotta, emozionante, simpatico, bravo, in una parola. E’ stata una commistione di emozioni, semplicità, profondità, questa conoscenza di uno spaccato italiano del secondo dopoguerra. Un po’ un Marco Paolini più popolare, più dei nostri, insomma. Meno TV, più verità (senza nulla togliere a Paolini, per carità).

Il cortile della scuola Manzi consta di uno spazio che deve corrispondere al campo per basket/pallavolo/calcetto che, all’occasione, è stato allestito come una platea con le “sedie di scuola”, quelle prese dalle classi, da dietro ai banchi, quelle scritte, con le scritte dei nomi, non dei possessori, ma di chi gli sta seduto dietro. Io ne ho vista una con la scritta gigante, sullo schienale: AGNESE. Ma Agnese poi chi sarà? Quella dietro, di sicuro.

Mario Perrotta stava sul palco, lui e una sedia, sì una di quelle. Ma sembrava più quella di una maestra, stavolta. Lui, la sedia e un bicchiere pieno d’acqua. E così comincia il suo racconto. Dicevo uno spaccato dell’Italia, dell’Italia del sud e di questo pezzetto di Puglia, il Salento. Nel secondo dopo guerra, negli anni 50 tanti furono ad emigrare e noi italiani eravamo un po’ come i poveracci che andavano a cercare lavoro altrove, in altri paesi. Piano piano siamo arrivati al racconto nel vivo, delle miniere, di Marcinelle e dei numeri di quegli anni, di migranti, di migranti morti.

Lo spettacolo di Mario Perrotta si chiama Italiani Cìncali, dove Cincali è un modo che usavano gli Svizzeri, all’epoca, per appellare gli italiani. Cincali = Zingari! Un modo, dunque, per dire zingari. Una sorta di traduzione.

Attraverso il racconto di un momento di crisi del nostro paese, il problema del lavoro e le esperienze di un giovane postino, Pinuccio, Mario Perrotta vuole far arrivare il concetto – penso io – di come gli stessi italiani che oggi parlano in un certo modo di certa gente, all’epoca, sentissero la loro condizione come ingiusta, trattati da migranti, vissuti da emarginati negli altri paesi. Se un uomo di buon senso qualsiasi ci pensasse su un attimo, potrebbe avere difficoltà ad accettare che lo stesso uomo che ha vissuto certe angherie, oggi le infligge, in qualche modo, ad altre persone, dopo più di mezzo secolo di storia che pare carta straccia.

Certe volte mi viene in mente Rosaria Schifani e il suo lungo discorso – durante il funerale di Giovanni Falcone – quando dice a un certo punto: Ora mi rivolgo allo Stato… lo Stato, lo Stato… disperata, ma combattiva. Come a voler dare a questa parola un’importanza minore di quella che risuona nella parola, che sta per l’istituzione, ovviamente.

Io qui direi, ugualmente: mi rivolgo agli uomini, ricordandogli la Storia… la Storia, la Storia. Come a dire, avete capito no? Che insegna?

La chiosa finale, infatti, la dice lunghissima (grazie a Barbara che ha ricordato con precisione): “Uno schiavo, quando avrà la libertà, cercherà sempre di schiavizzare”. In questo caso, indovinate un po’ chi sono gli schiavi ora liberi che agitano con spocchia il loro strapotere?

Detto questo, magari andrete a cercare Perrotta per l’Italia, ma intanto potreste andare nel cortile della scuola Manzi e sedervi per assistere ad uno degli altri spettacoli del Festival che mi sembrano essere interessanti. Tra l’altro il dopo spettacolo prevede, ogni sera un concerto, a ingresso gratuito, di gruppi musicali vari che non perderei, fossi in voi.

Qui il programma completo: http://www.padiglioneludwig.it/


Da domani è settembre, un mese bellissimo, giuro.

PS: C’è anche un punto ristoro, all’interno, se interessa. Io per esempio, ad averlo saputo, avrei mangiato un sanissimo panino con la porchetta, completo di patatine fritte e birra o altra bibita gassata, necessaria per fare andar giu cotanta cibaglia!

martedì 28 giugno 2011

UPDATE Cari genitori: ho letto questa cosa carina - Laboratorio fotografico per bambini

Mi piace pubblicizzare questa cosa:

Associazione Culturale Wide Shut Photography

in collaborazione con
Marco Caputi - Cooperativa Diversamente
Foto, gioco e fantasia
Laboratorio fotografico per bambini e bambine
Domenica 3 luglio 2011 – ore 10,30
Laboratorio fotografico per bambini e bambine da 0 a 12 anni. Durata: circa due ore e trenta.

info e prenotazioni: Occhi Rossi Festival 2011

Che pensate? Beh, capisco che, detta così, la cosa abbia ancora molto da dire. Però aprite gli occhi - non le orecchie - e lasciate che i vostri figli diano sfogo alla loro creatività e fantasia e via... chissà che non abbiate piacevoli sorprese, no?

Ecco il link per le info http://occhirossifestival.org/occhirossi/workshopincontri/#/wsp
è il penultimo.

a presto

PS: vi incollo un simpatico link che mostra un po' il risultato di questo esperimento:
http://collettivowsp.wordpress.com/2011/07/07/occhi-rossi-festival-le-foto-realizzate-dai-bambini-del-laboratorio-fotografico-wsp/

lunedì 18 aprile 2011

Casale di Martignano - 9/04/2011


Sul Lago.
Ci sono arrivata per caso, cercando il pertugio, una volta lasciata la Cassia, dal quale sbucare sul laghetto. Ho preso una stradina, dove ho visto il cartello Casale di Martignano (presupponendo che avesse a che fare con il lago omonimo), che mi ha portato su per una salita, attravero un piccolo, incredibile e inaspettato canion, oltre il quale c'era il cancello e la vista sul piccolo, selvaggio, affascinante lago. Una caccia al tesoro? A naso ci siamo fidati. Ma sììì.

C'era odore di brace, di pecora, di salsicce, nell'aria e così ho cominciato a sognare il mio lauto pranzo, che poi troppo lauto non è stato, ma buono, quello sì.
Mhhh... ciò non va bene per i vegetariani, no. Ma che fare? Carnivora sono!

Un posto pacifico, rilassante. Certo, era anche il 9 aprile... Fatto sta che l'aria era perfetta, per stare all'aperto, sotto una tettoia che lasciava intravedere il sole sopra le nostre teste. Tutti i colori della primavera erano accorsi per ricordarmi il lago di Martignano, così come lo ricordavo qualche anno fa. Giallo (fiori - sole), verde (erbetta in ogni dove), azzurro (lago... ehm, blu?), marroncino (carne e le casette che formano l'agriturismo) e i colori dei fiori: mille e tutti aperti e profumati. Cos'è? Un mondo fantastico?

Eravamo in 3. Mangiato:

- un piatto condiviso di Pappardelle - foto 1 - al sugo di stracotto (home made: pasta e stracotto). Ottime;
 2 carciofi alla giudia... carciofoni, direi. Cottura/frittura perfetta e degustabile in ogni parte. il cuore era morbido e gustoso;
- una porzione di tagliata, abbondante. Cottura anche qui ottima;
- una porzione di salsiccia di maiale - foto 2 - allevato allo stato brado (da loro) e broccoletti sublimi.
pane... da migliorare.

da bere:
una bottiglia d'acqua e, ahimè, niente vino, ma la scelta è caduta su due bottiglie da 33 cl di birra. 3 caffè.

conto: 56 euro. onestissimo!

Poi noi eravamo piene, ma c'erano contorni molto invitanti che mi riprometto di assaggiare quanto prima.

Alla fine è passato davanti a noi il cameriere con un vassoio stracolmo di un millefoglie disordinato alle fragole. Le sfoglie sembravano davvero messe lì alla rinfusa, ma l'aspetto era molto da... acquolina in bocca ed ho deciso di avvicinarmi a dare un'occhiata. Così il tizio, vedendomi interessata, s'è impietosito e mi ha allungato un assaggino graditissimo e da leccarsi i baffi.

Loro mi sono sembrati tutti molto gentili e alla mano, felici e propositivi. Anche il sito mi pare curato e pieno di spunti ed iniziative. Ma soprattutto, aggiornato.
Evviva.

L'entrata alla spiaggia, quando è estate si paga, ma sabato 9 aprile, ancora non era attrezzata e perciò si va gratuitamente sull'erbetta a digerire, fra cani, bambini, chiacchiere e sciabordio delle onde "diversamente marine": quelle lacustri le definirei più malinconiche.

saluti

Casale di Martignano
Strada di Martignano
00063 Campagnano di Roma (RM)
contatti
http://www.casaledimartignano.it/

mercoledì 13 aprile 2011

Che fate l'11 maggio?

Raffaele Bendandi
Ah beh!
Ora mi si comincia a chiedere cosa farò io l'11 maggio.
Mah, non so, vedete voi. Lavoro, no?
Tanto per un mercoledì... che volete che faccia?
Tutta la settimana in ferie?
Un weekend lungo che inizierebbe il martedì sera?

No, non ce l'ho i giorni. Sono a corto di tempo. La Patagonia ha raso al suolo (ops, parola sbagliata?) tutte le mie ferie, considerando quelli obbligatori di agosto, perciò...
Vedete un po’ voi, dico. Fosse stato venerdì... tanto per non farsi venire gli scrupoli, no?

Di cosa parlo? Di questo presunto terremoto, predetto, presuntamente da tale Raffaele Bendandi.
E, sia detto, solo oggi scopro che si chiamava Raffaele e che era originario di Faenza, perché fino ad oggi pensavo che Bendandi, fosse tipo un nome asiatico o che so... strano, straniero, esoterico, comunque.
Un Nostradamus de noantri, insomma.

Vabbè, detto questo, mo io mi sono informata un tantino perché fino ad ora no, ok ok, ma ad un mese da questo evento che ci cancellerebbe tutti dalla faccia di Roma e con noi anessi e connessi colossei quadrati, mini e tondi, palazzi e palazzacci, catacombe priscillis o altre, mura vaticaneaureliane&co, cupppoloni e strade consolari che non consolerebbero più nessuno, perché i pochi vivi (che dice la profezia? ci sarebbero vivi? qualcuno? qualche brandello di carne ehm... pelle?) perderebbero la rotta, fori italici e romaniiiii, mercati antichi, vecchi e nuovi, nonché ville varie in giro per la capitale, ho ritenuto, un pochino, di dover-voler leggiucchiare qualcosina e... cos'ho scoperto?

Intanto, a chi mi diceva che “no oh, mica sto Bendandi era uno come me e come te, era un geologo!” dico che… no, vabbè, insomma, senza nulla togliere ai selfmade man, Bendandi Raffaele era un falegname di Faenza e faceva il sismologo solo per passione.

Ora qui a Roma, da qualche tempo e, forse, di più dopo il terremoto in Giappone, la gente sembra impazzita. Vengo poi a sapere che nella città universitaria della Sapienza, hanno organizzato i punti di raccolta... no, non per la differenziata, ma per gli studenti. Mmh, che sia anche quella una differenziata? Comunque, sarà pure un fatto di sicurezza da fare a prescindere, dico, ma procurare tale allarme, uhm, non so.

S'è sempre detto che Roma non è zona sismica. Quando ho sentito il terremoto de L'Aquila, ero a letto, come tutti. E l'ho sentito bene, come tutti bis. Tuttavia a Roma non è successo nulla. Avevo sentito anche quello in Umbria, di meno, solo il parquet che scricchiolava, ma qui poi non succede niente.

Ora io non ho studiato nessuna materia scientifica. Gli ultimi ricordi più vividi che ho sono le pagine del libro di geografia astronomica del liceo, perché di fisica, nin so. Però mi scoccia il panico di massa. Mi scoccia dar credito alle profezie, così, a prescindere. Tanto ci vuole poco a creare psicosi. E no, perché ci mancavano un po’, no?

Insomma, quello che volevo dire è che leggo che pare che, tra le sue carte, dico quelle di sto Bendandi benedetto, non ci sia traccia né dell'11, né di maggio, né di Roma.

Uhm.
E allora?
Vi staranno prendendo in giro?
Chissà chi è stato il genio.

vi incollo due articoli:

Il Salvagente

L'espresso

Fatene tesoro e risparmiatevi sti soldi della gita fuori porta.
Però se partite, poi, non fate che mi lasciate marcire sotto alla parete portante di casa miaaa!
Io ho il respiro corto, ma respiro, non vi inventate niente!!

un abbraccio Robiciattola vs. Terremoto
:)

lunedì 14 marzo 2011

Via Merulana a Roma: Panella e Regoli

Via Merulana, capitale, centro.

C’è un punto in questa via che sembra di stare in un posto fantastico: il teatro Brancaccio, il negozio Apple, Panella e un brulicare di gente, tutto lì intorno, che il sabato mattina sembra davvero rilassante, anche se c’è poco verde, ma che posto… e lì dietro c’è pure piazza Vittorio, che è un altro tipo di brulicare, ma pur sempre interessante, anzi forse di più.

Da Panella un brunchpranzo, in mezzo a delizie salate e dolci, che avete sempre desiderato, ma mai osato fare. A tutti, ovviamente, è concesso un noperònonmipiace… l’abbinamento, però poi solo a guardare sembra così bello… Un bancone intero di finger food e altre delizie e appresso creme da versare nel vostro caffè: fragola, arancia, tutte a base di cioccolato. E poi pareti di marmellate e altre delizie da spalmare o da accompagnare a formaggi o simili. E il pane? Come non lo immaginate. Dite che esagero? :)
Un appunto? Strettino lo spazio per aggirarsi e stare un attimo in estasi durante l’assaporaggio.


Dopo questo passaggio, sono stata da Futura Grafica e li mi hanno detto: noooo, vai ad assaggiare Regoli, sta lì dietro, in via dello Statuto e mea culpa che non c’ero mai stata! Che mi ero persa!

Vedete, i luoghi troppo moderni, troppo appariscenti, troppo leccati, troppo pubblicizzati, troppo… di tutto, insomma, meglio – spesso – lasciarli da parte, per un attimo, o evitarli, se ritenete pure, a favore di piccole pasticcerie, in questo caso, in locali 8x4, di quelle lunghe e strette, che spiaccicati contro la parete, siete costretti – proprio vostro malgrado – a osservare quelle meraviglie esposte dentro al bancone: sfogliate, millefoglie, crostatine di frutta, tutto – all’abbisogna – fragrante, croccante, soffice e tutti gli aggettivi che volete insieme.

Pagare, via scappare, dopo un assaggio, altrimenti, il dietologo – vostro – chi lo vuole sentire?

http://www.futuragrafica.it/
http://www.panella-artedelpane.it/
http://www.pasticceriaregoli.com/

lunedì 14 febbraio 2011

"Se non ora, quando?"... aggiornamenti

Solo un angolo di piazza del Popolo, all'imbocco da piazzale Flaminio, dopo gli archi. Ieri 13/02/2011, durante la manifestazione Se non ora, quando? a Roma.

venerdì 5 novembre 2010

I maritozzi con la nutella di Romoli

...e poi, a un certo punto, mentre sei concentrata, con le rughe sulla fronte e gli occhiali calati sulla punta del naso, qualcuno entra in casa, ma tu sei di spalle alla porta e cominciano a chiamarti e non ti giri, perche' stai guardando fisso verso una frase a cui sembra mancare qualcosa e non vuoi perdere il filo, ma ti chiamano e allora ti giri, lentamente il busto, ma la testa e' ancora su quella frase e poi, quando tutto il resto del corpo e verso la porta, giri pure la testa.
Una bustina bianca, sulle mani di Elena, sorregge un maritozzo con la nutella di Romoli, con una candelina sopra.
Auguri B.! ma questa e' un'altra storia.          :)

...e una era troppo poca, purtroppo, ma la nutella nel maritozzo e' davvero di un gusto...

r

giovedì 21 ottobre 2010

Una botta al cerchio e una alla botte

Il titolo è questo, perché mi sembra che questa abitudine si stia allargando sempre più. In Italia, certo.
Giusta o no? Beh, dipende dall'ambito. Ma non voglio parlare di tutto il resto.
Solo dei giornali italiani.
Che parlano davvero, ma davvero, di tutto.
I tuttologi, però sono noiosi... a lungo andare e finiscono per abbassare di molto, anche loro, il livello di cultura di un paese, visto che un quotidiano rappresenta ancora una voce autorevole, almeno nell'immaginario, poi vai a leggere...

Evviva Garimberti! Speriamo resista. Senza cerchio e senza botte.

Ieri Guglielmo Tell all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Bello, ma... il francese non so. Per il tema forse, in barba al libretto dell'Opera di Rossini, avrei preferito il tedesco. E' che "siamo" abituati al tedesco o all'italiano. Che gelida manina...
4 ore di spettacolo, tra fanciulle e signore in ghingheri, tra cedimenti strutturali della prima ora, per me, che poi mi sono ripresa con un caffesito e qualche chiacchiera, tanto per mantenere alta l'attenzione sulla storia di Guglielmo, al secolo Guillame, en francaise, Jemmy, il figliolo, interpretato da un soprano donna in tailleur, Edwige, la moglie, una teutonica presenza in verde e, delle stesso verde, ma con 5 metri di stoffa in meno, la celestiale Matilde. Scaramucce d'amore e frecce. Abbiamo resistito e non ci hanno sostituite. Siamo rimaste lì, attente, tra i colpi di tosse di molti, la fuga di Piovani ed altri alla fine del secondo atto (platea piena di poltrone rosse!). W Tony Pappano!

PLASTICI!!! L'altra sera toccava scamparsi l'ennesimo spettacolo di pessimo gusto del Vespa e l'ho fatto. Tanto poi c'ha pensato Di Pollina a documentare e commentare. E chiosa così: In una delle prossime puntate, prevedibile (forse) il plastico della villa di Berlusconi ad Antigua, con la carta argentata per fare il mare, e Vespa che sposta da una stanza all'altra una decina di Barbie.


Hanno rubato da Cartier. Un anello del valore di 500 mila euro. Mah!

buona giornata.

mercoledì 29 settembre 2010

Joanna Newsom - 28/09/2010 - Auditorium Parco della Musica, Roma

C'è che ti trovi nella Sala Sinopoli, la mia preferita del Parco della Musica di Renzo Piano, perché ha la giusta misura dell'intimità e del ritrovo e attendi che sul palco salga questa tizia che hai ascoltato una cosa come 4 anni fa e che nel frattempo ha continuato a suonare la sua arpa e la sua musica poco orecchiabile...

Sul palco, non certo di un concerto di classica, campeggia un'arpa, un pianoforte a coda e vari sgabelli corredati di strumenti a percussione e a corda. Un fiato solo. Avevo precisato che non si trattasse di un concerto semplice, di facile ascolto. Io stessa i suoi album non li ascolto mai troppo a lungo, ma la ritenevo una esperienza interessante quella di ascoltarla dal vivo.

Have one on me è il suo ultimo disco e Ondarock, il sito a cui mi affido nei momenti di mia personale distrazione, dichiara:
Have one on me è un disco partecipativo, che cerca l'emozione e la compassione e che adatta a questo fine - con una naturalezza a dir poco sorprendente - uno stile ostico e che sembrava andare in tutt'altra direzione.
Bene. E' così, ancora una volta, osservo che con la musica si scoprono tanti talenti anche giovani. Lei ha, oggi, appena 28 anni. Si spostava dall'arpa al pianoforte, come fosse acqua fresca. La accompagnavano due violini, un sax vestito da Ken o Big Jim (beh, si, in effetti era biondo, dunque Ken!), strumenti a corde vari per una sola persona e percussioni varie, per un'altra.
Il concerto è stato splendido, perfetto, ineccepibile. Lei ha una voce magnetica: o la odi, o la ami. Io ho deciso per me e nessun altro: la amo.
E' un'artista. Che ha pizzicato quelle corde rendendole indie, folk, pop... all'uopo. Ma la sua voce è lo strumento che la rende più aliena.
E' talmente particolare che, durante l'esibizione, mi sono piovuti in testa un sacco di nomi che mi sembrava potessero essere parte del misto di voci che facevano la sua, tutte insieme. Dipende un po' dai momenti. Dalle note.

Loreena McKennith, Beth Gibbons, Bjork, le Cocorosie, come mi ha giustamente suggerito qualcuno, Kate Bush, anche, si e Tori Amos.

Ma comunque difficile. Ero concentrata. Attenta ad ascoltare ed osservare gli strumenti, l'interazione tra di loro nel trovare l'incastro, più che la melodia. Talmente impegnata a non perdere una nota che ogni poco, a farci caso, mi sono riscoperta, a più riprese, tesa. Proprio tesa sulle gambe.

Detto questo, spero di avervi incuriosito abbastanza.
E dunque, buon ascolto.

notte,
Robiciattola


Ps: se non altro, all'Auditorium, per tutto il corridoio, ci sono scatti di vari fotografi italiani, da Mimmo Jodice a Gabriele Basilico. Fuse con la musica. In qualche bizzarro modo che vi invito a scoprire. Quelle di Basilico, se lo conoscete, in genere, sono davvero buffe.

martedì 28 settembre 2010

Photo Cab #2 - vernissage 2 Ottobre 2010

Non prendete impegni! 




credits: Grafica Roberta Rossi - Photo "Yellow Cab". Roberta Rossi

domenica 8 agosto 2010

E prima di partire: quanto vale un'alba a Roma?

 
Bisognerebbe che ognuno di voi lo facesse, perché ogni giorno perdiamo un po' di Roma. Invece a cercare occasioni così, il sentimento ritorna, almeno per me.

Buon agosto ancora,
R

giovedì 1 luglio 2010

Roma Incontra il Mondo - concerto fatto e da fare


Non so a quale edizione siamo di Roma incontra il mondo, ma so che da tanti anni il laghetto di Villa Ada - che la ospita - è sempre una cornice affascinante al tramonto, quando vi si giunge e simpatica, di compagnia, coinvolgente.
In realtà ho già battezzato l'edizione 2010 con un must che ogni anno non manca mai: Cristina Donà - fotografata solo con un cellulare scamuffo perciò si fatica a decifrarla. Mi credete sulla parola? Il 22 giugno ero lì, ad ascoltare la sua voce, come sempre. Scaletta strepitosa - Stelle Buone su tutte, poi come terzo pezzo... - energia da vendere, al solito e uno show vero e proprio. Come ha esclamato un'amica lì con me: braccia rubate all'avanspettacolo. ah!

Ma scrivo ora relativamente alla foto in apertura:
mercoledì 7 luglio (e non sabato 3, come precedentemente indicato!) dalle 22 in poi il concerto di Adriana Calcanhotto al laghetto di Villa Ada.

Ho ascoltato tutto d'un fiato un suo disco che si chiama Publìco, dal vivo, in un pomeriggio o una mattina, ma di sicuro ero nei pressi di Villa Pamphili, ricordo.

Mi è piaciuta subito moltissimo

Uns Versos

Sou sua noite, sou seu quarto
Se voc quiser
dormir
Eu me despeo
Eu em pedaos
Como um
silncio ao contrrio
Enquanto espero
Escrevo
uns versos
Depois rasgo

Sou seu fado,
sou seu bardo
Se voc quiser ouvir
O seu
eunuco, o seu soprano
Um seu arauto
Eu sou
o sol da sua noite em claro,
Um rdio
Eu sou
pelo avesso sua pele
O seu casaco

Se voc
vai sair
O seu asfalto
Se voc vai sair
Eu
chovo
Sobre o seu cabelo pelo seu
itinerrio
Sou eu o seu paradeiro
Em uns
versos que eu escrevo
Depois rasgo
E depois
rasgo

Il brasiliano ha sempre un suono meraviglioso, un po' come l'odore del gelsomino.

Vi auguro una splendida estate,
R

venerdì 4 giugno 2010

Il Gelato... a Roma

Tra le vie più infrattate e nascoste di Roma è facile trovare chicche alimentari che non facilmente si dimenticano. Ma poi, perché dovremmo dimenticarle?

Amo esplorarle. Le vie e le chicche.

Anche perché visto che, in genere, la gente non esplora e si mantiene su rotte conosciute (hanno osato solo Cristoforo Colombo e pochi altri. Chissà cosa c'è oltre i buchi neri? A est mangiano gli insetti: osano. Insomma tutto un cumulo di preconcetti. Ed io esploro, per ora gli alimenti e poco altro, ma intanto...), le chicche alimentari, spaziali, temporali (sto guardando le ultime puntate di Lost e sono iper immersa nel "clima" spazio-tempo) etc... restando nascoste, rimangono incontaminate da fattori di disturbo e conservano la qualità.

Ebbene, secondo questa equazione (ehm... è un'equazione?) Lanzallotto avrebbe perso di qualità, negli anni. Ma la verità è che non è tanto infrattato e che non l'ho scoperto per una particolare esplorazione. Era lì, in Viale Somalia, già da tanto, quando sono approdata.

Adesso, tuttavia, avvicinarcisi è sempre una durissima prova, soprattutto col caldo (caldo?).

... E ieri, mentre cercavo con Salvatore un pasticcino post cena, ci siamo imbattuti nella gelateria I Caruso. Avevano già una sede in via via Collina 13 - zona XX Settembre, da due anni, mi dice il tizio. Per quest'altra, hanno scelto Via Gadames - zona Africano. Vicino a un kebbabbaro - come si dice adesso - turco, molto buono,tra l'altro.
Impazzisco, poi, quando le chicche si piazzano una vicino all'altra in una corrispondenza di amorosi sensi che agevolano assaggi & deliziose degustazioni etniche.

Comunque di questi Caruso colpisce l'arredamento da vecchia gelateria, i pochi - ma buoni - gusti e il laboratorio a vista (!!!). Ormai tanti fanno i gelati ricercando il prodotto DOP, IGP etc... e, dunque, anche qui troverete le nocciole delle langhe piemontesi e varie altre, ma questo pistacchio di bronte 100% è da piangere e commuoversi come non avrei mai pensato di fare per un gelato al pistacchio.

Dunque, orsù: esplorate anche voi!

buona caccia,
Robiciattola

Gelateria I Caruso
Via Gadames - 00199
Via Collina, 13 - 00187
Roma

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